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Letta e il M5S di Conte senza scampo: la lezione di “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone

Quando un politico scafato di vecchia scuola democristiana incontra un politico improvvisato di conio Cinquestelle, il politico improvvisato di conio Cinquestelle è spacciato

di Peppe Papa

Quando un politico scafato di vecchia scuola democristiana incontra un politico improvvisato di conio Cinquestelle, il politico improvvisato di conio Cinquestelle è spacciato. Si può riassumere così, parafrasando una celebre battuta nel film “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone, il livello del confronto tra il leader del Pd Enrico Letta e quello del M5S Giuseppe Conte.

Tra uno con il fucile e l’altro con la pistola non c’è dubbio su chi ci rimane secco, e tra i due quello che sembra avere in mano l’arma più letale è il primo. Che sta infatti, con pazienza e tanta perseveranza, cucinando a fuoco lento il suo pseudo alleato, cosciente di avere a che fare con una figura inconsistente ma, suo malgrado, ancora in grado di produrre danni al Paese.

Letta lo blandisce, gli riconosce una centralità politica che ormai è solo un ricordo, nel frattempo tiene barra dritta sul sostegno fedele al governo Draghi e alle sue scelte di politica estera, mai come in questo momento cruciali. L’ex premier pentastellato, invece, si agita maldestramente nel tentativo di dare una ragione d’essere a quel che resta del Movimento, provando a rubare voti a sinistra del Pd agitando la consunta bandiera del pacifismo nostrano.

Nelle ultime settimane il dissenso di visione tra i due ‘alleati’ è stato particolarmente acceso e si sono acuite le difficoltà sul proseguire un discorso insieme. Nel Pd i mal di pancia contro i riottosi grillini sono diventati insopportabili, il segretario ha faticato non poco a calmarli, lui stesso ha usato parole ferme contro l’atteggiamento di Conte e dei suoi.

Gli ha messo paura, ribadendo la fermezza nella linea di appoggio incondizionato all’esecutivo, costi quel che costi, e la possibilità di correre anche da soli a prescindere dal sistema elettorale, pur se molto probabilmente resterà quello attuale. Una prospettiva che, nonostante il tanto agitarsi, terrorizza contiani e non. Luigi Di Maio, tanto per dire, è già con mezzo piede nel Pd e Roberto Fico è pronto a fare lo stesso.

Bisognava raffreddare gli animi, insomma, serviva un “faccia a faccia” da prima pagina per i giornali del mattino e il turbinio del mondo social, così come poi è avvenuto. Un incontro, durato quasi due ore, dove però le posizioni sono rimaste distanti, con Letta deciso a non mollare di un millimetro e l’avvocato di Volturara Appula ad assicurare di non avere intenzioni bellicose. E il comunicato, concordato e diffuso dalle rispettive fonti ufficiali, ne è stato la conferma.

E’ stata l’occasione per un aggiornamento sui vari temi dell’agenda politica”, hanno spiegato parlando di “incontro cordiale, come sempre dati i rapporti personali e politici tra i due leader, in cui sono state trattate le varie questioni, anche quelle che hanno visto le rispettive forze politiche su posizioni non pienamente convergenti”. Ma nonostante tutto, “non si sono nascosti le tensioni di queste ultime settimane ribadendo però l’intenzione e determinazione a continuare il percorso di dialogo”.

Ci mancherebbe, per i dem è essenziale continuare a succhiare sangue agli improvvidi “scappati di casa” stellati fino a sfinirli, a questi avere la possibilità di continuare a recitare una parte in commedia nella speranza di raccogliere qualche applauso finale al dunque delle prossime elezioni politiche, sperando di non dover abbandonare ingloriosamente il teatro.

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