

di Peppe Papa
Prima lo hanno pregato di intervenire, assumere un’iniziativa politica che li tirasse fuori dal pantano, poi si sono messi di traverso. Ai leader delle forze politiche che lo avevano sollecitato Mario Draghi ha chiesto carta bianca, sia nel caso di una sua elezione al Quirinale che in quella della permanenza a Chigi.
In sostanza, il governo non si tocca, al massimo un rimpastino, giusto per consentire a ognuno di piazzare la propria bandierina e via così, fino ad aprile del 2023, quando il Paese tornerà a votare. In caso contrario, arrivederci e grazie. Esattamente quello che nessuno può permettersi, sarebbe un suicidio.
Il primo a prendere il ‘palo’ nella giornata di ieri è stato Matteo Salvini, uscito scuro in volto dall’incontro avuto con il premier nel palazzo del governo. Poi è toccato ai capi del Pd e M5S, Enrico Letta e Giuseppe Conte, sentiti al telefono, incassare l’aut aut.
E’ stato come ricevere uno schiaffo improvviso, la reazione è stata quella sdegnata di chiudere il discorso congelando la questione provando a guardare oltre. Sì, ma dove?
La figura dell’ex presidente della Bce è in questo momento imprescindibile, tutti in Europa e nel mondo tifano per lui, mercati finanziari in testa, figurarsi. La sua uscita di scena è considerata una iattura.
Così è ricominciato il circo. In una ridicola conferenza stampa del centrodestra, dove non sono state ammesse domande da parte dei giornalisti, Salvini ha tirato fuori solennemente la terna di nomi dello schieramento da cui scegliere il prossimo Capo dello Stato.
Marcello Pera, Letizia Moratti, Carlo Nordio, rigorosamente in ordine di partito referente, Fi, Lega, Fdi. Candidati palesemente di bandiera cui nessuno ha dato credito. Dall’altro fronte, infatti, è arrivato un garbato “non se ne parla nemmeno”, anche se neanche loro sanno bene cosa fare.
Il massimo che sono riusciti a inventarsi per dare una scossa e dimostrare volontà di arrivare a un’intesa è il goffo proposito annunciato dal segretario dem, Letta al termine dell’incontro tra le delegazioni di Pd, M5S e LeU: “La nostra proposta è, chiudiamoci dentro una stanza e buttiamo via la chiave fino a quando non troviamo una soluzione”.
Una specie di Conclave, insomma, per venire a capo di una situazione politica che obiettivamente non sono in grado di gestire e su cui misurano la propria debolezza.
Per non capitolare del tutto l’unica possibilità che hanno, a questo punto, è quella di trovare un nome condiviso che possa mediare con Draghi che, per forza di cose, deve restare a Palazzo Chigi alle sue condizioni. Uno tipo Casini, tanto per fare un nome.
2 Comments
Non bruciare Draghi 😍rimanga dov’è x favore🥰xgli italiani ♥️tenga duro presidente Draghi parla una povera anziana
Where there is a will, there is a way.