

di Peppe Papa
Elly Schlein ha rotto gli indugi, domenica 4 dicembre al Monk di Roma annuncerà la candidatura alla guida del Partito democratico, decisa a sfidare il suo mentore Stefano Bonaccini di cui è stata vice presidente della giunta regionale dell’Emilia Romagna, smentendo le voci che la davano propensa al ritiro.
Tutt’altro. Si è convinta della necessità di cambiare faccia al partito, dargli una rinfrescata di ritrovato movimentismo, un temperato radicalismo giovanilista attento ai diritti civili e all’ambiente, una ritrovata connessione con la società proiettata nel futuro.
Su questa piattaforma conta di conquistare il sostegno della sinistra interna, che dovrebbe essere naturalmente in sintonia con certe tematiche, e il favore di AreaDem, la forte componente ‘dorotea’ guidata da Dario Frenceschini. Oltre, ovviamente, lo scontato appoggio dei giovani militanti che da tempo spingono per un cambio generazionale.
Messa così, la competizione con il governatore emiliano, tutto pragmatismo e senso della realtà, vecchia volpe di partito, piglio decisionista e sagace mediatore, si potrebbe giocare con qualche possibilità di successo. Ma le cose, purtroppo per lei, si presentano più complicate.
Andrea Orlando, capo della corrente ‘laburista’, continua a fare l’offeso per le modalità di un congresso che hanno mortificato la discussione, il famoso “dibattito”, e lascia trasparire un leggero favore per il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, che non ha ancora ufficializzato la propria discesa in campo e che fida molto sul suo endorsement.
Franceschini, intanto, è silente, non smentisce le voci che lo danno ben disposto nei confronti della Schlein, ma nemmeno si è lasciato andare a commenti di qualsiasi tipo su quanto si muove nel partito alle prese con la difficile fase congressuale. Attende. Prima di muoversi vuole capire come gira la trottola, fino ad allora nessuno può dire come deciderà di posizionarsi.
Insomma, per la ragazza si fa difficile, ha tanto entusiasmo, ma deve fare i conti il moloc di due mondi post, comunista e democristiano, due complicati clienti.