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Conte preso a ‘schiaffi’, Salvini all’angolo: populisti out, Draghi padrone del campo

Non se ne può più di Conte, Salvini e compagnia con le loro goffe e ridicole pose di leader di peso, ma con gli eserciti a brandelli. Meno male che c’è l’ex presidente Bce

di Peppe Papa

Che Dio ci scansi e liberi definitivamente dal cancro populista che ha invaso, come una metastasi, la politica italiana fino a comprometterne le fondamenta democratiche.

Non se ne può più di Conte, Salvini e compagnia con le loro goffe e ridicole pose di leader di peso, ma con gli eserciti a brandelli. Meno male che c’è Draghi, non osiamo immaginare cosa sarebbe successo con uno come l’avvocato di Volturara Appula a Palazzo Chigi, una pandemia che ancora morde e una violenta guerra in corso alle porte dell’Europa, senza la guida autorevole dell’ex capo della Bce.

Il quale dispensa buffetti compiacenti e schiaffoni sonori agli indisciplinati componenti della variegata maggioranza che sostiene il suo governo.

Alla Lega  e al centrodestra in generale che ha cavalcato ossessivamente il tema fiscale, martellando principalmente sulla riforma del catasto madre di tutte le battaglie, il premier ha concesso il minimo sindacale formulando un provvedimento che formalmente cambia poco o niente della sostanza, ma consente di poter far cantare vittoria all’esausto establishment conservatore.

Al capo pentastellato e ai suoi squinternati adepti ormai sempre più evanescenti, invece, sono arrivati i ceffoni, giusto a chiarire che c’è un limite alle intraprese estemporanee di schiere di sgherri e di cialtroni, preoccupati solo di conservare, nei limiti del possibile, il proprio posto al sole inaspettatamente conquistato.

La richiesta perentoria di Conte di riferire in parlamento, prima della missione del premier a Washington, in merito all’invio di armi alla resistenza Ucraina, chiarendone la ridicola natura se offensive o difensive, è stata rimandata al mittente considerandola un orpello
inutile alla discussione.

Draghi è in partenza per gli Stati Uniti – hanno fatto sapere da Chigi – i tempi sono stretti e la richiesta di Conte è del tutto isolata”. Chiarendo che “è già in calendario per il 19 un question time con il presidente del Consiglio”. In poche parole, state buoni, e se avete qualcosa da obiettare, fate quel che dovete.

Insomma: volete far cadere il governo? Accomodatevi. O altrimenti, tacete. Che appare la cosa più probabile al momento, stando al tono delle reazioni pervenute dall’universo pentastellato, dove il massimo dell’irritazione è stata l’arrendevole “delusione” dell’ex premier grillino il quale ha sostenuto la tesi che il confronto è stato un’occasione mancata “per dare un mandato forte” a Draghi.

Il quale, in tutta evidenza, se n’è fregato, procedendo per la sua strada. “Chi mi ama mi segua”, in poche parole, e se c’è qualcuno che non è d’accordo lo dica con chiarezza, senza giochetti ambigui che non portano da nessuna parte.

E sono proprio i Cinquestelle, chiamati a risolvere la loro stessa esistenza, a dover prendere posizione in tal senso, facendo i conti con l’inconsistenza di una idea naufragata di fronte alla spietata realtà delle cose. Speriamo che spariscano al più presto.

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