Pd, l’outsider che non ti aspetti: un ex banchiere alle primarie
Gennaio 2, 2023
Berlusconi, la vendetta: con il Terzo Polo alle europee, Renzi e Gianni Letta tra le truppe di Fi in Senato
Gennaio 12, 2023

Pd, voto online si va alla conta: per Letta un nuovo fallimento, mentre il partito crolla nei sondaggi

Il segretario stanco, deluso e pentito per alcune scelte non vede l’ora di uscire di scena sperando di essere dimenticato. Di questo passo il 19 febbraio i gazebo rischiano di andare deserti

di Peppe Papa

Enrico Letta cerca l’ultima mediazione prima della direzione per una soluzione condivisa sul voto online chiesto da Elly Schlein, ma è già rassegnato alla conta a certificare, se mai ce non fosse bisogno, la feroce battaglia che si sta svolgendo nel Pd in vista delle primarie fissate il 19 febbraio prossimo, sempre se non arrivi un ripensamento dell’ultima ora.

Intanto il partito, secondo i sondaggi più recenti, crolla al 14% il suo minimo storico, superato di quasi quattro punti dal M5S di Giuseppe Conte e più che doppiato da Fdi della premier Giorgia Meloni. C’è, insomma, un mondo che si muove fuori il corpaccione immobile di una forza politica alle prese con il rantolo di una storia che sembra irrimediabilmente finita.

Le questioni regolamentari interne non appassionano gli elettori, come ha evidenziato su Pagella Politica che, monitorando le ricerche attraverso Google Trends, ha scoperto che il tema “Primarie Pd” interessa ai cittadini venti volte meno di altri argomenti di attualità, tipo il governo Meloni, o l’Ucraina.

Di questo passo il 19 febbraio i gazebo rischiano di rappresentare il passo d’addio e chiunque dovesse diventare segretario si troverebbe nella spiacevole condizione di rappresentare il commissario liquidatore di una proposta politica nata con le migliori intenzioni e finita male.

Letta, dice chi gli è più vicino, è stanco, deluso, pentito per alcune scelte sbagliate e non vede l’ora di voltare pagina uscendo di scena in puta di piedi, sperando di essere dimenticato. Certo la sua leadership non può essere annoverata tra le più brillanti del Pd tra quelle che si sono succedute dalla fondazione nel 2007 ad oggi.

Tante aspettative, zero risultati, decisamente avrebbe potuto fare meglio se ne avesse avuto gli ‘attributi’. Era stato chiamato a furor di popolo, accolto come salvatore della patria, i maggiorenti del partito ai suoi piedi, però gli è mancato il quid, come dice il ‘Cavaliere’. Ma quello, si sa, se non ce l’hai non puoi inventartelo.

In questo quadro, continuano a posizionarsi le pedine a sostegno dei vari candidati. Stefano Bonaccini, sembra non avere avversari, al sud ha chiuso l’accordo con i ‘padri padrone’ di Puglia e Campania, Michele Emiliano e Vincenzo De Luca, e i sindaci delle principali città a partire da quello di Bari, Antonio Decaro.

Con lui anche la gran parte degli amministratori del nord e 100 esponenti dei Giovani Democratici, con buona pace della Schlein. Non c’è partita, si potrebbe chiudere la pratica subito senza perdere altro tempo con inutili quisquilie pseudo identitarie e di programma. Ma non sarebbe il Pd: lo stile prima di tutto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *