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‘Grazie Renzi’: Letta detta legge tra i socialisti a Bruxelles e impone i Cinquestelle, Calenda sbatte la porta

Prima ha traghettato il Pd nel Pse dopo trent’anni di inutili tentativi diventandone il primo partito, poi ha creato le condizioni per la nascita del governo giallo-rosso che ha inaugurato la strategia del “campo largo” di Zingaretti, Bettini e infine Enrico Letta: l’ex rottamatore meriterebbe una statua dai Dem

di Peppe Papa

Alla fine, il M5S sembra abbia trovato casa in Europa, dopo le traversie che lo hanno visto ‘sballottato’ da una parte all’altra del parlamento Ue, da Farage ai liberali, dai verdi ai socialisti, senza riuscire a trovare una collocazione. Finché non è arrivato il Pd che, grazie all’acume tattico di Matteo Renzi bravo a crearne le condizioni, ci ha fatto un governo insieme e si appresta all’annessione, anche se non si dice.

Così si sono aperte magicamente le porte proprio del gruppo dei socialisti e democratici, a cui da un po’ i Cinquestelle bussavano, ma senza successo. I dem faranno da garante. Letta è volato a Bruxelles per incontrare i suoi, tra i quali, più di uno, aveva espresso perplessità circa l’operazione invitando il segretario a una maggiore “cautela”, aspettando che si completi la loro transizione e che “magari la questione può essere rimandata ancora”.

Ma Letta è stato irremovibile, il matrimonio si deve fare, è un tassello fondamentale per quel “campo largo” diventato il marchio della sua gestione, dunque bando alle chiacchiere. E infatti, a sgombrare il campo da qualsiasi dubbio, ci ha pensato il riconfermato capodelegazione, Brando Benifei.

Abbiamo deciso di aprire una discussione formale con il M5S – ha detto – che ha espresso informalmente la volontà di aderire al nostro gruppo. E’ chiaro – ha proseguito – che dopo molto tempo che il Movimento vota insieme a noi come gruppo e che si è avvicinato a noi anche con l’uscita delle componenti anti- europee, oggi ci sono le condizioni per aprire una interlocuzione, il cui esito non è predeterminato”. Per carità, ci mancherebbe.

La conferma è poi arrivata dal leader in persona che, con la sua tipica flemma da normalizzatore, ha spiegato che la discussione va affrontata “in modo molto laico” coinvolgendo e discutendo insieme a tutti “con grande apertura di spirito”. Bene. Insomma, è cosa fatta. E come annunciato, Carlo Calenda se n’è andato.

Ha lasciato il gruppo S&d e è passato a quello di Renew Europe, di ispirazione macroniana, dove già risiede Renzi e la sua truppa che ne hanno immediatamente accettato l’adesione in conformità con la prassi di Strasburgo che, come condizione, impone che ha dare il via libera  a un nuovo ingresso sia una delegazione appartenente alla stessa nazionalità.

Come confermato da Enrico Letta – ha scritto il capo di Azione e eurodeputato – oggi si va verso l’ingresso del M5S nel gruppo S&d insieme al Pd. Lo considero un grave errore politico – ha affermato – che tradisce il mandato degli elettori alle ultime Europee. Chiederò oggi stesso – ha poi annunciato – l’adesione al gruppo Renew Europe”.

L’avversione di Calenda ai grillini è cosa nota e mai dissimulata, “sono da sempre contrario a un’alleanza con i Cinquestelle” ha infatti ricordato, pur capendone la ratio dal punto di vista dei dem, però ci sono dei limiti. “Qui andiamo ben oltre, si aprono le porte a un gruppo unico con un movimento che ha combattuto l’euro e governato con i sovranisti, Pessima scelta”, ha concluso.

Una decisione accolta con soddisfazione da Sandro Gozi, renziano della prima ora, segretario generale del Partito democratico europeo e eurodeputato del gruppo Renew. “Benvenuto a Carlo Calenda – ha commentato – il nostro ‘rassemblement’ continua a crescere, sin dall’inizio sono stato convinto della necessità di costruire un nuovo spazio politico in Europa, come spero nel nostro Paese”. E ha dato appuntamento sabato prossimo al Maxxi di Roma dove verrà presentata la versione italiana del raggruppamento continentale.

Se così stanno le cose, i giochi sembrano fatti, gli schieramenti in campo definiti con chiarezza e, pur se si attendono altre scosse di assestamento, fidando su Draghi che governa e scongiura brutte sorprese per la tenuta del sistema, non dovrebbero creare sconquassi e la conferma che la partita si gioca al ‘centro’ con tutto quello che questo termine sta a significare.

Quel che è paradossale, però in tutta questa storia è il fatto che ad iniziarla sia stato l’odiato Renzi che nel 2014 da segretario Pd, dopo quasi un trentennio di tentavi andati a vuoto per vari motivi e vincendo le resistenze di cattolici e ex democristiani dell’organizzazione, riuscì a traghettare il partito nei Socialisti europei e che adesso vede uno degli eredi degli ‘antichi avversari’ comportarsi da padrone e imporre gli otto “scappati di casa” pentastellati in mezzo ai socialdemocratici europei. Comunque sia, grazie Renzi.

2 Comments

  1. Aurelio ha detto:

    Corsi e ricorsi storici: Renzi sta a Craxi come i 5stelle stanno al PDS…purtroppp

  2. Carlo Franchi ha detto:

    Se succede sbatto la porta e seguo Calenda.

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