

di Peppe Papa
Della Manovra, al momento, si registrano solo le chiacchiere alimentate ad arte da Palazzo Chigi che a spezzoni fa venire fuori gli emendamenti che presenterà in parlamento per l’approvazione, inderogabilmente entro il 31 dicembre, per saggiare l’effetto che fa sull’opinione pubblica e sulle forze politiche di maggioranza e opposizione, oltreché su Bruxelles che non ha esitato a far sentire la sua voce.
Un modo di procedere che porta dritto al voto di fiducia e addio dibattito, sarà per un’altra volta, adesso non c’è tempo e non c’è verso di deviare dalla strada tracciata dal precedente governo di Mario Draghi e i paletti fissati con la Commissione Ue. Non è possibile accontentare tutti, tenere fede alle promesse fatte in campagna elettorale, giusto qualche spicciolo da distribuire, inutile protestare.
Insomma, si vedrà, una volta presentato nero su bianco il documento finale, se troveranno conferma i provvedimenti di cui tanto si è parlato finora e che hanno riempito le pagine di giornali e intere serate di talk televisivi. Rdc, pos, contanti, flat tax, bonus, pensioni minime, fisco, sostegno al lavoro e alle imprese, argomenti su cui si è esercitato l’esecutivo Meloni con le sue decisioni che dovranno essere accettate senza condizioni. Prendere, o lasciare.
Anche se questo può significare veder passare provvedimenti di sfacciata iniquità come quello di attribuire un sostegno di oltre ottocento milioni alle società di calcio di seria A, recuperando parte dei fondi dal taglio del ‘bonus cultura’ per i diciottenni italiani che ha fatto infuriare Matteo Renzi che con il suo governo aveva introdotto la norma.
Si chiamerà Carta G invece di 18App come era stato finora, secondo i piani del nuovo esecutivo, l’intervento per i giovani che dovrebbe basarsi, da quel che si è saputo, sul criterio dell’Isee familiare fino a 35mila euro, o il voto alla maturità pari a 100/100. Oltre l’introduzione di un sistema sanzionatorio per gli esercenti che si dovessero prestare ad eventuali truffe. Che si sa, nel nostro paese, sono la regola.
“Buongiorno a tutti – ha esordito Renzi in un video postato sui social – e scusate il mio tono arrabbiato, ma quello che sta accadendo in queste ore è uno dei più grandi scandali a cui ho assistito da quando sono in parlamento. Cosa è successo stanotte: hanno presentato la riforma della 18App il che comporta che azzerino i soldi per il 2023. Cioè, non c’è un centesimo per la 18App”.
I 230 milioni, budget previsto e cancellato, finiranno alle società del pallone “ai presidenti indebitati e spesso incapaci” delle squadre di massima serie del calcio professionistico. “Nel resto del mondo – ha proseguito veemente il senatore – il calcio funziona con i diritti televisivi, gli investimenti stranieri e nazionali, qui da noi no”.
“Qui è Meloni che regala emendamenti ai presidenti incapaci – ha insistito – io lo trovo uno scandalo, uno schiaffo ai giovani, uno schiaffo alla cultura e una marchetta indecente alla serie A. E sapete perché molti media non ne parlano? Semplice – ha rimarcato – perché molti media hanno le società di calcio, di conseguenza non fanno polemica contro questo scandalo”.
Non il solo purtroppo, ci sarebbe da fare qualche ragionamento anche sulla drastica tagliola applicata al Reddito di cittadinanza a favore del ritocco modesto alle pensioni minime dei soli 75enni per dare un contentino a Berlusconi che chiedeva mille euro per tutti. E si potrebbe continuare con altre discutibili iniziative annunciate e chissà se solo intenzioni. Staremo a vedere.