

di Peppe Papa
Bonaccini vuole ‘rottamare’ il Pd, Renzi morde il freno sulla fusione Azione-Iv predicando calma e prudenza perché, come dice il proverbio: “la gatta per far presto fece i figli ciechi”.
Insomma, c’è vita nel fronte dell’opposizione ed è tutto da vedere come evolverà il quadro politico, qualora il primo riesca a spuntarla alle primarie e, il secondo, imporre la sua road map nella costruzione del partito unico con le truppe di Calenda.
Chissà che non sia possibile una convergenza improntata al pragmatismo e alla condivisione di valori, capace di mettere a punto un programma di governo improntato ai principi della liberaldemocrazia e del riformismo, alternativo a quello della destra attualmente alla guida del Paese. Le premesse ci sono tutte.
A partire proprio dalla durezza con cui l’aspirante segretario dei Dem, Bonaccini ha preso di petto la nomenclatura che ha fin qui gestito il partito, replicando piccato alle critiche piovutegli addosso per alcune sue presunte dichiarazioni di apprezzamento dell’operato della premier Meloni.
Accusato di intelligenza con il nemico gli è stato chiaro che, se vuole vincere su tutti i fronti, deve liberare il campo dalle vecchie cariatidi. Ed è partito all’attacco.
A Forrest su Rai Radio 1, sollecitato sull’argomento, non si è fatto pregare chiarendo prima di tutto che si è trattata di una dichiarazione estrapolata, poi sottolineando che lui vuole “vincere nelle urne e non nei talk show, o sui giornali, cosa che a troppi del gruppo dirigente è piaciuta in questi anni. E infatti al governo è andata Meloni…”.
Infine la stoccata decisiva, a sottolineare la sua intenzione di fare piazza pulita delle incrostazioni correntizie e delle rendite di posizione garantite alle figure apicali dell’organizzazione e loro addentellati, arrivata dalla domanda a proposito delle differenze con la Schlein.
“Quasi tutto il gruppo dirigente di questi anni – ha affermato lapidario – sta con lei e non con me. Noi non dobbiamo allontanare nessuno – ha specificato – ne abbiamo allontanati troppo, dobbiamo richiamare. Ma – ha sentenziato – il gruppo dirigente va assolutamente cambiato”.
Ovviamente questo rappresenterebbe una novità per un partito ingessato attaccato a un “ministerialismo” che lo ha allontanato dal suo popolo e aprirebbe una stagione nuova all’insegna della concretezza del fare in funzione dell’interesse dei cittadini. Che è il registro su cui il governatore dell’Emilia Romagna ha improntato la sua storia di politico e amministratore.
Sarebbe riduttivo definire Bonaccini un renziano, ma certo l’ex presidente del Consiglio è un suo tifoso, sicuro che la spunterà e si aprirà tutta un’altra partita. Dialogare con il Pd, ricominciando a fare Politica, senza astio, ataviche antipatie e retropensieri, è non solo auspicabile, ma fondamentale.
Per questo Renzi raccomanda al suo pard Calenda di non farsi prendere dall’ansia e procedere con judizio.
Ha capito che non si va da nessuna parte con il progetto del Terzo Polo che risulta velleitario a fronte di una legge elettorale – che nessuno ha voluto cambiare – nella sostanza maggioritaria che obbliga alle alleanze. E questo non vuol dire rinunciare all’idea del matrimonio con Azione. “No che non divorziamo con Calenda” ha assicurato a Fanpage fuori dal Senato.
“Il partito unico lo facciamo? Sì, ma la questione è il quando e soprattutto il come”, ha spiegato. “La tempistica è l’ultimo dei problemi – ha proseguito – il problema è come lo facciamo questo partito. Ma sicuramente lo facciamo”.
L’obiettivo per lui, sono le elezioni europee del 2024 , non lo ha mai nascosto, e bisogna arrivarci con una coalizione forte in grado di competere. Il futuro si gioca a Bruxelles, su questo non c’è dubbio.
Nel frattempo, l’ufficio stampa di Azione ha smentito virgolettati attribuiti da il Giornale a Calenda, che si sarebbe lamentato per lo scarso impegno di Renzi alla campagna per le regionali, definendoli del tutto infondati. Si va d’amore e d’accordo, dunque, e non si cede a provocazioni.
I due si rivedranno lunedì 27, quando è stato convocato il comitato politico del Terzo Polo per decidere una volta per tutte quale strada imboccare, se temporeggiare, o procedere subito all’unione. E la data del summit, guarda un po’, cade proprio lo stesso giorno del day after delle primarie Pd: sarà un caso?