

di Peppe Papa
Nonostante Italia Viva sia accreditata dai sondaggi sotto la soglia minima per entrare in parlamento, la decisione di Matteo Renzi di provare la corsa in solitaria, intestandosi la costruzione del fronte repubblicano liberal democratico, ha creato scompiglio nel quadro politico in ansia per quel che il senatore di Rignano è capace di combinare.
Lui, intanto, dice di essere corteggiatissimo e questo è già un risultato considerato che l’obiettivo principale era quello di marginalizzarlo e toglierselo definitivamente dai piedi.
“Continuano a proporci alleanze, accordi, seggi – ha scritto su Twitter – non concepiscono che si possa fare una battaglia seria, di libertà e di coraggio. Faremo loro vedere quanto è bello rischiare per un ideale, sognare un progetto comune, sfidare chi vive di paura. Saremo noi la sorpresa delle elezioni”.
Nel frattempo, ha ricompattato i suoi, un milione di voti per eleggere da 8 a 10 deputati e da 3 a 5 senatori “si può fare”, puntando soprattutto sulla Toscana, dove conta di andare in doppia cifra grazie alla mobilitazione dei pezzi grossi locali, e sul suo personale impegno annunciando che sarà candidato in tutte le principali città: Roma, Napoli, Milano, Torino e naturalmente Firenze.
Enrico Letta, che ne ha già saggiato il veleno, è tra i più preoccupati essendo tra l’altro alle prese con la difficile costruzione di una coalizione che contiene tutto e il contrario di tutto, partner, o presunti tali, che ogni giorno se le danno di santa ragione.
Sarà un miracolo se riuscirà a portare a termine la sua impresa avendo, nel frattempo, un ‘nemico’ agguerrito come l’ex segretario del 40% capace di tutto. Per questo, anche contro alcuni maggiorenti del partito, continua a tenere una porta aperta per lui, “quando vuole siamo a disposizione”.
Ma con Renzi non funziona e non sai mai cosa ti puoi aspettare, quale ‘mossa del cavallo’ possa escogitare. Nei giorni scorsi, tanto per rendere l’idea, lo davano addirittura vicino a chiudere un accordo con Berlusconi, nulla più di una suggestione, smentita da entrambi, che però dà l’idea di cosa lo reputano capace gli avversari.
Berlusconi che rompe con il centrodestra per allearsi con Renzi sarebbe stata una genialata capace di stravolgere il sistema politico italiano ribaltando pronostici, alleanze e certezze. Ma, appunto, solo una suggestione.
Più concreta, invece, la possibilità che a Italia Viva si avvicinino altri soggetti politici e della società civile come la squadra di sindaci guidata da Federico Pizzarotti, l’ex primo cittadino di Parma, con il quale sembra siano in corso contatti per definire una possibile alleanza.
Pizzarotti è da un paio di settimane a Roma impegnato in incontri, confronti e faccia a faccia, la sua “Lista Civica” è molto appetita dato il radicamento sul territorio assicurato dalla presenza dei primi cittadini “liberali e moderati”. Sono voti, parecchi che possono fare la differenza.
La trattiva, dicono, sia “molto avanti”, Pizzarotti stesso ha dichiarato di avere rifiutato la proposta del Pd di confluire in un’unica lista con quella di Di Maio e Tabacci, considerandola “irricevibile”. Mentre i ragionamenti di Renzi, circa la possibilità di superare la fatidica soglia del 5%, sembrano decisamente più convincenti. Un obiettivo a portata di mano che l’ex sindaco vedrebbe di buon occhio.
Se mai l’accordo dovesse essere battezzato, non c’è dubbio che ingarbuglierebbe le carte nel centrosinistra, il povero Letta costretto a perdere un altro pezzo su cui contava e un Calenda sempre più angosciato dal dubbio di aver sbagliato tutto, ma costretto ad andare fino in fondo senza poter tornare indietro. Il dado è tratto, inutile scalpitare, a meno di non perderci la faccia.