

di Peppe Papa
Il “campo largo del centrosinistra”, faticosamente messo insieme a Napoli con la candidatura unitaria di Gaetano Manfredi a sindaco, si sta trasformando in una farsa un po’ ridicola, pur se ampiamente prevedibile.
Dopo le paturnie dell’ex Rettore e Ministro che proprio non se la sentiva di accollarsi l’onere di ereditare un disastro amministrativo come quello lasciato da Lugi De Magistris, e i mal di pancia Italia Viva chiamatasi fuori da qualsiasi altro tavolo di coalizione, arriva la doccia fredda della diaspora 5Stelle.
“Il Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative del 2021 del Comune di Napoli non correrà in coalizione con i partiti tradizionali”. Questo in estrema sintesi, il succo della conferenza stampa convocata in mattinata al Maschio Angioino da un folto gruppo di attivisti dello storico Meet-up di Napoli, decisi a non volere avere niente a che fare con Pd, Art.1 e compagnia e pronti a presentare, a breve, un loro candidato.
A prendere parte all’iniziativa diversi pezzi da novanta del mondo grillino locale a cominciare da Matteo Brambilla, capogruppo uscente e candidato sindaco nel 2016, alla ‘pasionaria’ consigliera regionale Marì Muscarà fino alle più note facce dell’attivismo di lungo corso partenopeo come quelle di Steven Hutchinson, Minola Fusco, Salvatore Morra, Stefano Capizzi e Giuseppe Rondelli.
Una bella botta per i vertici romani del Movimento costretti a rivedere i loro piani. L’esperimento dell’asse con i Democratici in funzione delle politiche del 2023, messo in scena in riva al golfo, rischia di abortire coprendo di ridicolo tutti gli artefici della pièce.
Sarà difficile recuperare i rivoltosi i quali, giusto per far capire che fanno sul serio e sono determinati ad andare fino in fondo, all’ingresso della sala dove si è svolto l’incontro con i media hanno esposto delle foto di Giuseppe Conte, Roberto Fico, Enrico Letta, Roberto Speranza e Gaetano Manfredi, ritenuti gli autori di un “pacco per Napoli”.
Hanno annunciato che il 5 giugno presenteranno il loro programma cui stanno lavorando “con l’ausilio del metodo Rousseau. Un percorso che proseguirà individuando i candidati, sindaco compreso”.
“Napoli – hanno spiegato – è dei napoletani e il M5s napoletano non si alleerà mai con i responsabili della devastazione della città, compreso il Pd”. Una chiusura totale, senza possibilità di replica, ribadita con decisone da Brambilla, che potrebbe essere nuovamente lui lo sfidante per i grillini, una investitura che evidentemente si sarebbe aspettato dalla Capitale.
“Oggi più che mai – ha detto – bisogna dire no alleanze. Non c’è una rottura da parte dei portavoce e degli attivisti 5 Stelle, ma c’è un’ingerenza insopportabile da parte di chi si arroga il diritto di utilizzare la voce di attivisti e portavoce per imporre delle scelte su Napoli”.
Quelle, a detta dei ribelli, “devono essere fatte dagli attivisti, dagli iscritti e dai portavoce locali, che con forza da più di un anno hanno detto no alleanze”. Non è un discorso contro una singola persona, ci hanno tenuto a precisare, ma “contro un sistema politico che abbiamo sempre combattuto e continueremo a combattere”.
E’ stata poi la Muscarà a scandire i passaggi dell’operazione. “I nostri voti – ha spiegato – convergeranno su un candidato del M5S che verrà designato come si è sempre fatto, si faranno assemblee, si utilizzerà Rousseau se sarà possibile per scegliere tra coloro che si propongono. Lo sceglierà la gente, non io, né gli uomini di Roma né un’alleanza che sembra fatta solo per far continuare l’alleanza romana, con ricadute pesantissime sui territori”.
Pronti a affrontare anche un contenzioso legale se necessario pur di spuntarla. “Faremo questa battaglia che andrà avanti tutta l’estate – ha proseguito la consigliera regionale – spero che il buonsenso e la ragionevolezza prendano il sopravvento sulle battaglie legali e che i tanti rappresentanti campani e napoletani si rendano conto che quello che dicevano anni fa per noi è ancora valido: i territori decidono per il territorio”.
Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere, ad assistere alla rumba di Letta e Conte, insieme ai loro pard partenopei e il povero Manfredi, ballata sul palcoscenico della politica napoletana. L’estate è lunga, chissà come andrà a finire.