

di Peppe Papa
La sostanza di Beppe Grillo e la ‘fuffa’ di Giuseppe Conte, sta tutta qui la differenza tra i due contendenti del M5S. Così, mentre l’ex premier solletica gli istinti primitivi del Movimento sostenuto dall’ideologo di riferimento, Marco Travaglio e dal suo giornale, il Garante parla direttamente con Mario Draghi e detta la linea del totale sostegno al governo.
Dimostrando, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, chi è il vero leader che impone la sua visione alla quale, senza fiatare si accomodano Ministri, parlamentari e militanti. Insomma, non c’è partita. Ha voglia l’avvocato di Volturara Appula a fare la faccia feroce e promettere sfaceli, è lui che comanda.
D’altronde conosce bene i suoi polli, la gran parte scappati di casa e attaccati alla poltrona preoccupati solo di garantirsi un prossimo giro sulla giostra parlamentare.
Sa come prenderli, quali corde toccare all’occasione. Stima zero, tanto da non farsi riguardo nel farli oggetto del suo sarcasmo, come è successo qualche giorno fa commentando le minacce ricevute dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio da parte dell’Isis.
“Luigi non ti preoccupare. Sono meno pericolosi dei grillini più agguerriti!” ha scritto in un post su Facebook. Chiudendo una giornata all’insegna dei fortissimi mal di pancia nei gruppi parlamentari, a seguito dell’approvazione nel Cdm della riforma della giustizia della Ministra Marta Cartabia, che ha fatto a pezzi quella varata dal suo predecessore pentastellato, Alfonso Bonafede.
Un modo per far sapere, a modo suo, ai ‘ribelli’ di non temere la riunione, convocata la domenica successiva, tra i direttivi 5Stelle a Montecitorio e Palazzo Madama e i Ministri che non avevano tenuto fede al mandato conferitogli di astenersi sul tema, considerandolo “l’ennesimo tradimento”.
E, infatti, nulla è accaduto. La riunione si è praticamente ridotta a uno sfogatoio che però è servita a stemperare la tensione e rendere più agevole la mediazione, ad opera soprattutto di Di Maio in questo momento il più ‘lucido’ della compagnia, tra il fondatore e l’aspirante leader, andata poi a buon fine.
Una pace armata tra Grillo e Conte, dove il primo conserva la discrezionalità assoluta a decidere di staccare la spina in qualsiasi momento, avendo l’ultima parola praticamente su tutto.
Il secondo, nominato “Presidente” dopo il passaggio dal voto online, non si sa su quale piattaforma, consapevole della sua debole leadership e che un suo partito personale sta solo nella testa di Travaglio, ma deciso a giocarsi la partita.
E’ chiaro che l’equilibrio tra i due è estremamente traballante, l’imprevedibilità funambolica e visionaria del comico e il tatticismo dell’ex premier sono destinati, alla prima occasione, a scontrarsi.
Inutile dire chi ne uscirebbe vincitore. Il carisma e il talento da leader, o ce l’hai, oppure niente da fare, non è roba che si compra al mercato. E il “Presidente”, ahilui, non ne sembra fornito.