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Berlusconi sì-no fa gioco a tutti: il mercatista Draghi verso il Quirinale, mentre la ‘sinistra’ arranca

Il premier pronto a diventare il prossimo Presidente della Repubblica con l’appoggio più o meno di tutti e con l’aureola di chi ha impedito lo sberleffo del Cavaliere. Per chi pensa che il lavoro e il valore del conflitto debbano tornare al centro della società, occorrerà rimboccarsi le maniche

di Vito Nocera

Intorno al voto per il Quirinale si sta giocando uno spettacolo piuttosto discutibile. E la parola spettacolo è calzante, tutti i commedianti in scena interpretano una parte.

Intanto le due destre: quella peronista nazionalista (Fdi, Lega, Fi ) e quella più classica, borghese e mercatista, attestata intorno al suo campione attualmente a palazzo Chigi. Poi, la squinternata pattuglia che i media chiamano sinistra,ma che in realtà non si sa che cosa sia.

Questi ultimi – piddini usciti, rientranti e stabili, resti di Cinque stelle precocemente appassiti, e qualche d’intorno dello zero virgola – arrancano. Apparentemente sotto il peso delle loro contraddizioni su un candidato, ma in realtà perché privi di una autonoma identità e visione politica.

In questo quadro fa gioco a tutti il desiderio del Cavaliere di salire al colle. A destra, caduto il bluff (anche se c’è da stare attenti perché l’uomo di Arcore tra tanti dilettanti potrebbe essere un pericolo vero) forse si vedranno spianata la strada per un candidato di area meno inaccettabile del capo di Forza Italia.

Mentre, diciamo così, a sinistra si dà fiato alle trombe di quell’antiberlusconismo, insieme innocuo e moralista (popoli viola, Fatti Quotidiani, girotondi vari) che per quasi 30 anni ormai non ha avuto alcuna efficacia e ha contribuito non poco alla fine di una sinistra che badasse al conflitto sociale e alla centralità del lavoro.

E ciò mentre il blocco borghese più antioperaio e mercatista potrebbe andare con Draghi al Quirinale, appoggiato più o meno da tutti e con l’aureola di chi ha impedito lo sberleffo del cavaliere al colle.

Se davvero finisse così sarebbe davvero un “bel capolavoro“. Ovviamente non è detto. Ma in ogni caso, per chi pensa che il lavoro contemporaneo e il valore del conflitto debbano tornare al centro della organizzazione della società, occorrerà rimboccarsi le maniche e provare ad attraversare, con la poca acqua di cui si dispone, il deserto di una lunga opposizione.

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