

di Peppe Papa
Letizia Moratti ci riprova, dopo la non propria brillante performance alle ultime elezioni regionali in Lombardia dove correva per la presidenza, ha deciso di puntare direttamente al parlamento Ue convinta dell’esistenza di una vasta area centrista e moderata “che non si sente rappresentata né dal centrodestra né dal centrosinistra”.
Che è, più o meno, lo stesso mood motivazionale della sua discesa in campo alle amministrative di febbraio scorso, ma questa volta senza Carlo Calenda e Matteo Renzi con i quali, però non esclude di trovare una eventuale convergenza più avanti.
Anche se non è dato sapere cosa ne pensino gli interessati che per ora non hanno speso un commento, chissà se per ostentato disinteresse, o per consapevole velleità della proposta dell’ex sindaca di Milano della quale, hanno verificato sul campo, la modesta consistenza di leadership nonostante nome e trascorsi politici.
In fondo è la solita solfa, cioè mettere insieme esponenti di realtà civiche di varie parti d’Italia con l’intento di creare un listone unico nazionale e giocarsi la possibilità di superare la soglia di sbarramento del 4% e eleggere un proprio rappresentante a Strasburgo.
Che è poi l’obiettivo principe della Moratti la quale sente come una missione mettere a disposizione della collettività, meglio ancora se a livello continentale, la propria esperienza, cultura e competenza di resolving problems.
Non sarà facile, intanto ha lanciato la sfida. La due giorni di riflessione a San Patrignano, praticamente casa sua, è servita intanto a chiarire chi potrebbero essere i suoi compagni di viaggio.
Una “confederazione” che spazia dall’ex sindaco di Messina, Cateno De Luca a Gaetano Quagliariello, da Giuseppe De Mita all’ex Ministro Mario Mauro, agli ex bossiani di Grande Nord e piccoli soggetti politici come Insieme di Tabacci e Luigi Di Maio. Tutti pronti a dare una mano e, per parecchi di loro, la possibilità di rientrare in ‘partita’.
L’impressione è che la cosa nasca con il fiato corto, anche se la lady meneghina sembra crederci. “Abbiamo ritenuto importante ascoltare le sperienze del civismo – ha spiegato -. Altrettanto importante era identificare il denominatore comune e capire come le esperienze civiche possono concretamente rappresentare un valore aggiunto nell’odierno panorama politico italiano”.
Un soggetto politico come già detto, fuori dai due poli principali e che in Europa si collochi nell’alveo del Ppe. Un motivo in più, quest’ultimo, per sancire una presa di distanza ulteriore dai leader del Terzo Polo, anche se ha assicurato di avere informato “sia Calenda che Renzi di questo progetto” e che non esclude una “convergenza per il futuro” alla quale “si sono detti aperti a diversi contributi”.
Ci mancherebbe, sia mai che abbia ragione e rappresenti una sorpresa. In politica mai dire mai, lo sanno bene i leader di Azione e Italia Viva. Lasciarla fare può essere un bene in prospettiva, soprattutto se si vedrà costretta a chiedere ‘aiuto’ portando in dote un cospicuo pacchetto di consensi, come probabilmente pensano che andrà a finire l’avventura. Loro ci saranno, sicuro.