

di Peppe Papa
“E’ bella , ma non balla”, recita un vecchio modo di dire partenopeo per indicare una situazione che all’apparenza si presenta favorevole sotto ogni aspetto e che invece, a conti fatti, non risponde alle aspettative. La consapevolezza, insomma, di un qualcosa che manca per potersi dire veramente soddisfatti.
E’, più o meno, la condizione in cui si trova Matteo Renzi con il suo “Il Mostro”, balzato in testa alla classifica dei libri più venduti in Italia, ma assolutamente deludente dal punto di vista dello shock politico che si prefiggeva di scatenare.
Eppure, le vicende narrate nel pamphlet, soprattutto quelle riguardanti il sistema giustizia, sono presentate corredate da fatti messi in fila, documenti, la denuncia precisa di dinamiche che non “tornano in magistratura”, facendo nomi e cognomi.
Solo il vicepresidente del Csm, Davide Ermini (“egli è diventato vicepresidente del Csm grazie al metodo Palamara e io sono uno di quelli che possono testimoniarlo”) querela, per il resto tutto tace. Media freddi, nonostante le ospitate in Tv, la notizia battuta è stata a proposito del boom di vendite, sul resto silenzio totale.
L’ex premier si immaginava, chissà quanto ingenuamente, l’avvio di inchieste, approfondimenti, il montare del dibattito da parte dei mezzi di informazione, invece la cosa è stata derubricata a fenomeno editoriale, che è pur sempre fatto che inorgoglisce, e relegata tra le curiosità.
Una “congiura del silenzio” l’ha definita amareggiato il leader di Iv nella sua e-news quotidiana dove ha attaccato lo scarso risalto dato dai giornali agli argomenti scottanti trattati nel suo lavoro. E ha provato a rilanciare la sfida.
Se non si discute del merito dei contenuti “dettagliatamente descritti nel Mostro”, allora “delle due l’una” ha detto: “o mi sono inventato tutto, e allora ditemi dove sono le falsità, oppure è tutto vero ed è uno scandalo restare in silenzio”. “Lancio un appello ai commentatori e agli editorialisti– ha proseguito – togliete il nome Renzi e sostituitelo con un cognome a caso. Ma vi prego, parlate, parlate, parlate, non può vincere la congiura del silenzio”.
Intanto va in giro per l’Italia a presentare il volume, sold out in tutti i luoghi con migliaia di presenze, perlopiù aficionados di stretta osservanza, curiosi attratti dal fenomeno pop e il personale politico territoriale che intrattiene sapientemente con il suo solito collaudato ‘one man show’.
Le vendite schizzano, ma l’iniziativa politica langue. E non c’è da meravigliarsene, al netto di una possibile “congiura”, che ci siano altre priorità in questo momento che, colpevolmente o meno, attirino l’attenzione. Occorre farsene una ragione.
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Per lo meno fa soldi con i diritti d’autore.