

di Peppe Papa
Per la base del Pd è il politico più gradito, mentre per Bersani e la ‘ditta’ è “uno di noi”, Giuseppe Conte è la nuova star della sinistra, il leader che mancava e con il quale fare squadra per conquistare Palazzo Chigi nel 2023.
Lunedì su Repubblica è stato pubblicato un sondaggio Demos secondo cui a raccogliere i maggiori consensi degli elettori dem è l’ex presidente del Consiglio, seguito a ruota da Enrico Letta, Dario Franceschini e Nicola Zingaretti.
Il capo in pectore del M5S, insomma, acclamato più del proprio segretario e dei due principali ispiratori dell’alleanza strategica con i grillini, il nuovo ‘Papa nero’ cui affidare le sorti della coalizione di centrosinistra.
Ancora più entusiasti, a sinistra del Pd, quelli di Articolo uno che vedono in Conte il ‘compagno’ di strada ideale con cui fare comunella stretta, fino magari a fondersi in una nuova improbabile“Cosa”, da sempre vagheggiata dal mondo degli ex Ds, ma che finora non ha mai visto la luce.
“Io sono uno di sinistra – ha spiegato un entusiasta Pierluigi Bersani nel corso di una ospitata televisiva – Conte ha un’ispirazione sul piano sociale, economico e fiscale un po’ diversa dalla mia, ma saremmo compatibili abbastanza facilmente”.
Sarà per questo che alla festa del partito i militanti si sono spellati le mani ad applaudire le contumelie di un sempre più inviperito Marco Travaglio, direttore del Fatto quotidiano l’house organ contiano, rivolte al premier Mario Draghi e al suo governo del quale fa parte, incredibilmente, anche il loro segretario, Roberto Speranza.
Paradossi della politica italiana, incomprensibili. Alimentati da una schiera di politicanti mediocri interessati solo alla difesa del loro personale ‘posto al sole’ che gli impedisce di vedere oltre il proprio naso e accorgersi che, la sindrome Conte che li ha presi, ha fiato corto.
Per l’avvocato di Volturara Appula le cose non procedono ‘lisce’, come una abile opera di comunicazione si sforza di fare apparire. E’ vero che ha incassato un ampio consenso dal voto online, sulla nuova piattaforma Skyvote, al nuovo Statuto del Movimento, come presumibilmente accadrà per la sua elezione a presidente, ma non mancano le ombre.
A cominciare da Beppe Grillo, fin troppo silente, a rimarcare un distacco interessato che potrebbe, come già successo, rimettere tutto in discussione facendo pesare il suo carisma che neanche la nuova organizzazione mette in discussione.
D’altronde il suo giudizio sull’ex pupillo è noto: “Conte non ha né visione politica, né capacità manageriali, non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione”. E non risulta che abbia cambiato idea, nonostante la forzata riappacificazione.
Senza contare i c.d. troll che a migliaia hanno inondato il web contro la svolta contiana certificata dal voto in Rete e le fibrillazioni nei gruppi parlamentari a proposito della “marcia indietro” compiuta sulla riforma della Giustizia che ha smontato il cuore di quella del loro ministro, Fofò dj Bonafede.
E cosa dire del dissenso sui territori riguardo al voto delle amministrative? I Cinquestelle rischiano di non taccare palla da nessuna parte, sia dove hanno stretto l’alleanza con il centrosinistra sia dove, supponenti, hanno deciso di andare da soli come a Roma.
Le rilevazioni demoscopiche, poi non è che siano tanto confortanti, alcuni istituti danno il M5S al 12% come stima massima, c’è poco da essere tranquilli. Inoltre, e non è poco, per il neo leader pentastellato incombe la figura ‘sinistra’ di Luigi Di Maio, l’unico veramente in grado di raccogliere i resti del Movimento per farne un partito.
Piccolo, certo, ma capace di barcamenarsi nel quadro della ricomposizione del quadro politico italiano post-pandemia e post-Draghi che è già partito, ma che in pochi hanno afferrato lo start. Lui lo ha capito e applausi, Grillo di nascosto gli ha assicurato il massimo appoggio, figurarsi.
Basterebbe questo per consigliare ai ‘progressisti’ del nuovo millennio di temporeggiare prima di incoronare il suo nuovo Messia. Potrebbe essere un bluff e, abboccarci come polli, veramente imperdonabile.