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Il Pd ‘leninista’ di Schlein non piace ai riformisti del partito: Renzi ne attende l’implosione

Capi gruppo eletti per acclamazione e linea politica spostata sul fronte della sinistra identitaria e minoritaria. Tutto grasso che cola per il leader del Terzo Polo

di Peppe Papa

Per acclamazione, come una volta si eleggevano i membri del vecchio Pcus, sono stati indicati i nuovi capi gruppo di Senato e Camera del Pd versione Elly Schlein. Il fedelissimo Francesco Boccia a Palazzo Madama e Chiara Braga, franceschiniana osservante, a Montecitorio. La minoranza si arrangi.

Niente male per un partito in cerca di rilancio e che si professa nuovo, l’approccio leninista dato dalla neo segretaria all’organizzazione che fa il paio con il radicalismo, pur se finora moderato, delle sue prime iniziative politiche sia fuori che dentro il parlamento.

Sembra in buona fede e, chissà quanto inconsapevolmente, trascura la possibilità di essere manipolata dai ‘marpioni’ di sempre che la blandiscono lasciandola fare, pronti a divorarla viva al primo ‘sgarro’, come hanno fatto con i suoi predecessori.

Non è un mistero, infatti, che sono in parecchi tra i dem a considerarla un fuoco fatuo con massimo un anno di autonomia, in partica fino alle elezioni europee del 2024.

Un lasso di tempo abbastanza consistente che la Schlein potrebbe sfruttare a suo favore, solo se ne avesse la forza, per prendersi davvero il partito, ma non sembra questo il caso. L’aver vinto le primarie, con il minimo distacco, non le conferisce affatto il potere di fare e disfare a piacimento, chi ha perso per un pelo pretende rispetto.

Non sono piaciute per niente al capo dei riformisti ex renziani, il presidente del Copasir Lorenzo Guerin, il metodo dell’elezione dei due vertici dei gruppi parlamentari e le scelte sui temi che hanno caratterizzato il primo mese di guida del partito. E lo ha detto in modo chiaro, con tutta l’aria di un avvertimento nel corso dell’assemblea del gruppo alla Camera.

Ritengo che questo passaggio – ha spiegato – abbia avuto elementi di forzatura politica sia nell’interpretazione del risultato congressuale che nel rapporto con l’autonomia dei gruppi parlamentari”. Un punto di frizione che però pare sarà superato dalle rassicurazioni che, obtorto collo, la Schlein ha concesso in merito alla composizione della segreteria.

Apprezzate da Guerini il quale, tuttavia, non ha rinunciato ad affondare il colpo per precisare il proprio punto di vista sulla linea del Pd, pur se finora al quanto confusa, troppo squilibrata “sulle battaglie identitarie, giuste e utili, che si rivolgono però ad alcuni segmenti della società”.

Va bene, insomma, lottare per i diritti delle famiglie arcobaleno, difendere le madri detenute, urlare contro il lavoro precario, predicare la pace nel mondo, proteggere l’ambiente, ma senza dimenticare tutto il resto.

Ok questi temi, ma attenzione a tutto il Paese – ha avvertito l’ex Ministro – Abbiamo ancora l’idea di un partito a composizione plurale che intenda essere il perno di una nuova alleanza per il governo nazionale”. Chiudersi dunque nel ghetto di una sinistra minoritaria, questo il messaggio, sarebbe un suicidio.

La risposta, a considerare le dichiarazioni del nuovo capo gruppo al Senato, Boccia è stata eloquente in tal senso quando ha ribadito che ci sono più punti di convergenza tra dem e pentastellati che con i centristi. Che ha da un  lato ringalluzzito i Cinquestelle e dall’altro dato conferma al Terzo Polo dell’impossibilità di un’intesa.

Tutto come previsto, dal punto di vista di Matteo Renzi, che aspetta e ne è sicuro dell’implosione del Pd della quale Schlein rappresenta la miccia, l’ultimo innesco. Un anno fa presto a passare e tutto deve ancora succedere. Chi vivrà, vedrà.

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