

di Peppe Papa
Enrico Letta non si rassegna, è rimasto solo lui e pochi altri nel Pd, a puntare ancora sull’alleanza strategica con M5S e con questi andare alla conquista dei Comuni al voto nella prossima primavera. Il famoso “campo largo” su cui ha imperniato la sua segreteria, ma che nelle città è un oggetto praticamente sconosciuto, o nel migliore dei casi, avversato.
Addirittura Francesco Boccia, il responsabile enti locali del partito e tra i principali paladini dell’asse con i grillini, se n’è accorto e ha proposto di cercare alleati nel civismo, nel frammentato fronte riformista, invece che rincorrere un partito alla canna del gas provando a tenerlo in vita. Ma il segretario non demorde, preferendo galleggiare, cosa di cui è maestro.
Anche a dispetto di una realtà che, sui territori, sta prendendo forma con la nascita di cartelli di centrosinistra composti da dem, alleati locali e liste civiche, invece che con altri partiti, men che mai i Cinquestelle. Trascurando i numeri i quali, lapalissianamente confermano, che con Conte, Di Maio e compagnia, non si va da nessuna parte.
La grande ammucchiata, alle ultime amministrative di ottobre, è riuscita solo a Napoli e grazie soprattutto alle truppe cammellate del governatore Vincenzo De Luca, nelle altre grandi città dove si è votato i pentastellati non hanno toccato palla, ininfluenti, o proprio inesistenti. Sarà curioso vedere le loro percentuali nei capoluoghi dove si apriranno le urne questa volta.
Tra questi le città di Palermo, Catanzaro, L’Aquila e Genova, di Beppe Grillo, la sola forse dove il Movimento ha qualche voce in capitolo, anche se il Pd ha già trovato il candidato unitario, Ariel Dello Strologo che sfiderà il fortissimo sindaco uscente, Marco Bucci. Per il resto ci sarà da vedere quanto racimoleranno in Comuni come Catanzaro, Oristano, Belluno, Lodi, o Rieti e via dicendo.
Senza contare, poi quelle realtà locali, sfuggite evidentemente al radar dell’ex professore di Science po, dove i dirigenti del Pd stanno guardando al dialogo con Italia Viva e Forza Italia. A Palermo e in Sicilia per le regionali che si terranno probabilmente dopo l’estate, tanto per dirne una, la più clamorosa, i dem hanno capito di potere approfittare della spaccatura apertasi nel centrodestra.
L’interlocutore, guarda un po’, è il pirotecnico storico berlusconiano, Gianfranco Miccichè che potrebbe essere il candidato centrista alla presidenza della Regione al posto di Nello Musumeci che non gode dei consensi di tutto il centrodestra per aspirare alla rielezione.
Lo stesso al quale ha fatto visita il segretario Pd di Palermo, Antony Barbagallo, senza che questo abbia creato alcuno scandalo, come successe invece qualche mese fa con Renzi che incontrò Miccichè per gli stessi motivi. Cioè l’idea di dare vita a un laboratorio politico sul tipo della “maggioranza Ursula”, che possa essere esportabile a livello nazionale.
Tanto dovrebbe bastare che dalle parti del Nazareno prendessero atto delle nuove dinamiche che si stanno muovendo lontano dalla Capitale, evitando di far finta che la linea politica non sia già cambiata nei fatti. Smetterla, insomma, di inseguire fantasmi prossimi a svanire, ritornando in fine ad occuparsi di cose serie.