

di Peppe Papa
Renzi spariglia nuovamente le carte, spiazza tutti, amici e avversari, e consegna alla politica italiana un po’ di brio.
Di sangue fresco per rianimala, dopo la novità di una leader di destra al governo del paese e la prima donna (per giunta dichiaratamente bisessuale) alla guida del Pd, ma ritornata allo stanco tran tran di sempre soffocando emozioni e aspettative di chi pensava che il belpaese fosse approdato finalmente nella modernità.
A partire dal tre di maggio, ha annunciato in una affollata conferenza stampa nella Capitale, sarà direttore editoriale del Riformista, il quotidiano diretto da Piero Sansonetti che si trasferirà all’Unità, il redivivo giornale nella disponibilità dello stesso editore, Alfredo Romeo ‘amico’ di vecchia data dell’ex premier e della sua famiglia.
Così, in un colpo solo, quando si dice “un fuoriclasse”, si è ripreso la scena alla sua maniera.
Meno male che lo davano per finito, ormai dedito ai suoi affari personali, principalmente impegnato a rimpinguare il conto in banca utilizzando lo scampolo di visibilità politica concessogli dal nuovo corso.
Il risultato è che, inaspettatamente, si è fatto un giornale il quale, c’è da giurare, diventerà ben presto una mina vagante nel dibattito pubblico nazionale, costringendo tutti alla massima attenzione.
Intanto continuerà a fare il senatore di opposizione, ci mancherebbe rinunciare alla tribuna del parlamento e soprattutto alla possibilità di essere protagonista della nascita del nuovo partito del Terzo Polo. Ma si dedicherà con particolare attenzione a fare proprie tutte le prerogative del contropotere rappresentato dagli organi d’informazione.
Non ha escluso, tanto per iniziare, la possibilità di intervistare la premier Giorgia Meloni, la prima tra l’altro ad apprendere la novità dalla sua viva voce, o la leader dem Elly Schlein. Gli potranno dire di no?
Comunque la si voglia vedere, nel caso, sarebbe uno scoop, una notizia oltre la notizia, una cosa non da poco il fatto di un leader politico autorizzato a porre domande a un suo pari per nome e per conto dell’opinione pubblica rappresentata, a pieno titolo, dalla propria funzione di operatore dell’informazione.
Geniale, non c’è che dire, anche se è tutto da vedere come Renzi vorrà interpretare il ruolo. A questo punto qualsiasi previsione può essere smentita, vista l’effervescenza creativa del personaggio.
Nel frattempo Carlo Calenda, tra i più disorientati dalla decisione del suo pard, si ritrova senza più scusanti ad avere campo libero nella costruzione del partito liberal-riformista, responsabile nel fondere in un’unica piattaforma la sua Azione e Italia Viva.
Un compito che non si aspettava di dover affrontare senza il controcanto di “Matteo” e dei suoi che, ovviamente, resteranno puntuti nel percorso unitario intrapreso e determinati a dire la loro.
Quel che è certo è che il giornale non avrà un legame diretto con le vicende che riguardano l’operazione di costruzione del nuovo soggetto politico, anzi. “Forse fa sorridere, preoccupare o stupire la mia direzione– ha rimarcato in tono quasi compiaciuto Renzi – perché ho una passione vera per il rapporto tra la verità e viralità.
“Oggi nessuno sa più cosa e la verità o la viralità”. Di sicuro c’è uno spazio mediano, tra Meloni e Schlein, una maggioranza silenziosa che vale il 40% di chi non va a votare e che va intercettata. C’è tempo fino alla primavera del 2024 quando si voterà con il sistema proporzionale puro per il rinnovo del parlamento Ue. Toccherà esserci per dare un senso a tanto affannarsi.
1 Comment
Partendo dal 3 maggio comincerò a leggere Il Riformista. Sono sicuro che Renzi non mi deluderà.
Spero non continui a sostenere in modo acritico Zelenski