

di Peppe Papa
Berlusconi non si fida, sa bene che la richiesta di sciogliere la riserva propostagli dai suoi alleati e messa nera su bianco con un comunicato ufficiale, è carta straccia.
Salvini, Meloni e gli altri leader delle forze politiche minori, stanno, chi più chi meno, lavorando a un piano B convinti che il Cavaliere non ce la farà a mettere insieme i voti extra coalizione che gli servono per coronare il suo sogno di salire al Quirinale.
Per questo prende tempo e, dopo avere saggiato al tavolo da pranzo apparecchiato a Villa Grande, la sua dimora romana, le intenzioni dei partner, ha rimandato a un nuovo vertice la settimana prossima, dopo una verifica dei numeri, la decisione definitiva sulla propria discesa in campo.
Gli è chiaro che la partita è difficile e che non può rischiare di rimanere impallinato dal fuoco amico, sarebbe uno smacco troppo duro da digerire, l’epilogo inglorioso di una carriera umana e politica di successo che proprio non può permettersi e per questo a sua volta ha pronto un piano B. Che ai suoi giovani partner del centrodestra potrebbe costare caro e lo sanno.
Un passo indietro, prima dell’inferno, è l’opzione che i suoi più fidati amici gli consigliano vivamente e alla quale, se pur a malincuore, sta facendo la bocca. Un gesto ‘nobile’, che sbloccherebbe l’impasse provocata dalla sua insistenza da cui le forze politiche non riescono a venire fuori, ricco però di significati e conseguenze politiche.
A cominciare dalla fine del centrodestra italiano che si occuperebbe di demolire nello stesso modo in cui lo ha creato: giornali, televisioni, radio, pubblicità e tanti soldi. Addio sogni di gloria per Matteo, Giorgia e tutti i peones a busta paga che ha creato dal niente e portati in parlamento, costretti a reinventarsi un futuro.
Così come gli avversari, che lo trattano ancora come un mostro, i quali saranno costretti a rivedere la loro intransigenza scendendo a patti senza condizione. Riconoscendogli una centralità, imposta dai fatti, consegnandoli il ruolo di vero king maker per l’elezione al Colle.
Intanto, non molla, vuole andare a vedere le carte, verificare fino in fondo le sue chance di successo e poi nel caso, se necessario, fermarsi e aprire l’altro capitolo. Per il momento i fatti gli stanno dando ragione, né Salvini, né Meloni sembrano in grado, nonostante i proclami, di fargli la festa e sottrargli la leadership della coalizione.
Potrebbe essere l’occasione buona per i due giovani capi partito, soprattutto il baldanzoso Capitano leghista, di sfidare il peccato di vanità del vecchio padre padrone, costringendolo alla ritirata per non finire infilzato brutalmente dai grandi elettori che non sono più suoi amici.
Non ne hanno il coraggio e se “l’operazione scoiattolo” affidata a Vittorio Sgarbi di reclutare ‘rinforzi’ tra i parlamentari dei vari gruppetti di Camera e Senato riesce, lo asseconderanno perché non si può mai sapere, vuoi vedere che veramente diventa Presidente della Repubblica.
Una prospettiva che è il vero terrore di Enrico Letta, Giuseppe Conte e compagnia che hanno mobilitato, contro l’evenienza, tutti i mezzi mediatici e di propaganda, di cui direttamente e indirettamente dispongono. L’incubo Berlusconi, che per loro era stato ormai archiviato dalla storia, è ritornato e, ieri come oggi, non sanno cosa fare, incapaci di reagire.