“No” alle armi a Kiev, l’intellighenzia di sinistra e il pacifismo da salotto
Marzo 5, 2022
Benzina e gasolio alle stelle, ma le accise non si toccano: Cingolani se la prende con gli “speculatori”
Marzo 12, 2022

Ucraina, la fermezza di Letta conquista il centrosinistra: il M5S di Conte si tira fuori

Nessun neutralismo, sabato sarà a Firenze dove ha annunciato la partecipazione alla manifestazione contro la guerra di Putin, organizzata dalla rete Eurcities in contemporanea con altre cento città europee aderenti. E si sono accodati tutti. Anche quelli che non t’aspetti (si fa per dire). Tranne i Cinque Stelle

di Peppe Papa

La drammatica guerra Ucraina sta facendo emergere, inaspettatamente, la leadership del centrosinistra di Enrico Letta. Il segretario Pd ha fin dal primo momento preso posizione contro l’invasione russa, schierandosi a fianco della resistenza del popolo ucraino e ha appoggiato, senza esitazioni, il governo su tutte le opzioni messe in campo, sanzioni economiche e invio di armi comprese.

Il partito, mai come questa volta, lo segue a ruota. Tutti allineati e coperti, anche la sinistra interna, sempre pronta a opporre distinguo, è silente, così come gli ex della ‘ditta’ rimasti dopo la scissione. Nessuno di loro ha nulla da obiettare, d’altronde la maggioranza che sostiene la linea di politica estera di Letta è molto forte e ampia. Base riformista, la corrente degli ex renziani del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini è schierata compatta.

Nessun neutralismo, dunque, sabato sarà a Firenze dove ha annunciato la partecipazione alla manifestazione contro la guerra di Putin, organizzata dalla rete Eurcities presieduta dal sindaco Dario Nardella, in contemporanea con altre cento città europee aderenti. E si sono accodati tutti. Anche quelli che non t’aspetti (si fa per dire).

I tre sindacati confederali uniti, separati invece nello scorso fine settimana a piazza San Giovanni, l’Anpi che non aveva nascosto la sua contrarietà alla fornitura delle armi ai “partigiani” ucraini e l’Arci, convinta no-war a prescindere. Poi, le Acli, la Comunità di Sant’Egidio e, al completo, il variegato mondo dell’associazionismo arcobaleno. Infine tutte, o quasi, le forze politiche del centrosinistra da Italia Viva a LeU.

I Cinquestelle, unici non pervenuti, ma che a questo punto per Letta diventa un fatto irrilevante: il “campo largo” si può fare anche senza di loro. Conte, benché ancora sospeso dalle sue funzioni di Capo del Movimento, mostra una certa insofferenza nei confronti del protagonismo di Mario Draghi e della ‘esposizione’ mediatica dell’odiato ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

Non perde occasione nel cercare di smarcarsi solleticando l’anima animale profonda dei grillini in parlamento i quali, mentre gli uffici della Camera su indicazione del presidente Roberto Fico lavorano con le autorità ucraine per organizzare una video-call con il presidente Zelensky nell’Aula di Montecitorio, scatenano in chat tutta la loro rabbia e frustrazione.

A chi può venire in mente che ora Zelensky deve parlare al Parlamento di un Paese che non è coinvolto direttamente nella guerra? Ma che senso ha? Ha cose ben più importanti da fare”, ha scritto, tanto per dire, una pentastellata. “E’ davvero insensata questa sovraesposizione del parlamento italiano”, ha replicato un’altra deputata che poi ha attaccato il segretario dem: “se facciamo parlare Letta, ciao, andiamo in guerra domani…”.

E via su questi toni, giusto per far intendere l’aria che tira tra i presunti “alleati strategici” che si stanno consumando nella loro inconsistenza cercando, almeno tra i più scaltri, di conservare il posto al sole immeritatamente conquistato. Insomma, con gente così è meglio non averci a che fare, aspettando che si estinguano da soli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *