

di Peppe Papa
Spiato, pedinato, genitori e amici sbattuti in carcere, improbabili scoop, fari puntati su ogni sua mossa in cerca dell’imbroglio, manca solo l’invasione di cavallette. Perché tanta morbosa attenzione denigratoria sia del suo profilo politico che privato? Una vera persecuzione
Basterebbe a chiunque per ritirarsi dalla scena e godersi i benefit di una brillante carriera politica condotta finora sempre ad alto livello. Non a Matteo Renzi, però evidentemente.
E’ ambizioso, giovane e ha, dalla sua, il talento politico cui ha attinto a piene mani per determinare le condizioni su cui costruire il salto verso un prestigioso incarico internazionale che è il suo prossimo obiettivo.
Si è parlato, infatti, con insistenza della candidatura alla segreteria generale della Nato al posto del norvegese Jens Stoltenber in scadenza a maggio del 2022. Potrebbe essere, perché no?
“Decide Biden e per ora ha altri problemi, la Nato non è sul tavolo”, è stato lui stesso a sottolinearlo a gennaio scorso, ma la partita è aperta. Intanto di suo, sul piatto offerto al neo presidente Usa, ci ha messo la testa del trumpiano Giuseppe Conte, la disarticolazione del progetto filo putiniano della Lega del Papeete, le resistenze anti Nato di una sinistra dell’altro secolo in gran parte asserragliata nel Partito democratico.
Poi, Mario Draghi alla guida del governo, l’omaggio finale, quello più prestigioso. L’Italia consegnata senza alcun dubbio all’atlantismo, garanzia di fedele alleato al ritorno sulla scena globale che compete agli States, dopo “America first” della precedente amministrazione del “parrucchino biondo” repubblicano.
Niente male come credenziali per aspirare all’incarico di guida dell’Alleanza Atlantica. Sarà per questo che qualcuno, come l’ideologo di riferimento del Pd, Goffredo Bettini, ha definito la caduta del governo giallo rosso come il risultato di un complotto di cui Renzi sarebbe stato l’artefice?
Una tesi, questa, sposata da tutti gli odiatori, quelli cui il leader di Iv ha rotto le uova nel paniere, acquattati in larga misura nei media nazionali, tra i gangli dell’apparato dello Stato e delle lobby economico-professionali. La stessa squadra che si compattò a testuggine contro il referendum costituzionale nel 2016 che prometteva di riammodernare l’Italia e che fu una Caporetto.
Il servizio di Report su Rai 3 che ha documentato in un video l’incontro segreto (sic) in autogrill di Renzi con lo 007 Marco Mancini a febbraio scorso, dà la misura del livello di pericolosità attribuitogli e del perché va eliminato ad ogni costo. Nonostante continuino ad irriderne le modeste performance nei sondaggi e deplorarne i suoi “equivoci” rapporti esteri.
Per il momento non sembra preoccuparsi più di tanto dell’assedio dei nemici, dalla sua Renzi ha il fatto di aver mostrato la massima correttezza e trasparenza nella pratica delle proprie attività, diciamo così, extra parlamentari e nessuno ha finora potuto incastrarlo in qualche modo. Pulito e a prova di polemica.
Fa politica, insomma, e pur con un “minuscolo” partito riesce a mantenere il banco, costringendo tutti i protagonisti del circo politico italiano a stare sul chi vive, in costante ansia. La sua imprevedibilità fa paura.
E c’è da giurare che, fino al maggio del 2022, assisteremo ad altri colpi di scena, le elezioni del prossimo autunno rappresentano un importante test il cui esito potrebbe terremotare i partiti e il sistema politico, senza contare le riforme, indispensabili per ottenere i fondi europei, che si dovranno votare in parlamento e su cui di sicuro si scatenerà la bagarre.
Intanto a Renzi, per completare l’opera, a questo punto, non resta che favorire l’aggregazione delle forze liberaldemocratiche e riformiste divise da egocentrismi e smanie di protagonismo dei rispettivi boss di riferimento. Ecco, togliere il suo nome dalla lista degli aspiranti leader del fronte, sarebbe un buon punto di partenza, gente capace di guidare il nuovo movimento, d’altronde, non mancano.
Per lui allontanarsi un po’ di tempo dalla ribalta nazionale, qualora dovesse andare a buon fine l’incarico a Bruxelles, potrebbe rappresentare una buona cosa. A cominciare dall’opportunità di poter vivere una straordinaria esperienza formativa, passaggio indispensabile per accedere all’esclusiva èlite degli statisti cui sente di appartenere. Staremo a vedere. Amen.
1 Comment
Le disavventure di Matteo Renzi sono cominciate con un solo vocabolo “rotamazione” i politici di allora si sono sentiti minacciato nei propri privilegi incominciando una guerra contro di lui che ancora perdura con il famoso referendum ha raggiunto l’apice sebene in perfetta solitudine il 41%dei voti i suoi detrattori del partito votarono “no” facendolo fallire brindando per il no ora ci sono i nuovi personaggi dai quali Dio ci guardi e soprattutto Matteo Renzi. Viva Matteo Renzi viva Italia Viva 🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🌹🌹