

di Peppe Papa
Si fa sempre più incomprensibile l’ostinazione con cui Enrico Letta continua a perseguire la costruzione del “campo largo”, da lui stesso considerata “difficile”, pur di fronte ai continui distinguo degli alleati Cinquestelle con i quali, il segretario Pd, immagina di formare l’asse portante della coalizione.
L’aggressione russa all’Ucraina e la determinazione del governo Draghi nel sostegno umano e materiale alla resistenza degli ucraini, ribadita con la decisione di aumentare le spese militari, ha reso evidente l’inaffidabilità e la distanza che separa i grillini dal mondo riformista del centrosinistra.
Nel M5S torna a prevalere l’istinto animale dell’origini, quello che portò al governo giallo-verde del Conte I. Proprio l’ex premier, soprattutto dopo lo scoppio della guerra (chissà perché) e sempre più nervoso, ha rimarcato la differenza di visione dal resto del ‘cartello’ schierato senza ambiguità con le scelte dell’esecutivo.
“Noi vogliamo creare una difesa europea – ha detto Draghi nelle comunicazioni alle Camere – ed è per questo che vogliamo adeguarci all’obiettivo del 2% che abbiamo promesso nella Nato”. Non se ne parla proprio, ha fatto sapere il leader pentastellato in un’intervista: “Voteremo contro”.
E addio maggioranza, perché nel frattempo il ‘compare’ leghista Salvini, anche lui preso dai dubbi sullo stesso argomento, sembra propenso a porre il veto sull’ordine del giorno che presenterà mercoledì prossimo il governo.
Le elezioni anticipate a ottobre, nonostante una contingenza drammatica, sono evidentemente un’opzione possibile per i due leader nazionalpopulisti, il loro ultimo colpo di coda.
Tra i dem si è accesa la ‘luce rossa’, l’ex capogruppo al Senato Andrea Marcucci, certo uno che non ha mai nascosto la sua avversione per il Movimento, è stato perentorio: “Non si minaccia una crisi di governo durante una guerra in Europa, la posizione del M5S sugli impegni presi con la Nato è molto pericolosa”.
Ancora più chiara è stata Debora Serracchiani, la capogruppo Pd alla Camera, una tra le più vicine a Letta, che ha sottolineato quanto “in questo momento non è possibile mettere in difficoltà il governo” richiamando i recalcitranti alleati grillini alla “responsabilità e consapevolezza del momento”.
Dai piani alti del Nazareno, però non si muove foglia, anzi. Il segretario flemmatico, come se niente fosse, getta acqua sul fuoco, confida sul buon senso di tutti convinto di tenere insieme i pezzi dell’Ulivo 2.0 che ha in mente, da Calenda al M5S. Dice di sapere che la cosa è complicata, ma è uno degli obiettivi che si è dato.
Per quanto riguarda Conte e la faccenda degli armamenti, nessun problema, ‘con Giuseppe ci parlo io’, “sono convinto che parlando e discutendo” ha spiegato a margine del congresso dell’Anpi, “troveremo le soluzioni, questo è il momento di essere molto uniti e determinati”.
Nel frattempo, però brucia la casa e il rischio di soccombere è alto. Sarebbe un peccato per Letta, dopo il buon lavoro fatto finora nel riprendere un partito tramortito, rimanere inchiodato a una suggestione perdendo la possibilità di conquistare sul campo una leadership credibile del fronte progressista italiano.