Fukuyama, gli squadroni della morte di Putin e gli agit prop del totalitarismo che chiedono di arrenderci
Aprile 7, 2022
Mezzo piede a Palazzo Chigi, insieme per il maggioritario: “mamma Roma” Giorgia con tante grazie a Enrico
Aprile 12, 2022

Salvini e Conte ‘puntano’ Draghi: Putin ringrazia

Far cadere il governo e andare ad elezioni anticipate, sfruttando la ‘finestra delle amministrative di giugno. E’ questo il piano del vecchio fronte giallo-verde

di Peppe Papa

Far cadere il governo e andare ad elezioni anticipate, sfruttando la ‘finestra’ delle amministrative di giugno. E’ questo il piano che il vecchio fronte giallo-verde ha in mente per scardinare Mario Draghi dalla poltrona di Palazzo Chigi. Praticamente un assist, chissà quanto involontario, al capo del Cremlino il cui obiettivo dichiarato è la disgregazione del fronte occidentale.

Nel pieno del conflitto in Ucraina, scatenato dall’autocrate russo, l’Italia sarebbe il primo Paese dell’alleanza atlantica a precipitare in una crisi di governo, mostrando pericolose crepe nella compattezza dello schieramento impegnato nel sostegno alla resistenza ucraina.

Il prestigio internazionale, riconquistato sotto la guida dell’ex presidente della Bce, ritornerebbe sottozero come ai tempi degli esecutivi Conte I e II, il Pnrr impantanato in parlamento e nei ministeri. Pericoli che non spaventano i capi di Lega e Cinquestelle, anzi.

Ogni occasione è buona per creare problemi, porre veti, marcare distanze, protestare, giocando a fare l’opposizione pur facendo parte della maggioranza che sostiene l’esecutivo. La settimana scorsa ha tenuto la scena l’ex premier grillino, impuntandosi sull’aumento delle spese militari concordate con la Nato, minacciando fuoco e fiamme.

Alle quali Draghi, dopo averlo convocato nel suo ufficio, ha risposto a muso duro, spiegando che gli “impegni presi si rispettano”, prima di salire al Quirinale a riferire a Mattarella. Nonostante tutto, però Conte ancora mugugna, pronto a sferrare la coltellata mortale appena se ne dovesse presentare l’opportunità.

Negli ultimi giorni è stato Salvini a salire sugli altari accendendo la bagarre sulla delega fiscale: “Noi non la votiamo”, ha detto uscendo dall’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo per il processo Open Arms che lo vede imputato. Niente da fare, nonostante le rassicurazioni del premier sul fatto che “non è previsto nessun aumento delle tasse“.

E’ riuscito a strappare un appuntamento per la prossima settimana con il primo ministro il quale, raccontano da Palazzo Chigi, è piuttosto irritato dalle continue intemperanze del leader leghista, cui ribadirà come ha già fatto con l’omologo pentastellato, la sua determinazione ad andare avanti, anche a costo di porre la fiducia al provvedimento.

A sentire Enrico Letta è tutto fumo. Il segretario del Pd dice che Lega e Fi, sì anche gli azzurri sono della partita pur se con toni più concilianti, “stanno facendo campagna elettorale e in questo momento è la cosa peggiore che si possa fare”. Che è poi la stessa cosa che pensa del M5S, ma non lo dice per la nota faccenda del “campo largo”.

Draghi probabilmente la spunterà, il Capo dello Stato è certo che farà sentire la sua voce in maniera perentoria, dopo i ‘sussurri’ emessi finora chiaramente contrari a qualsiasi messa in discussione del quadro politico.

Vedremo come andrà a finire, se cioè l’avvocato e il Capitano si acquieteranno, o se a Mosca stapperanno Champagne. Intanto, continuano a piovere bombe. Quelle vere.

1 Comment

  1. Anna Rosaria Erriquez ha detto:

    Salvini e Conte dovrebbero vergognarsi di esistere!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *