

di Peppe Papa
Draghi è tornato a fare Draghi gelando la politica che, dopo il circo quirinalizio conclusosi con la rielezione forzata di Mattarella, ha ricominciato a tirarlo per la giacca in vista del dopo 2023. Gli è bastata, insomma, l’esperienza di “candidato di tutti” al Colle, da lui stesso improvvidamente alimentata, che ha fatto perdere colpi all’azione di governo.
Nel corso della conferenza stampa, seguita al Consiglio dei ministri che ha approvato la riforma del Csm, sul punto è stato chiaro spiegando che non solo non si presterà alla richiesta di scendere nell’agone politico alla guida di un vagheggiato centro, ma nemmeno aspira a restare a palazzo Chigi oltre il termine del proprio mandato.
Alla domanda di un giornalista sulla possibilità di essere il federatore di una coalizione di centro, appunto, nel 2023, ha risposto secco: “Lo escludo”. Per poi aggiungere: “Tanti, anche politici, mi candidano a tanti posti in giro per il mondo, mostrando una sollecitudine straordinaria nei miei confronti. Li ringrazio moltissimo, ma vorrei rassicurarli. Se per caso decidessi di lavorare dopo questa esperienza, un lavoro me lo trovo anche da solo…”.
E ci mancherebbe. Un brutto colpo per chi sperava che il binomio Mattarella-Draghi potesse durare almeno fino al 2026, termine del Pnrr. Ha altri programmi, primo fra tutti la guida della Commissione europea, o in alternativa, quello della Banca mondiale, entrambi alla sua portata. In fondo lo ha sempre detto di essere “un nonno al servizio delle istituzioni”, senza specificare quali.
Nel frattempo ha ripreso la marcia puntando dritto all’obiettivo, senza badare alle insidie che attendono l’esecutivo nell’anno elettorale. “La vedo in senso chiaro – ha spiegato – il dovere del governo è proseguire e affrontare le sfide importanti per gli italiani. Che sono – ha proseguito – quella immediata del caro energia, poi l’inflazione che sta aggredendo il potere di acquisto dei lavoratori e diminuendo la competitività delle imprese, l’uscita dalla pandemia naturalmente, e il Pnrr, che sta andando molto bene”.
Per questo ha ripreso a strigliare i suoi ministri, a tutti ha chiesto di mettere a punto, a stretto giro, una relazione sullo stato di avanzamento dei piani di loro competenza. Non c’è tempo da perdere e bisogna correre. Prendere decisioni, a prescindere dai partiti di maggioranza, comunicandole direttamente al Paese, di volta in volta, nelle occasioni pubbliche in programma.
Le forze politiche, inermi, non possono fare altro che reggere il ‘moccolo’, incapaci di riformarsi, di fronte a un paese che sta con il premier, come rilevato in un sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca Quorum/YouTrend per Sky TgG24 che attesta la fiducia nel governo da parte del 60% degli italiani.
Al momento non c’è partita, Draghi farà come vuole, concedendo di tanto in tanto qualcosa ai leaderini di partito che lo sostengono, uno zuccherino per tenerli buoni e non fargli combinare pasticci, così fino al termine della legislatura. Poi saluterà tutti. A meno che, caso non voglia, Mattarella non sia costretto a richiamarlo in servizio. Un’evenienza per niente impossibile.