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Il Terzo Polo spariglia, Meloni fa sponda: Fi e Pd sotto schock

Nella piatta routine della politica italiana, dove tutto scorre senza intoppi, c’è qualcuno che prova a dare una botta di vita

di Peppe Papa

Nella piatta routine della politica italiana dove tutto scorre senza intoppi, con un governo di destra impegnato a fare la destra cercando di non precipitare gambe all’aria il Paese e un’opposizione, soprattutto il Pd, preoccupato solo di non sprofondare nell’irrilevanza, c’è qualcuno che prova a dare una botta di vita.

L’iniziativa del frontman del Terzo Polo, Carlo Calenda di incontrare la premier Giorgia Meloni per discutere di manovra e esporle un corollario di proposte alternative, è stato un pugno nello stomaco per entrambi i fronti politici.

Nella maggioranza ad accusare il colpo è stata Fi che sente il fiato sul collo dei terzopolisti dichiaratamente a caccia del voto moderato in uscita di quel che resta del partito Azzurro, con la stella di Berlusconi avviata inevitabilmente al tramonto.

Mentre sul fronte opposto a restare spiazzati sono stati i dem alle prese con una difficile seduta di autocoscienza dopo la brutta mazzata delle elezioni.

Da una parte il vice presidente della Camera forzista, Giorgio Mulé che ha definito Calenda “un personaggio politicamente instabile” e di “provata inaffidabilità”, dall’altra l’ineffabile segretario Pd, Enrico Letta che a bollato l’operazione come il primo atto per un ingresso di Azione e Iv nella maggioranza e l’ha definita “francamente incomprensibile”.

Fatto sta l’iniziativa li ha spiazzati, non si aspettavano tanta spregiudicatezza da parte del duo Calenda-Renzi e dall’altrettanta benevola predisposizione della presidente del Consiglio la quale, dimostrando una sagacia politica che ancora qualcuno considera effimera, si è prestata ad assecondare.

Un’ora e mezza di colloquio, “molto istituzionale”, a discutere di reddito di cittadinanza e Industria 4.0, a testimoniare una empatia che si è manifestata in più occasioni ancor prima che prendesse forma il governo e in seguito quando apertamente il leader di Azione ha preso le parti della Meloni nel contenzioso con la Francia per la questione della nave Ong.

Tutto lascerebbe pensare a un inciucio prossimo venturo, è la cosa più ovvia che gli scienziati della politica travestiti da opinionisti di talk show si stanno affannando a dimostrare sui giornali e in tv, senza che gli sfiori il dubbio di essere stati finora raggirati. E che probabilmente si tratta di tattica utile a entrambi e che mai ci potrà essere alcuna alleanza ‘contro natura’.

Per il momento quel che conta è lo scompiglio del quadro politico, nessuno deve sentirsi al riparo dalle sorprese. A Meloni serve per domare i propri avversai interni, il Cavaliere e Salvini devono acconciarsi al ruolo di sottoposti.

A Calenda e il suo pard Renzi, provare a occupare lo spazio centrista liberal-riformista, lasciato colpevolmente vuoto dal Pd alle prese con l’aggressione a sinistra dei Cinquestelle di ‘Zelig’ Conte.

Questa si chiama Politica. Chi non è capace di esercitarla, si faccia da parte e amen.

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