

di Peppe Papa
Anche Grillo scarica Conte, dopo due giorni d’incontri nella Capitale con i parlamentari, un paio di faccia a faccia con l’ex premier e qualche polemica creata ad arte per cercare di metterlo in imbarazzo, è andato via ‘senza salutare’. Disertato l’appuntamento fissato con i Ministri e quello ulteriore con l’avvocato, missione compiuta, inutile fare altre chiacchiere.
Non si esce dal governo e si mantiene la regola dei due mandati, nessuna deroga, o forse qualcuna sì, ma è da vedere, “non lo so” ha affermato, prima di scivolare nel taxi. Se qualcuno la pensa diversamente, provi a fare il contrario e a Conte, la banda del ‘Fatto quotidiano’, Di Battista devono essergli fischiate le orecchie.
Il povero capo dei Cinquestelle, disperatamente alla ricerca di un modo per ritagliarsi un futuro in politica, ci sta capendo poco, sballottato tra chi vorrebbe l’immediato ritiro dall’esecutivo per ritornare ai vecchi tempi dell’opposizione nuda e cruda, e chi invece suggerisce prudenza restando dentro l’esecutivo per cercare di ottenere qualcosa, anche se il M5S non tocca palla da quando è calato Draghi a Palazzo Chigi.
Intanto è andato via Luigi Di Maio portandosi dietro una sessantina di parlamentari, le elezioni amministrative hanno certificato quasi ovunque il dissolvimento alle urne del Movimento, l’avvocato prende ceffoni ogni volta che parla, costretto a rimangiarsi le improvvide minacce all’esecutivo che gli capita di lanciare, fomentato da Travaglio&Co., per darsi un tono e un segnale di esistenza.
In questa situazione non c’era dubbio che Beppe Grillo prima o poi sarebbe intervenuto. Il M5S è una sua creatura, provare a salvare il salvabile un dovere, oltre tutto, da buon genovese senza trascurare la moneta che pure ha la sua importanza. Le casse del Movimento piangono, i parlamentari non versano più un euro, il tesoriere con le pezze in fronte. I trecentomila euro concordati per il Blog, finiti in cavalleria. Era necessario, dunque, scendere a Roma.
Dove ha trovato apparecchiato il fantomatico scoop degli amici del ‘Fatto’ che riportavano le parole del professor Domenico De Masi, sociologo di riferimento dei pentastellati che ha smesso da tempo di studiare per inseguire la propria vanità, il quale affermava di aver saputo da Grillo delle pressioni ricevute dal presidente del Consiglio di “rimuovere Conte dalla guida del partito perché inadeguato”.
Essendo uno scafato, l’elevato non si è fatto irretire, ha mangiato la foglia e è andato subito al sodo ribadendo a tutti la linea, oltre che rispondere alla sua maniera all’indiscrezione giornalistica: “Ogni volta vengo strumentalizzato e raccontano cazzate su di me e Draghi”. Stesso concetto, pur se con toni meno coloriti, sottolineato in serata da fonti di Palazzo Chigi le quali hanno “escluso che il premier abbia mai detto o chiesto a Beppe Grillo di eliminare Conte”.
Non è restato altro al leader stellato che ingranare l’ennesima retromarcia. Ma quale uscita dal governo ci mancherebbe, proposito confermato nel pomeriggio anche al Presidente Mattarella in un incontro al Quirinale concordato già da tempo in conseguenza della scissione di Di Maio. Nel frattempo Grillo era già ripartito, lasciandosi dietro il risentimento di molti, ma anche tanta rassegnata impotenza.