

di Peppe Papa
Sarà paura, o come fanno sapere dal suo entourage, semplice strategia di chi sente di avere la vittoria in tasca e non vuol concedere vantaggi agli avversari partecipando a un confronto pubblico con loro? Difficile decifrare il vero motivo dell’atteggiamento di Gaetano Manfredi, candidato di De Luca e del fu ‘governo giallorosso’, nel perseguire tale via comunicativa.
Fatto sta che questa volta l’ha data buca anche al presidente degli industriali napoletani, Maurizio Manfellotto che aveva organizzato nella sede dell’Unione a palazzo Partanna un incontro, con gli aspiranti sindaco, a cui si sono presentati solo Antonio Bassolino, Catello Maresca e Alessandra Clemente. Manfredi ha preferito inviare un messaggio per spiegare il suo diniego.
Manfellotto l’ha presa male sottolineando lo sgarbo istituzionale: “Pur rispettando la scelta di Manfredi, non la condividiamo. Nella lettera che ci ha inviato dice di preferire un colloquio diretto con tanti mondi rappresentativi della città, compreso il mondo industriale. Evidentemente, però, questo dialogo non è con l’istituzione, non è con l’Unione industriali di Napoli”.
L’ex rettore e Ministro, bisogna riconoscere, resta coerente sulla decisione di non immischiarsi in dibattiti sui problemi e il futuro della città con i suoi competitor perché, come già spiegò in seguito alla sua assenza a quello apparecchiato dal Mattino, “non vi sono le condizioni per un confronto sereno”.
Pertanto prosegue fiducioso e ‘solitario’ nella sua campagna elettorale che finora si è fatta notare soprattutto per l’arrivo a Napoli di mezzo governo a suo sostegno, i giri a braccetto con il suo ex premier, Giuseppe Conte, la presenza a tutte le occasioni ufficiali delle 14 liste della coalizione.
Coalizione composta, lo ricodiamo, da quelle dichiaratamente di ispirazione deluchiana, quelle di Pd, Cinquestelle, fuoriusciti di Forza Italia e renziani di Iv partenopei che nell’occasione hanno rinunciato al simbolo, di quasi tutti gli ex di De Magistris, di cantanti neomelodici e un numero imprecisato di saltimbanchi della politica locale.
Viene il dubbio che quando afferma che “non ci sono le condizioni per un confronto sereno” si riferisce forse al suo campo. Tutta gente che quando sarà il momento, se mai dovesse vincere, passerà all’incasso.
Nel frattempo, di cosa farà una volta a Palazzo San Giacomo, si è saputo ben poco. Di sicuro, reggere un faccia a faccia con gli altri sfidanti, in queste condizioni, non è certamente una buona idea.
Specialmente se ci si trova di fronte un autentico fuoriclasse della politica, non ce ne vogliano Maresca e Clemente, come Antonio Bassolino, l’unico ad avere governato Napoli e la Campania e del quale tutto si può dire, tranne che non sappia come si fa il sindaco di una città complicata come il capoluogo partenopeo. Ancora c’è, e sono tanti, chi lo rimpiange.
Forse non è paura, ma solo timore referenziale da parte di Manfredi e la consapevolezza di non poter reggere il confronto. Per cui meglio evitare, i sondaggi lo danno ampiamente in vantaggio su tutti, anche se è sempre ‘igienico‘ prenderli con le molle, e non è il caso di incorrere nel rischio di una mortificante débacle pubblica. Per lui, visto il curriculum, non sarebbe una bella cosa.