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Fronte ‘liberal’: Della Vedova ci prova, ma Renzi e Calenda hanno altri progetti

Il fronte liberal-democratico riformista italiano può attendere, la proposta federativa del segretario di Più Europa, lanciata all’assemblea nazionale del partito, resta lettera morta

di Peppe Papa

Della Vedova ci prova, Renzi nicchia, Calenda ha altri piani, il fronte unito dei ‘liberal’ italiani può attendere. Questa è per il momento la situazione che tradisce le aspettative di quella vasta area del Paese che si riconosce nei valori liberali, riformisti e democratici, da tempo in attesa che si materializzi una rappresentanza politica degna di questo nome, cui affidare le proprie aspettative.

Si assiste, invece, a un dialogo tra sordi e quelli che dovrebbero essere i protagonisti della costruzione della casa comune, viaggiano ognuno per proprio conto, più attenti al loro personale tornaconto politico e d’immagine che alle ragioni di contesto che gli imporrebbero di stare insieme.

Il segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova sembra quello che ci crede con maggiore insistenza, anche se finora ha fatto solo buchi nell’acqua. Ma non per questo demorde, anche perché tra i tre è quello con meno appeal mediatico e scarse possibilità, stando agli attuali sondaggi, ad entrare il parlamento nel 2023. Non che gli altri due se la passino meglio, ma danno l’impressione che riusciranno, nonostante tutto, a trovare il modo di restare in partita.

Ieri, all’assemblea del partito che ha eletto Fabrizio Ferrandelli presidente dell’Assise insieme ai due vice Nicoletta Parisi (vicario) e Carla Taibi, ha lanciato nuovamente la sua invocazione. “Continuo a pensare – ha affermato – che il nostro obiettivo debba essere una aggregazione liberal-democratica che consenta di definire un progetto politico elettorale che ci porti alla sfida decisiva dell’Italia dopo Mario Draghi”.

Sarebbe la cosa più “utile e intelligente”, ha proseguito, dando poi la massima disponibilità a un confronto “a partire da Azione” con cui ha già condiviso alcune esperienze, per arrivare “a una proposta di tipo federativo, rafforzando ciascuno la propria dimensione”. In caso contrario, pazienza “sarebbe un peccato, ma ce ne faremo una ragione: competition is competition”.

Renzi e Calenda? No comment, anzi hanno parlato d’altro. Il leader di Italia Viva nella sua e-news si è dedicato a rintuzzare gli ‘assalti’ di Giuseppe Conte, una delle attività preferite in questi ultimi tempi e che gli riesce meglio, favorita dalla mediocre statura politica dell’ex premier emersa in tutta la sua evidenza dopo i fasti ingloriosi di Palazzo Chigi.

Io mi domando – ha detto commentando le accuse del leader M5S alla Ministra Elena Bonetti di Iv che aveva criticato l’ex sindaca Raggi perché, se ci giudica così irrilevanti, attacca sempre noi? Non sarà che all’ex premier rode qualcosa?”.

Poi è andato giù duro: “Attendiamo con simpatia e curiosità il momento in cui Conte smetterà di parlare del presunto 1% di Iv per iniziare a parlare del presunto 5% che il suo amico Di Donna chiedeva agli imprenditori per il business delle mascherine”.

Sembra chiaro che disarticolare l’asse Pd-M5S, altro che fronte liberal-democratico, sia il principale obiettivo di Renzi nel tentativo di intavolare con i dem una interlocuzione ‘privilegiata’ libera dall’impiccio dei Cinquestelle che giudica ormai “finiti”.

E il messaggio a Enrico Letta, lanciato a marzo scorso all’assemblea nazionale di Iv, fuga qualsiasi dubbio in tal senso: “Siamo pronti al confronto con il Pd sul riformismo, ma va spezzata la catena dell’odio di Beppe Grillo”.

Chissà cosa ha in mente davvero il senatore di Rignano che ci ha abituati ai fuochi pirotecnici delle sue iniziative, certamente no, nell’immediato almeno, parlare con Della Vedova, Calenda & Co. di un fantomatico cosiddetto “fronte centrista”. Di sicuro, però deve darsi da fare, il tempo scorre impietoso e non è che può dormire sonni tranquilli.

Calenda da parte sua, esaltato dall’eccellente risultato alle amministrative nella Capitale, men che meno appare interessato a impegnarsi oltre il perimetro della sua creatura, Azione, e già si vede a capo di un esercito destinato a dettare legge nel prossimo futuro.

L’obiettivo – ha spiegato al Corriere della seraè quello di arrivare alla stessa coalizione che sostiene la Commissione Europea, possibilmente con Draghi ancora presidente del Consiglio dopo il 2023”. Un  “vaste programme” per parafrasare il generale Charles de Gaulle che così rispose a chi gli consigliava di fucilare tutti gli imbecilli per governare la Francia.

Ma lui è fatto così, pensa in grande, certo di riuscire nell’impresa. “Sappiamo che è una sfida culturale prima che politica – ha insistito – le nostre porte sono aperte a chi, dentro la politica e dalla società civile, vorrà unirsi a questo progetto e da questa posizione non ci moveremo”. Capito, Della Vedova?

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