

di Peppe Papa
Il percorso per la fusione tra Italia Viva e Azione è ormai tracciato, sciolti gli ultimi dubbi, soprattutto di Matteo Renzi, si corre spediti verso la kermesse di ottobre che ne sancirà la nascita. Quel che manca ancora è il nome del nuovo partito, una questione che ai più può sembrare banale, ma che in realtà ha più di una ragione per non essere considerata di secondaria importanza.
C’è molta sostanza dietro una sigla, un mondo che si riconosce e si ritrova per mettere insieme le forze, un brand che sul piano della comunicazione sia riconoscibile e attrattivo, come vuole essere il progetto politico in itinere.
Deve poter dire che tra destra e sinistra in Italia c’è vita e la possibilità di costruire uno spazio per tutti quelli stufi del bi-populismo.
Liberale, democratico, riformista e del moderno progressismo, che abbia l’ambizione di contare nel Paese e in Europa. Sembra facile dargli un nome. E infatti si è accesa la discussione.
Assodato che Terzo Polo fa inorridire tutti, la proposta più gettonata è stata “Italia in Azione”, certo non un granché originale, ma rende l’idea del matrimonio tra i due partiti. Anche se però, un po’ troppo autoreferenziale.
Quando invece lo scopo è quello dell’inclusione come va ripetendo il leader di Iv e che trova d’accordo Carlo Calenda, l’altro contraente del patto, il quale ha liquidato la cosa parlando di “un working” e che “ci sono tante ipotesi, liberal democratici…vedremo”.
Renzi l’ha buttata sul ridere: “Troveremo un nome più sexy e affascinante di Terzo Polo, non sarà difficile, pure Guendalino è più sexy di Terzo Polo”.
Eppure il problema esiste, lo sanno entrambi. E, a quanto pare, non sembra ci siano molte opzioni. “Repubblicani“? No, fanno sapere da Iv, fa troppo destra. Non bisogna trascurare l’aggettivo “Popolari”, sottolinea l’ex ministra renziana, Elena Bonetti, ma sa di antico. “Liberal democratici”? Già esiste ed è quello di Lamberto Dini, non si può fare.
“Democrazia liberale”? Nemmeno, l’ha registrato un vegliardo che l’ha presentato alle ultime elezioni regionali nel Lazio. “Democrazia e libertà”? Troppo Margherita, non piace soprattutto a chi proviene da destra che già viveva con orrore la possibilità di avere a che fare con il Pd. E, “Riformisti“? Potrebbe essere un’idea, oppure “Partito d’Azione”, tanto per darsi una qualche memoria.
Chissà che alla fine, invece, non si ritorni alla vecchia idea del “Partito della Nazione” che piaceva sia a Renzi che a Calenda, lanciata un po’ così per fare colpo, ma che rendeva bene il senso della proposta e a chi si rivolgeva.
Non se n’è più parlato, poi guarda caso proprio stamattina, in un lungo comunicato stampa, l’ha nuovamente tirata fuori il capo azionista.
“Quello che serve – ha scritto nelle conclusioni – è mettere mano a processi complessi e incidere sui problemi profondi dell’Italia. Il paese va rimontato a partire dalla scuola, dalla cultura, dalla formazione e dalla sanità. Sono riforme necessarie. Per questo abbiamo bisogno di un grande Partito della Nazione che faccia proprio lo spirito repubblicano”.
Be’, potrebbe funzionare, perché no? Più inclusivo non si può. Abbastanza patriottico, liberale, moderato e riformista, capace di evocare una classe dirigente all’altezza del governo del paese a prescindere dalle singole personalità. Per la Nazione, appunto.
4 Comments
L strada sul l nome è sicuramente importante il punto importante va ricercato su un nome che ci faccia sentire casa e come abitazione di tutti cioè delle nostre diverse culture di provenienza..
Per queste ragioni io vedrei volentieri la DEFIZIONE DI PARTITO DI AZIONE DEI
RIMISTI POPOLARI
Bah! Forse potrebbe andare, anche se appare un po’ enfatico.
Ho l’impressione che negli ultimi anni un po’ tutta la politica si affanni troppo a cercare nomi e simboli a scapito dei contenuti.
Partito per governare il futuro
Partito della nazione si presta facilissime interpretazioni nefaste,dal PNF di Mussolini al partito nazional socialista di Hitler. Nella migliore delle ipotesi sarà preso per i fondelli chiedendo il PIN per accedere al partito. Credo che Partito dei Riformisti sia più vicino ai contenuti politici del movimento futuro.