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Municipalità, la carica dei presidenti bassoliniani

Dieci candidati e un solo progetto politico. Una squadra che ha l’obiettivo di cambiare profondamente il ruolo istituzionale dei Municipi che oggi offrono una immagine sbiadita del rapporto tra cittadini e istituzioni

di Gennaro Prisco

Fabiana Sciarelli: Chiaia, Posillipo, San Ferdinando. Luigi Ferrara: Avvocata, Montecalvario, Pendino, Porto. Enzo Rapone: Stella, San Carlo Arena. Armando Simeone: San Lorenzo, Vicaria, Poggioreale, Zona industriale. Cinzia Del Giudice: Vomero, Arenella. Patrizio Gragnano: Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio. Gennaro Prisco ( non posso non citarmi): Miano, Secondigliano, san Pietro a Patierno. Alessandra Del Prete: Piscinola, Marianella, Chiaiano, Scampia. Fortuna Caccavale: Soccavo, Pianura. Maurizio Chioccarelli: Bagnoli, Fuorigrotta.

Sono questi i nomi che Antonio Bassolino ha schierato nella campagna elettorale per la competizione nelle dieci Municipalità che eleggeranno direttamente e senza voto disgiunto, al primo turno, i presidenti. Dieci candidati e un solo progetto politico. Un insieme che ha l’obiettivo di cambiare profondamente il ruolo istituzionale di questi luoghi. Che oggi, offrono una immagine sbiadita del rapporto tra cittadini e municipio.

Segnate questi nomi, chiedete di loro, conosceteli e provate ad immaginare cosa significa se la città eleggesse nella propria municipalità, presidenti autorevoli e indipendenti che sanno cosa devono fare e fare bene per contribuire a ricucire, riparare e rilanciare la città di dentro e la città di fuori: Napoli e la sua area metropolitana.

Avviando, mentre si opera, una discussione popolare sui confini e sulle funzioni urbane. Per fare cerchio e offrire servizi, decoro, soluzioni ardite per risolvere i problemi che attanagliano e rendono complicato anche spostarsi tra una municipalità e l’altra, tra un Comune e la città capoluogo e tra Comuni e Comuni.

Le Municipalità napoletane, che nel 2005 sostituirono le amate Circoscrizioni di quartiere, che svolgevano con efficacia il ruolo di istituzione di prossimità, i quartieri hanno perso il loro municipio e desertificato le proprie piazze, senza ricevere in cambio una vicinanza tra amministrazione e cittadini.

E quello che doveva essere uno spazio di governo di territori omogenei, divenne uno spazio di accorpamento a freddo e le Municipalità non rappresentarono una diversa collocazione dei quartieri in nuove identità urbane né la politica assegnò loro il ruolo istituzionale di cerniera tra Napoli e la sua Città Metropolitana che esisteva già prima della riforma Delrio ( 2004), e ancora prima della Repubblica, e prima ancora della fine del risorgimento con l’identificazione da parte di Nitti di “Napoli soffocata da una corona di spine” (censimento 1861).

E la corona di spine di allora, formata da circa 250mila abitanti (oggi 2milioni e mezzo) non è altro che la corona di spine dei comuni che compongono la città metropolitana di Napoli e che sono in continuità urbana con tutte e dieci le municipalità della città.

Con la riforma Delrio, l’Italia che ha  tre aree effettivamente metropolitane (Milano, Roma, Napoli) ne costituì  13. E per puro caso, Coccio di Morto, non divenne anch’essa Città Metropolitana. Il perché? Per la malapolitica imperante. Per allargare il cerchio del consenso per il consenso con la politica dello spreco delle risorse. Il legislatore non previde, come logico che fosse, l’elezione diretta del primo cittadino delle metropoli. Ma lo identificò con il sindaco della città capoluogo.

La conseguenza? Tutta una finzione: consiglio e giunta per concordare tra maggioranza e opposizione le compensazioni politiche e dare cibo e acqua a quel movimento trasversale delle influenze e delle alleanze che sul territorio non hanno portato il resto di niente.

E se chiedete ai cittadini, se sanno dell’esistenza di questa istituzione, nove su dieci vi domanderanno: cos’è? E non sanno che il sindaco del nulla, Luigi De Magistris, ha usato proprio questo ruolo per condividere l’amministrazione della città con tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione. Non per condividere le buone pratiche ma per perseverare nel suo contrario e accogliere oggi chi è in fuga dalla esperienza amministrativa di DeMa per poter continuare a frazionare le risorse finanziarie e continuare a tenere in vita quel sistema associativo imprenditoriale che se ne fotte dello sviluppo urbano e delle condizioni di vita dei cittadini. 

Le municipalità di Napoli non funzionano. Questo noi candidati alla presidenza delle municipalità con Antonio Bassolino, lo sappiamo. Così come sappiamo che è urgente, e non più rinviabile una riforma del decentramento. E questo è una parte integrante del programma elettorale del candidato a sindaco di Napoli, che noi sosteniamo. A dire il vero lo sostengono anche gli altri candidati, ma la differenza è che noi dieci condividiamo il come e per gli altri il come è una variabile adatta ad un convegno di studi.

Bassolino ha più volte detto che “bisogna ricucire la città dentro e fuori gli attuali confini” e che questo passa proprio dalle  funzioni istituzionali a cui è chiamata la metropoli napoletana, e che un ruolo fondamentale allo scopo deve essere svolto proprio dalle dieci municipalità chiamate ad eleggere direttamente e a turno unico i propri presidenti e i propri consigli municipali, affidando ai propri candidati un ruolo politico di indirizzo che non si esaurirà con lo svolgimento delle elezioni.  Soprattutto se il campo largo di Manfredi fa il cappotto che si aspetta di fare. Pardon, dieci cappotti di dieci colori diversi. Più che un campo largo un centro commerciale.

Un campo nel quale non c’è una visione comune di governo della città perché le aspettative politiche degli Azzurri per Napoli sono agli antipodi delle aspettative di Articolo uno. Con il comune denominatore, sancito dalla spartizione per peso politico dei componenti della coalizione che completeranno il mosaico delle alleanze, che l’ex Magnifico Rettore ha accettato di fare compensando gli esclusi di oggi, con la nomina degli assessori (tre per ogni municipalità, trenta in totale) che spetteranno alle 13 liste di sostegno, senza valutare assolutamente le competenze e le capacità.

Perché ciò che è importante è la diaria, il guadagno, il reddito di cittadinanza istituzionale, quello che non fa gridare alla vergogna, e il parcheggio dell’automobile sotto Palazzo San Giacomo. Anche se sappiamo che è complicato, soprattutto nelle municipalità, dove otto su dieci che votano sono segnati nelle liste compilate dagli organizzatori di professione del consenso,  con su segnato il seggio elettorale, mentre la maggioranza dei cittadini non votano più.

Noi, e con il noi intendo i candidati presidenti, i candidati consiglieri municipali e comunali, le liste elettorali: Per Bassolino, capolista: Rossana Laudano. Partito Gay LBCT +, capolista: Adriano Brunaccino. Azione con Carlo Calenda, capolista: Simona Russo. Napoli x Napoli, capolista: Ennio Migliarotti. Con Napoli Bassolino Sindaco, capolista: Anna Savarese cercheremo di battere contribuendo a ciò che più ci sta a cuore: il ballottaggio. Il nostro primo obiettivo politico che, adesso, è lì a portata di mano, anche per il naufragio che sta interessando il candidato magistrato Maresca e le sue liste di sostegno.

Con Bassolino sindaco i Municipi riapriranno le porte in tutti i quartieri e torneranno ad offrire i servizi celermente e non, come oggi, dopo mesi dalla richiesta di una carta d’identità. E spazi comuni per far vivere con la partecipazione democratica le municipalità, il comune capoluogo e la città metropolita. Avviando una discussione coinvolgente per ridisegnare la mappa delle municipalità e dei comuni che hanno assunto elementi netti di continuità amministrativa.

1 Comment

  1. Davide ha detto:

    Bellissimo articolo
    Speriamo nel cambiamento e nel miglioramento

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