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Conte molla il Pd, Letta fa finta di niente e Zingaretti lo scuote: proporzionale e ognuno per sé

L’ex premier pentastellato punta a coprire quel territorio neutralista e avverso agli ‘yankee’ che si agita a sinistra del Pd, sperando di fare breccia. L’ex segretario dem, suo vecchio estimatore, lo sfida sul terreno elettorale

di Peppe Papa

Giuseppe Conte la scelta l’ha fatta, addio “campo largo” vagheggiato dal segretario del Pd, legge elettorale proporzionale e il M5S schierato sul fronte anti-sistema. Enrico Letta ha incassato il colpo e ha deciso di far finta di niente, continuando a perseguire la linea della fermezza, assunta dal governo Draghi, contro la guerra scatenata da Putin in Ucraina.

Ma la rottura sembra dietro l’angolo, tra i dem lo sconcerto per le affermazioni fatte dall’ex premier pentastellato nell’intervista di ieri a Repubblica hanno lasciato il segno. Nicola Zingaretti, uno che della famosa “alleanza strategica” con i Cinquestelle ne aveva fatto il must della sua segreteria, è stato il primo ad indicare esplicitamente la strada per liberarsi dall’abbraccio, adesso diventato scomodo, con il Movimento.

Che passa proprio dalla modifica del sistema elettorale in chiave “proporzionale con lo sbarramento al 5%”, e ognuno per la sua strada. Una proposta condivisa, come risaputo, da due componenti forti del Pd, Base riformista e sinistra interna che da tempo sostengono il superamento del Rosatellum per un ritorno al proporzionale. Non c’è altro modo, tra l’altro con l’assenso dello stesso Conte, di sciogliere il sodalizio, per la verità mai veramente decollato, con i grillini.

C’è poco da spartire con l’avvocato del Tavoliere che ha deciso, o forse chissà costretto, a giocarsela sul fronte di un rozzo anti-americanismo, del pacifismo della domenica buono per gli stomaci sensibili di un anti-atlantismo di maniera. Punta, insomma, a coprire quel territorio neutralista e avverso agli yankee che si agita a sinistra del Pd, sperando di fare breccia.

Vedo diffondersi, soprattutto sulla scia emotiva di questa guerra, un vetero atlantismo di stampo fideistico che, unito a un oltranzismo bellicista, rischia di portare atri guai a noi e i nostri alleati” ha spiegato Conte nell’intervista, rendendo esplicito l’orientamento a chiamarsi fuori dal consesso dei “responsabili” che sostengono palazzo Chigi nel momento di una drammatica crisi internazionale.

Scia emotiva” sì, ha detto proprio così, e un deputato piddino ha ironizzato, “Conte è passato dalla scie chimiche alle scie emotive”, tanto per dire l’aria che si respira in casa dem a dispetto del silenzioso temporeggiare del segretario. Del quale, se ne ignorano i motivi, e che potrebbero costargli caro.

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