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Manfredi vara la giunta ‘pezzotto’ in attesa di quella vera

Un esecutivo di ‘transizione’ aspettando che si chiuda il cerchio politico e si evidenzino tutte le figure apicali dell’amministrazione e delle partecipate pubbliche

di Gennaro Prisco

Ore 21.50 di giovedì 21 ottobre 2021, tre fischi e fine del primo tempo di Napoli-Legia Varsavia, al Diego Armando Maradona. Squadre negli spogliatoi e maledetta la porta stregata e che bravo il portiere polacco, Mistza.

Un’occhiata al cellullare, preventivamente messo in modalità silenziosa per non disturbare il mio essere tifoso che s’infiamma ad ogni partita. Una marea di notifiche. Cosa è successo? E’ scoppiata una guerra? Un terremoto ha seminato macerie, morte e panico? Qualche personalità se n’è andata? C’è stato un attentato?

Niente di tutto questo: Manfredi ha comunicato la sua giunta a partita in corso. Diventa plastico che non è un tifoso, anche se è andato in pellegrinaggio da De Laurentis e indossato ad ogni occasione la maglia del numero dieci più forte di tutti i tempi durante la campagna elettorale. Ma tant’è, va bene così. Tanto alla città non frega niente. Frega a chi è dentro e a chi fuori.

Leggo le notifiche, tutte uguali. Riportano il comunicato stampa e la notizia che a mezzogiorno del giorno successivo presenterà la ‘squadra’ alla città. Rimando la lettura dei nomi alla fine della partita e mi godo un secondo tempo ricco di meraviglie: Insigne, Osimhen, Politano, tre a zero e non mi posso perdere i commenti, le interviste.

Per un tifoso del Napoli, la squadra è l’unico elemento unitario della città. E’ ciò che fa gioire e piangere assieme. Un rito propiziatorio, laico, unitario. L’unico nel quale, tranne le minoranze tifose di altre squadre, si riconosce.

Infine, leggo. Chi sa quanti hanno già letto. Chi sa quanti non leggeranno mai i nomi degli assessori. E quanti li dimenticheranno in fretta come accade da dieci anni con gli assessori regionali. Eppure, dal loro lavoro dipende il buono, o il cattivo funzionamento dell’amministrazione. Speriamo di essere smentiti e che il sindaco e la sua giunta riescano ad appassionare i napoletani con le loro scelte e i loro atti.

Intanto, saltano agli occhi alcune cose: il primo cittadino individua 21 campi d’azione e tra questi non c’è il Patrimonio. Una mancanza che lascia interdetti. Il Patrimonio comunale è uno di quei settori pubblici occupato dalla criminalità organizzata, un problema urgente dell’amministrazione poiché attraverso l’uso del Patrimonio edilizio pubblico i territori della città sono sotto il controllo del ‘Sistema’.

Delle 21 deleghe, 11 vengono assegnate ad altrettanti assessori e 10 Manfredi le tiene per sé: Cultura, Porto, Pnrr, Finanziamenti europei e coesione territoriale, Grandi progetti, Personale, Organizzazione, Decentramento, Digitalizzazione e Innovazione.

Un accentramento molto accentuato che fa pensare, o ad una scelta di un supereroe che formerà intorno a sé un  team affollato di competenze, o che quella presentata alla città sia una esecutivo di transizione.

Poi ci sono i nomi, le appartenenze, le competenze e qualche sorprendente nomina. Molti sono sconosciuti. Ma questo non significa niente. Impareremo a scoprirli se non verranno destituiti prima, appena si chiude il cerchio politico e si nominerà la vera giunta e si evidenzieranno tutte le figure apicali dell’amministrazione e delle partecipate pubbliche.

Intanto il quadro si sta componendo: i deluchiani, dopo che hanno occupato la poltrona del direttore generale del comune con Pasquale Granata e quella di capo del gabinetto con Maria Grazia Falciatori, hanno nel governo cittadino due assessori: Antonio De Iesu alla Polizia municipale e alla legalità che ha concluso la sua carriera come vice capo della polizia e Chiara Marciani, ex assessore regionale alla Formazione e alle Pari opportunità nella prima giunta del governatore, che si occuperà di lavoro e politiche giovanili.

Per la cronaca politica, la Marciani è stata scelta da De Luca per rappresentare tutte le liste moderate presenti in Consiglio comunale. E i moderati stanno meditando vendetta. Già si discute di formare un super gruppo di nove consiglieri. E se accadrà, oltre che nell’Assise napoletana ci saranno conseguenze anche i quella regionale, dove ben cinquanta consiglieri si sono riuniti in un gruppo whatsApp di democristiani che potrebbero impedire al governatore di coltivare il sogno di un terzo mandato alla guida della Regione Campania.

Anche il Pd ha avuto due deleghe: al Turismo e alle Attività produttive con la sempre verde giornalista Teresa Armato della corrente del ministro Franceschini e all’Ambiente e al Mare con il decano della Giunta, Paolo Mancuso, magistrato in pensione e presidente del Pd metropolitano di Napoli, in quota Orlando, Ministro del Lavoro, che proprio a Napoli, nel 2012, nominato Commissario del Pd per eliminare le correnti, ne costruii una tutta sua.

Due deleghe anche al M5S. Entrambe fanno riferimento a Roberto Fico. Sono Luca Trapanese alle Politiche sociali, noto per essere il primo single che ha adottato una bambina down, e l’avvocata Emanuela Ferrante allo Sport e alle Pari opportunità, sconosciuta funzionaria dell’erario che ha costruito un solido rapporto con Valeria Ciarambino, fiera oppositrice di De Luca in consiglio regionale, poi folgorata sulla via di Palazzo Santa Lucia.

Quattro deleghe sono direttamente collegate al sindaco. La più pesante, quella al Bilancio, concordata con Enrico Letta e Giuseppe Conte, è andata al sindacalista veneto, Pier Paolo Baretta, che oltre ad aver avuto una carriera prestigiosa nella Cisl, è stato candidato al parlamento per il Pd ed ha ricoperto la carica di sottosegretario al ministero dell’Economia con i governi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte. A lui il compito di mettere ordine e in sicurezza i conti del Comune.

Non meno di peso la delega all’Urbanistica e sostenibilità green, alla docente di Teoria dell’urbanizzazione della Federico II, Laura Lieto. Un nome di prestigio. Da valutare come assessora. Mentre la terza delega, alle Infrastrutture e mobilità, va all’ingegnere Edoardo Cosenza, mentore di Manfredi, professionista di spessore e assessore regionale con Stefano Caldoro. Insomma, una nomina buona per tutte le stagioni, al di là delle qualità del professore.

Infine, la più ambita, quella di vice sindaco, con delega alla Famiglia e alla Scuola, è stata conferita alla Preside in pensione del Genovesi e del Sannazaro, Mia Filippone.  E davvero non si capisce il perché. Quella di vice sindaco è una figura politica e la Filippone non lo è. Per cui, per tanto, in effetti è una figura neutra. E per chiudere, come nelle migliori famiglie si ricorre alla pastiglia e alla Salute e Tutela del verde ci va il numero uno dei farmacisti di Napoli, Vincenzo Santagata, in quota Azzurri per Napoli.

Da registrare infine che la sinistra non ha avuto nessuna delega. Ma questo non è male. L’autoreferenzialità di questo campo è stata sconfitta. Ora non resta che mettersi in  attesa di vedere come va a finire, siamo appena ai primi passi, di sicuro possiamo dire che è una giunta poco politica per evidente assenza della stessa e augurare a noi stessi di rimanerne più avanti stupiti.

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