

di Peppe Papa
Al Nazareno la paura fa novanta e ogni occasione è buona per attaccare i loro veri competitor che non sono Meloni, Salvini e Berlusconi cui danno per scontata la vittoria alle urne, ma il cosiddetto Terzo polo di Calenda e Renzi, anche a costo di coprirsi di ridicolo.
Come nel caso dell’interpretazione data alle parole del premier, Mario Draghi durante la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto Aiuti Ter, quando alla domanda su una sua eventuale disponibilità a un secondo mandato a Palazzo Chigi ha risposto perentorio con un secco “No”.
Dalle parti del quartier generale Pd si accesa la lampadina e si sono buttati a corpo morto sulla notizia sostenendo che, proprio il diretto interessato, smontava tutto l’armamentario della propaganda terzopolista.
“Con il no di Draghi a qualsiasi proposta di bis – si sono affrettati a far sapere, seguiti a ruota poco dopo da tutta la galassia alla loro sinistra compreso i 5Stelle di Conte – ora è ancora più chiaro: la proposta di Calenda e Renzi non esiste. Se non nel loro suggestivo mondo immaginario”.
Peccato però lo capiscano anche i bambini che a una domanda del genere, chiunque, men che meno Draghi, avrebbe risposto allo stesso modo, in fondo degli italiani tutto si può dire, tranne che sono fessi. Lo ha spiegato bene per i più ingenui l’ex forzista, da tempo passato con Azione, Osvaldo Napoli.
“Che cosa poteva rispondere un residente del Consiglio sfiduciato, non candidato con nessuna parte politica a nove giorni dal voto?”, si è chiesto. “Se avesse risposto sì – ha continuato – avrebbe provocato contraccolpi sull’intera campagna elettorale e la sua disponibilità sarebbe suonata come un endorsement per Calenda e Renzi, in una parola si sarebbe fatto oggetto ‘di parte’ venendo meno alla natura del suo incarico”.
Sta di fatto che a rileggere le dichiarazioni rese durante l’incontro con la stampa Draghi si è tutt’altro che chiamato fuori, indicando invece la strada che qualunque sia il prossimo governo deve percorrere, a partire dall’auspicio della riconferma di alcuni Ministri uscenti, come quello dell’Economia Daniele Franco, “veramente molto bravo”, o quello alla Transizione, Roberto Cingolani.
Ha ribadito la necessità di tenere la barra dritta sulla collocazione internazionale dell’Italia confermando l’efficacia delle sanzioni che, “qualche pupazzo manovrato dai russi”, ritiene non funzionino (a Salvini gli saranno fischiate le orecchie), continuando nel sostegno all’Ucraina “finché non vince la guerra”, evitando il triste spettacolo delle “giravolte“.
“Non si può votare l’invio delle armi all’Ucraina – ha detto – e poi dire ‘non sono d’accordo’, o ancora peggio, inorgoglirsi dell’avanzata ucraina dopo che si è stati contro l’invio del materiale bellico. Si voleva forse che l’Ucraina si difendesse a mani nude? Forse sì”. Chiara l’allusione al M5S e al suo improbabile leader che sull’argomento hanno tenuto esattamente questa posizione.
Per quanto riguarda la probabile trionfatrice delle elezioni, Giorgia Meloni, ne ha avute anche per lei, raccomandando, a proposito delle polemiche sul suo sostegno alla ‘democratura’ ungherese di Orban di scegliere partner che tutelino gli italiani.
“Noi – ha sottolineato – abbiamo una diversa idea di Europa, difendiamo lo Stato di diritto, i nostri alleati sono la Germania, la Francia che difendono lo stato di diritto. C’è da domandarsi come uno sceglie i partner? Certamente – ha spiegato – sulla base di una comunanza ideologica, ma anche sulla base della tutela degli interessi degli italiani”.
Insomma, bisogna chiedersi “chi protegge gli italiani meglio? Chi conta di più tra i questi partner? Datevi voi le risposte”, ha sfidato i giornalisti presenti. Poi è arrivato al capitolo Pnrr “che funziona e va avanti” e poi a quello sullo scostamento di bilancio, “non è motivo che l’Italia si discosti dal percorso attuale se la crescita è accompagnata dall’equilibrio dei conti”.
“Le risorse ci sono, ma quel che conta – ha ammonito – è che il Pnrr e gli investimenti continuino e le riforme continuino. Quello è l’ambiente favorevole alla crescita”. Infine, l’invito alla più ampia partecipazione popolare al voto, “la cosa importante è che tutti vadano a votare, questa è la cosa più importante di tutte”. E menomale che non è interessato a ritornare sulla plancia di comando.