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Collegio Roma 1, capolavoro Letta: incassa il “no” di Conte e riavvicina Calenda a Renzi

La proposta di candidare l’ex premier e capo del M5S al posto alla Camera, liberato dal neo sindaco di Roma Gualtieri, non è stata da parte del segretario Pd una buona idea

di Peppe Papa

La decisione di candidare Giuseppe Conte nel collegio Roma 1 alle elezioni suppletive per il deputato destinato a prendere il posto di Roberto Gualtieri neo sindaco della Capitale, era stata presa con convinzione dal Pd.

Mettere a disposizione il seggio blindato del centrosinistra nella Capitale all’ex presidente del Consiglio e capo del M5S, era sembrata una buona idea per cementare l’intesa con l’alleato privilegiato, finalizzata alla costruzione del “Nuovo Ulivo”, chiodo fisso del segretario, Enrico Letta e cifra ideale della sua gestione.

Una decisione che però ha provocato un pandemonio politico il cui risultato è stato il “no grazie” di uno spaventato Conte alla proposta avanzata dal segretario dem, e la riapertura di un dialogo possibile tra Carlo Calenda e l’odiato ex, Matteo Renzi. Niente male.

Il leader di Azione, il più votato in quel collegio alle ultime elezioni amministrative, che si aspettava di essere almeno interpellato, ha fatto fuoco e fiamme appena appresa la notizia. Uno sgarbo inaspettato per uno come lui che non ha mai smesso di ‘civettare’ con il Pd, fino a rinunciare platealmente ad avere a che fare con il senatore fiorentino.

Che, invece, ha sempre cercato un approccio ricevendo, in cambio, solo sgarbate risposte al limite dell’offesa. L’ultima, in ordine di tempo, quella consumatasi nei giorni scorsi a proposito dell’invito rivoltogli a partecipare all’iniziativa parlamentare, messa in campo da Italia Viva e Coraggio Italia, di dare vita a una federazione ‘centrista’ in vista della discussione della legge di bilancio e, soprattutto, della partita Quirinale.

E’ incredibile il livello di sottomissione del Pd al M5S – ha tuonato Calenda su Twitter – Non esiste alcun Ulivo 2.0 ma semplicemente un patto di potere tra due classi dirigenti prive di coraggio, spinta ideale e coerenza. Contrasteremo questa scelta”.

Il che avrebbe presupposto, secondo fonti interne di Azione, la discesa in campo dello stesso Calenda, intenzionato così a mandare in fumo l’accordo sgradito tra le due principali forze del centrosinistra. Il collegio del Municipio I di Roma, considerato cosa sua, lo avrebbe difeso in tutti modi, costi quel che costi.

Con la faccenda, insomma, si è venuta ad aprire inaspettatamente per chi l’aveva ideata, una crepa tra l’eurodeputato romano e i dem, offrendo a Renzi, un assist incredibile per irretire il suo recalcitrante ‘naturale’ alleato. Immediatamente sfruttato.

Ha fatto sapere subito di potergli dare una mano, ovviamente per niente disinteressata, la politica ha sue logiche e necessità, basta bene interpretarle, cosa che l’ex premier ha dimostrato di saper fare. “Pronti a sostenere un riformista e non un populista” si è affrettato a scrivere sulla sua e-news quotidiana.

Noi siamo orgogliosamente diversi dai sovranisti (Meloni e Salvini) e dai populisti (Conte e Taverna) – ha affermato – Pertanto, chi vuole allearsi con Meloni o Conte faccia pure ma senza di noi. Per essere più chiari: se nel collegio Roma 1 il Pd mette in campo una candidatura riformista, noi ci siamo. Se il Pd candida Conte, la candidatura riformista noi la troveremo in ogni caso ma non sarà Giuseppe Conte”.

E chi, se non il redento Carletto in prima persona? Che amaro e rassegnato ha commentato: “Il Pd ed Enrico Letta non hanno alcuna intenzione di trovare intese neanche in un collegio dove noi siamo la prima lista con il 31%. Da settimane chiedo un confronto senza pregiudiziali. Nessuna risposta. Quello che gli interessa sono sempre e solo i 5S. Peccato”.

Discorso chiuso. Un capolavoro per il professore di “Science Po”, tornato in Italia per raddrizzare le sorti di un partito dilaniato dalle diaspore e le faide tra correnti, essere riuscito a regalare a Renzi, suo avversario più temuto e insidioso, un partner di fondamentale importanza in quel collegio per accaparrarsi nuovamente il seggio vacante.

Oltre all’aver dovuto incassare l’imbarazzante diniego dell’avvocato di Volturara Appula che, dopo “attenta riflessione” e vista la mala parata, ha gentilmente ringraziato “per la lealtà della proposta il Pd e il segretario Letta” ma in questa fase ha ancora “molto da fare per il M5S”.

Dal Nazareno per ora nessuna reazione, certo è stata una brutta botta considerando che per fare spazio a Conte erano stati bruciati una serie di candidati autorevoli e l’obbligo, adesso, di dover riconsiderare i rapporti di forza con i potenziali alleati riformisti. Sperando che sia stata l’ultima intemerata. Per il suo bene.

2 Comments

  1. Roberto Marzano ha detto:

    Ormai il duo Bettini – Letta, è allo sbando politico, accumulando errori su errori, stanno portando il PD in un baratro dal quale non risalirà più. Spero che gli elettori PD se ne accorgano e diano una spallata a questi due “affossatori” della sinistra italiana.

  2. Monteforte Antonio ha detto:

    RENZI INSIEME A DRAGHI…SONO LE PERSONE PIÙ ADATTE A GOVERNARE IL NOSTRO PAESE!!!! TUTTO OL RESTO È NOIA!!!!

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