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Manfredi, i conti in rosso e il ‘matador’ Baretta

L’ex sottosegretario al ministero dell’Economia dei governi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte due è stato chiamato al capezzale delle disastrate casse del comune di Napoli fidando nella sua competenza, ma soprattutto sulle sue relazioni romane, per provare a ‘domare’ il debito fuori controllo

di Gennaro Prisco

Il professore sindacalista e politico di lungo corso con incarichi di governo, Pier Paolo Baretta sottosegretario al ministero dell’Economia e delle finanze nei governi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte due, è stato chiamato per le sue competenze e le personali relazioni romane, dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ad occuparsi, come assessore al Bilancio, dei conti in rosso fuoco del comune.

La sua intervista a Luigi Roano, sul ‘Mattino’ del 6 novembre scorso, è un concentrato di verità che il suo capo avrebbe dovuto dire ai napoletani durante la campagna elettorale e non dopo, a partita vinta. Le parole sono pietre e l’assessore le usa come tali e spiega, senza fronzoli, quanto fosse bianco il foglio del “Patto per Napoli” e quanto fossero una presa in giro le firme di Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza poste sul foglio della politica del campo extra large anti-sovranista e non del governo.

Dice l’assessore: “C’è una grande disponibilità e attenzione politica verso i conti in rosso del Comune. Il punto è che la disponibilità deve trasformarsi in norme e risorse. E siamo in una fase interlocutoria, complicata, perché si tratta di definire bene il contenuto della norma che non interessa solo il comune di Napoli, ma tanti grandi e piccoli comuni d’Italia. Anche se Napoli è una delle città più grandi”.

Disponibilità, attenzione, interlocutoria, definizione. Una fiera di sostantivi e interiezioni che fanno capire che è tutto un divenire. Poiché è in atto un negoziato. Dice, “il debito è tale che va distinto il passato dal futuro” e non è imputabile all’amministrazione attuale, o a quella uscente, “ma a quelle che dal terremoto dell’ottanta in poi si sono succedute”. Dunque “Manfredi ha il diritto di iniziare la sua azione di governo con tranquillità”. Ha diritto. Lui ha diritto. E gli altri? Gli altri, no? Non avevano questo diritto nella competizione?

La norma deve distinguere, prosegue Baretta: “Ci vuole un commissario per il debito”. E poi ci vogliono i soldi, a partire dal 1gennaio 2022, per il presente e per il futuro. E ci vuole anche un contributo per sostenere la spesa corrente e poi, assunzioni a go-go perché il Comune in pochi anni è passato da 15mila a 4mila dipendenti e non si riesce a riscuotere, “c’è troppa evasione e non abbiamo personale e informatica adeguata allo scopo”. Oltre al fatto che una parte dell’incasso, “lì dove riuscissimo, va accantonata per pagare il debito, che, ad oggi, ammonta a 174 milioni a rata”.

Inciso: Baretta e il sindaco hanno messo insieme le percentuali di chi non vota e di chi non paga i tributi? Boh. Glielo diciamo noi: il 50%, decimale più o decimale in meno. Ed è indicativo di quel distacco assolutamente drammatico tra l’offerta politica e il dovere civico.

Per questo, ciò che oggi il sindaco chiede, pur se giusto, non è sostenuto dall’opinione pubblica napoletana, magari con una mobilitazione generale per salvare la città dal default, ma dai piagnoni politici che non sanno che pesci pigliare.

E su questo, l’assessore ha un gran finale: “Adesso bisogna parlare e convincere i senatori, sono loro che dovranno presentare un emendamento alla Legge di Bilancio. Io sono ottimista anche se preoccupato perché la situazione è complessa”. Fa bene l’assessore sindacalista e professore ad essere preoccupato. Basta leggere ciò che dicono la senatrice Valeria Valente del Pd e Luigi Marattin di Italia Viva.

La prima sostiene che è molto più di una chance perché il “Patto per Napoli” è stato sottoscritto da Pd, Cinque Stelle e Articolo 1. E chi non lo sostiene fa una ripicca contro Napoli, riferendosi alla Lega e dando per scontato l’attenzione di Forza Italia. Mentre il secondo dice chiaramente: “Un fondo ad hoc per Napoli non è realistico, meglio dichiarare subito il dissesto, con nuove norme da varare subito. Il ‘Patto per Napoli’ è stata una promessa molto disinvolta”.

Che dire? Le bugie hanno le gambe corte e Napoli ha il fiato asmatico. Staremo a vedere. Intanto il consiglio comunale si insedia il 12 novembre prossimo e già i consiglieri comunali e i presidenti di municipalità sono andati gratis allo stadio in tribuna autorità e alè-alè-alè. Manfredi, che parlerà al consiglio, intanto prepara, proprio con l’assessore Baretta, il negoziato vero e proprio.

Il Presidente del consiglio, Mario Draghi, è stato chiaro: ciò che vale per il Pnrr, vale per Napoli. Ciò che vale per Napoli vale per tutti gli oltre duecento comuni italiani a rischio crack: soldi in cambio di progetti.

E il progetto prevede un piano di privatizzazioni durissimo: Asia, Anm, Abc, Napoli servizi. Perché se lo Stato ci mette i circa tre miliardi che servono per sanare il debito, senza le privatizzazioni, dopo due anni si è punto e daccapo. E per l’ex rettore sarà un’arena.

Perché nella sua e nelle altre tredici liste, ha trovato ospitalità un gruppone – alcuni siedono in consiglio comunale – di personalità (sic) che il loro consenso lo hanno costruito proprio operando per nomina politica, o per forza sindacale, dentro queste partecipate pubbliche che, oltre ai debiti, hanno un personale con l’età media di 58 anni.



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