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Bassolino fa la corsa su Maresca: ‘lacrime napoletane’ per Manfredi al ballottaggio

Ancora lui? Sì. E se ce la fa ad arrivare al ballottaggio, a spese del magistrato in aspettativa, per l’ex rettore e chi l’ha indicato e sostenuto saranno ‘lacrime napoletane

di Gennaro Prisco

Ancora lui? Sì. Napoli ha una sola speranza, Antonio Bassolino, per scompigliare le carte di una politica cittadina abituata a vincere anche quando perde, con gli ‘stupefacenti’ del consenso per il consenso.

E chi se ne frega se la scheda elettorale ha le dimensioni di un lenzuolo matrimoniale e la maggioranza dei cittadini si tiene stretta “madre camorra” per la soluzione dei propri problemi familiari, sociali e professionali. Tanto poi ci sono i “numeri uno” che eccellono e la faccia della città è salva.

Un corsivista comunista nel secolo scorso, un tale Fortebraccio scrisse, sull’Unità, parlando di un parlamentare di primo piano italiano: “Si fermò una macchina, si aprì la portiera, non scese nessuno. Era Nicolazzi

La stessa metafora possiamo utilizzarla per una istantanea su Napoli che si prepara, il 3 ottobre prossimo, a scegliere il nuovo sindaco della città, lasciata in metastasi dal Luigi De Magistris e dal suo scontro all’arma bianca con il monarca di Salerno e governatore della Campania, Vincenzo De Luca.

I partiti, i movimenti politici, l’associazionismo civico che oggi si propongono come motore di una rinascita della città, non esistono, anche se si stanno scientemente  preparando per dissipare le ultime speranze per liberarci dall’autogoverno napoletano, con il quale ognuno fa quello che vuole e il più scaltro può vivere da pascià finché durano i quindici minuti di popolarità.

A Napoli, i ‘nessuno‘ non scendono dalle macchine, scendono dai treni affollati nonostante il distanziamento e il green pass: De Luca, Gaetano Manfredi, Catello Maresca, Crescenzo Rivellini, Severino Nappi, Eleonora Di Majo, Stanislao Lanzotti, Hugo Maradona, Marco Sarracino, Alessandra Clemente, Sergio D’Angelo, Rosario Andreozzi e altri migliaia di cristiani e non cristiani che ispirati dal cuore misericordioso dei capi, o cape famiglie andranno a comporre le liste del “qua nessuno è fesso”, continuando a fare fessi i napoletani che condividono la filosofia di base del “tengo famiglia“.

Napoli è amata nel mondo politico italiano perché non fa prendere collera a nessuno. I napoletani, ben prima di Fortebraccio, sapevano che dalle auto spesso non scende nessuno, e che non si tratta di fantasmi, ma di invisibili alla luce.

Sempre nel secolo scorso, in una pubblicità del Carosello, Enzo Garinei parlando di Virna Lisi diceva “con quella bocca può dire ciò che vuole”.

Non c’è niente, può dire quello che vuole: mi sembra il ritratto giusto della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni e dei suoi co-leader nazionali “sinistrati” o “addestrati“, che l’attuale presidente del Consiglio, Mario Draghi sta mettendo a nudo, e non è un bel guardare.

Pertanto, non avendo campi d’azione definiti, imbarcano di tutto di più perché poi ‘Pantalone’ ci pensa a pagare i debiti e le tangenti dell’Italia unita che si avvia con i Maneskin, con Mancini e con gli Ori, gli Argenti e i Bronzi olimpici a dare corpo ad un nuovo miracolo economico italiano.

E questo, pensando a mio nonno, ch’era alquanto agnostico, fa dire: e di che ci meravigliamo? Il popolo è ignorante, è un gregge che va dove ci sono le mense per i poveri e le borse clandestine.

Qualche settimana fa, proprio a Napoli, presentando il suo libro autobiografico, ad una domanda sul green pass sanitario, la Giorgia nazionale, ha risposto: “è come dare il metadone ai drogati”.

Si, ha detto questo. Il green pass dà assuefazione. A chi? A chi si è vaccinato contro il coronavirus. Per cui, seguendo la sua sinossi: i vaccinati sono drogati. Evviva dai No-xax, dai terrapiattisti di casa nostra, dai sostenitori di Catello Maresca, da Catello stesso, che di mestiere fa il magistrato in aspettativa e che, in nome di una libertà bla bla bla, va dove lo porta il voto. Tanto poi Draghi se ne andrà e si condonerà tutto dall’evasione ai reati penali e civili, passando per il 41bis.

A Napoli i leader possono dire quello che vogliono, ai giornalisti piace molto annotare le castronerie, al punto che se capita il raro evento che tengono la bocca chiusa, se li inventano loro stessi, con il pettegolezzo.

Così, registriamo, senza alcun stupore, che un ex Rettore, Gaetano Manfredi, della Federico II può, senza colpo ferire, accettare una candidatura a sindaco come garante della subcultura metropolitana, rappando bugie senza che nessuno lo redarguisca severamente.

Perché è tragicamente normale essere sostenuti dagli antagonisti, gli agonisti e i trasformisti di ogni risma e farla passare per una grande operazione politica di rinascita della città.

Chi fa i conti ha calcolato che tra il consiglio comunale e i consigli municipali scenderanno in campo un candidato ogni trentacinque/quaranta elettori che si recheranno alle urne. Pertanto, chiunque diventerà sindaco tra i “sinistrati” e gli “addestrati”, siederà sulla poltrona di primo cittadino di Napoli e della città metropolitana e “nessuno lo vedrà”.

Così come non vedrà tutto il resto, perché la politica vincente del governatore, del tribuno televisivo del venerdì, non ammette condivisioni. E proverà a realizzare il colpo grosso piazzando cinque o sei consiglieri comunali, ma bastano pure quattro, a lui fedeli, per puntare al forziere di Piazza Matteotti.

Si annuncia un settembre complicato per ogni elettore non candidato. Il quale non potrà evitare di collezionare santini e garantire il suo voto a tutti per potersi difendere dall’assedio e svolgere le proprie attività quotidiane.

L’ancòra lui, Bassolino, ha comunicato che correrà con duecento candidati al Comune e trecento alle dieci Municipalità. Ciò significa cinque liste per il Comune e dieci liste municipali: una per ognuna delle circoscrizioni della città e i suoi avversari lo accuseranno di presentare poche liste per mancanza di candidati.

Cos’altro potrebbero dire? Sono gli stessi che affermano di presentarsi per il bene della città mentre gli altri solo per opportunismo. Dentro l’ammuina delle tante liste, le coalizioni si sentono più forti, anche se sono Armate Brancaleone.

Invece, in questo contesto, i cinquecento che concorrono per l’affermazione di Bassolino, sono una consistenza politica condivisa di città.

Chi corre, corre per far vincere un progetto di luogo urbano, un’idea di città aperta e decorosa. Assumendosi, come responsabilità, il tentativo storico di arginare la “Malanapoli” e di confinarla, dopo un duro e costante lavoro d’impegno e d’ingegno amministrativo, lì dove deve stare: ai margini.

Affinché questo possa accadere, la strategia messa a punto da Bassolino prevede una partecipazione popolare all’impresa e testimoni credibili (i candidati/e) per cementare la fiducia in una comunità nuova, con un proprio strutturato punto di vista e di significato di amore per Napoli.

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