

di Gennaro Prisco
Andiamo al dunque. A Napoli si vota per eleggere il sindaco della città tra settembre e ottobre prossimo, e da pochi giorni la griglia degli sfidanti si è composta, anche se non del tutto. Ci sarà una candidatura dei dissidenti del M5S? E quanti e quali pezzi deluchiani si staccheranno dal granitico consenso del governatore?
In ogni caso, anche nell’attesa che il cerchio si chiuda, la qualità della sfida sarà alta. E ogni cittadino/a dovrà scegliere a chi sindaco affidarsi. Ragione per la quale dichiaro che questo è un articolo di parte.
Di un iscritto al Pd che non voterà il candidato indicato dal suo partito e per logica conseguenza nemmeno il partito. Compiendo una scelta che reputa democraticamente necessaria contro un ostracismo politico surreale in una città finita in terapia intensiva che non potrà più, in maggioranza, astenersi dalla scelta.
I napoletani e le napoletane sanno che non c’è più tempo da perdere con formule e formulette mediche che possono avere una proiezione nazionale non coincidente con quella locale.
Sarà, la prossima, una competizione elettorale che segnerà una lontananza siderale con la sfida elettorale del 2016.
Allora, con le primarie farlocche, in una competizione da crepuscolo della politica, a contendersi la fascia tricolore furono la Valeria Valente, che non si qualificò per il ballottaggio e Gianni Lettieri, che si affidò all’anima grigia della città.
Si riconfermò Luigi De Magistris. La città si fece consapevolmente male. E la responsabilità fu del Partito democratico napoletano che disse: anche un alieno, ma lui no.
Pur consapevole che Antonio Bassolino sarebbe stato un ottimo sindaco, non solo perché l’aveva già fatto negli anni novanta ereditando una città fallita, che trasformò da morta in una metropoli viva di rinascimento.
Perché la sua storia politica e istituzionale, che intanto si era arricchita di altri incarichi e di altre sfide, fu demolita dalla crisi dei rifiuti che lo vide come indiziato innocente numero uno, come poi avrebbero dimostrato diciannove assoluzioni su diciannove processi per non aver commesso il fatto.
Bassolino allora sbagliò a fidarsi del suo partito. Eppure, tutti eravamo consapevoli che lui, al netto delle responsabilità politiche, non aveva commesso illeciti di natura penale. Adesso, liberatosi da ogni ostacolo, per amore di Napoli, si presenta come un politico civico e da mesi va su e giù per la città alla ricerca di sarti politici per chiamarli ad un impegno alto e comune: cucire le ferite di una città che da dieci anni si autogoverna tra abusi di potere e solitudini sociali.
Napoli è tutta scassata. L’ha mostrata immagine dopo immagine, post dopo post, passo dopo passo. Proponendosi come speranza di un cambiamento di rotta, cercando alleanze lì dove la politica è assente o presente con la sua mediocrità di ‘Caf civismo’ moltiplicatore di liste e listarelle che pesano l’individuale massimo e minimo consenso.
Competerà con il professore Gaetano Manfredi, già rettore dell’università Federico II e ministro dell’Università della Repubblica. E’ una personalità positiva della città e molto ha fatto nel suo campo d’azione. Si propone come candidato di una coalizione, che vedrà assieme il Pd, i Cinque Stelle, De Luca e una miriade di liste politiche e civiche in un caleidoscopio accecante che, di fatto, se eletto, dovrà domare come al circo.
Ci riuscirà? Il Pd e i Cinquestelle attraverso la sua candidatura sperimenteranno la coalizione che successivamente, nazionalmente, si dovrà misurare con i sovranisti alle politiche prossime. Pertanto si spenderanno assai affinché si affermi. Non per Napoli, per Palazzo Chigi.
Basterà la prospettata legge salva Napoli dalla bancarotta far cambiare strada ad una città affamata d’appalti e di complicità? Riuscirà nell’impresa di convincere l’elettorato popolare a votarlo? Boh.
Poi c’è il magistrato Catello Maresca, anch’egli personalità di rilievo. Si presenta, tanto per cambiare, come candidato civico. Di centrodestra. E il suo programma è così ambizioso, sul piano della legalità, che andrà ad urtare direttamente con le sacche di consenso sovranista in salsa napoletana che votano Lega e Fratelli d’Italia.
Cioè, quel vengo prima io, quel qui comando io, che è l’esatto contrario di ciò che si vuole rappresentare. Testimonieremo se riuscirà, anch’egli, nell’impresa di convincere l’elettorato ad eleggerlo sindaco.
Ci sono poi, Sergio D’Angelo, l’andreottiano di sinistra, manager del sociale, capace e solido nella ricerca di una città che si fa fatica ad immaginare nell’insieme, nella sua complessità, tanto è politichese il suo accennato programma.
E infine, c’è lei, l’assessora Alessandra Clemente, nel difficile compito di difendere il fallimento della Giunta del suo sindaco e mentore, Luigi De Magistris, il peggiore sindaco che la città abbia mai avuto.
In ogni caso, queste cinque personalità arricchiranno la qualità del Consiglio comunale che si comporrà. E questo, è un bene rispetto all’esperienza arancione. Ma, un dubbio assale: sarà così, o chi perderà lascerà la città?
Vediamo: Bassolino ci sarà. Manfredi? Speriamo lo dichiari. Maresca? Si è messo in aspettativa per sei mesi. Se non dovesse vincere, siederà in consiglio comunale per i prossimi cinque anni o tornerà a fare il magistrato? D’Angelo e Clemente, sicuramente ci saranno, se eletti. Cos’altro potrebbero fare per continuare a marcare una presenza politica?
2 Comments
Credo sarebbe estremamente utile per Napoli un confronto/incontro tra Gaetano Manfredi e Antonio Bassolino, due risorse importanti per la nostra città e per la sinistra.
Rinunciare ad uno dei due in questi tempi tanto difficili sarebbe un errore imperdonabile!
concordo appieno