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‘Facce di bronzo’, il Pd rilancia il ddl Zan ed è pronto a trattare: una provocazione, ma da applausi

Dal muro contro muro che mandò tutto all’aria sei mesi fa, al veniamoci incontro e portiamo a casa il risultato di adesso. Un’inversione a U quella del Pd che quanto meno serve a fare chiarezza nel centrosinistra

di Peppe Papa

Certe volte ci vuole la faccia di bronzo per fare strada nella vita, quella che certamente non manca a Enrico Letta e al Partito democratico di cui è segretario e che non ha esitato ad esibire ripresentando, dopo sei mesi dalla clamorosa bocciatura al Senato, il ddl Zan contro l’omotransfobia come se niente fosse stato. Anche se con la sostanziale novità di essere pronti a mediare, correggere qualche forzatura, accogliere critiche costruttive.

Insomma, dal muro contro muro che mandò tutto all’aria all’epoca, al veniamoci incontro e portiamo a casa il risultato di adesso, e peccato se la questione poteva già essere stata archiviata. Senza imbarazzi è arrivata l’inversione ad U dei dem che hanno rilanciato il provvedimento, decisi questa volta ad arrivare fino in fondo.

Vogliamo riannodare quel filo che è stato spezzato sei mesi fa, consapevoli che quel testo è stato bocciato da questo parlamento – ha spiegato in una conferenza stampa Letta – il nostro obiettivo non è una bandiera, ma arrivare a una legge che sia in grado di raggiungere l’obiettivo di difendere dai crimini di odio”. Convinti che questo presupponi di “essere aperti a una discussione con le altre parti politiche per arrivare a una conclusione positiva”.

Toni ben diversi da quando accusava l’universo mondo di aver “voluto affondare il futuro, riportare l’Italia all’indietro” e denunciava gli “inguacchi” al Senato per affossare la legge sottolineando quanto il Paese fosse “da un’altra parte”. Tutto dimenticato.

Quel che resta da capire è il perché, in una situazione di grave crisi internazionale che vede l’Italia in prima linea sul fronte delle sanzioni e dell’invio di armamenti a Kiev, oltre una situazione politica interna instabile, il Pd non abbia trovato niente di meglio che porre sul tavolo, in pompa magna, una minestra riscaldata come la Zan.

Probabilmente si tratta di una provocazione per mettere alla prova l’ampio fronte della maggioranza – proprio in virtù dello sconquasso provocato dalla guerra in Ucraina, dove l’unità di intenti e l’affidabilità dei partiti che la compongono dovrebbero trovare facilmente un’intesa su una questione, nel contesto, in fondo minima – pur sapendo che è tempo perso.

Ma servirà comunque a fare chiarezza, e in questo è meritoria l’iniziativa, a cominciare dall’alleanza, sempre più spuria, con i Cinquestelle, il rapporto con Renzi, Calenda, Più Europa e gli altri esponenti centristi del panorama politico nazionale, insieme alla la rivisitazione in chiave proporzionale del sistema elettorale. Se così fosse, sarebbe da applausi: faccia di bronzo sì, ma con judicio.

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