

di Peppe Papa
Dopo l’abile amministratore Bonaccini, la movimentista e paladina dei diritti civili Schlein, la pragmatica De Micheli in rappresentanza dell’orgoglio femminile del partito e l’intellettuale dell’ortodossia di sinistra Cuperlo, ecco spuntare l’ex funzionario della Banca Mondiale, Antonio Guizzetti a completare il quadro degli sfidanti alle primarie del Pd.
Mancava il banchiere, tra l’eterogeneo parterre di candidati alla segreteria, a confondere le acque e rendere difficile la vita di militanti e simpatizzanti sempre più disorientati. Serviva la concretezza dell’uomo dell’alta finanza, che ne ha viste tante e sa come si fa a raddrizzare una nave come quella dem, in balia di un mare in tempesta che la sta trascinando alla deriva.
L’outsider che non ti aspetti, ha preso la tessera ai primi di dicembre, giura di avere la formula per risollevare il partito e riportarlo agli antichi fasti.
“Non c’è dubbio – ha confidato a Repubblica – mi considero un underdog, uno sfavorito. Non appartengo a nessuna corrente né a gruppi di potere, ma credo che la mia trentennale esperienza internazionale possa dare un contributo importante”.
Bergamasco, settantatré anni, più di venti passati a lavorare a stretto contatto con Mario Draghi direttore esecutivo dell’istituto finanziario internazionale, non ha avuto significative esperienze politiche nel passato tranne l’impegno nel Movimento studentesco.
Una circostanza che non considera però un problema, anzi, soprattutto partendo dall’assunto che “il Pd ha bisogno di un rinnovamento totale della classe dirigente” e che “il segretario non lo decidono Bettini e Franceschini”.
In verità niente di nuovo, non è l’unico a pensarlo, anche gli altri competitor ripetono più o meno la stessa cosa come un mantra, salvo ognuno ammiccare all’uno o all’altro dei capibastone, e certo non aiuta chi, come nel suo caso, ha il problema di dovere raccogliere quattromila firme per potere accedere alla competizione.
Nessun problema assicura, “farò come Barack Obama, il mio modello”. Insomma, sfrutterà internet e i social network “strumenti attraverso cui cercherò di far passare la mia visione”, e se lui è diventato presidente degli Stati Uniti figurarsi conquistare il Nazareno.
Il quale in giornata, tanto per ritornare alle miserie della quotidianità politica interna, ha dovuto smentire la notizia fatta circolare ad arte, non si sa da chi, di uno slittamento delle primarie al 26 febbraio, anziché il 19 come previsto perché troppo a ridosso delle elezioni regionali di Lombardia e Lazio.
Si è ovviamente scatenato il putiferio, per l’ex banchiere sbarcato da New York a Roma, deve essere stata una sorpresa scoprire che l’impresa è tutt’altro che a portata di mano, le serpi sono annidate ovunque e la lotta è senza esclusione di colpi. Altro che modello Obama, ci vorrà la clava.