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Referendum di no-vax e Commissione DuPre contro le armi a Kyjiv: Conte firma, ‘al diavolo’ Pd

Dem e M5S dicono più o meno le stesse cose e non c’è modo per l’avvocato di differenziarsi che assumere posizioni anche imbarazzanti pur di non soccombere nel confronto

di Peppe Papa

Il suo M5S è inchiodato là, fermo intorno al 15% nei sondaggi con preoccupante tendenza al ribasso, e Giuseppe Conte non sa che pesci prendere.

Non avendo più un nemico, essendo diventato il Movimento perfettamente integrato nel sistema e quindi senza la sponda del populismo à la carte che gli ha procurato inaspettate fortune, ha bisogno di urgentemente di inventarsene uno alternativo. E gioco forza la ricerca non può che ricadere nell’area politica in cui ha scelto di schierarsi.

A sinistra la competizione è con il Partito democratico e il nuovo corso impresso dalla neo segretaria Elly Schlein, decisivo nell’erosione di consensi ‘grillini’ cui ha sottratto l’anima radicale, recuperandogli in breve tempo tutto il vantaggio accumulato dopo il 25 settembre superandolo di slancio fino a dargli 5 punti di distacco.

Non c’è dubbio che è lei, Schlein, il nuovo avversario, solo che questa volta la faccenda è più dura rispetto al recente passato del rapporto con i vecchi capi bastone del Pd. Praticamente dicono le stesse cose, i loro temi si sovrappongono e inevitabilmente a pagare dazio in termini di presenza e forza politica sono lui e suoi fedeli seguaci.

L’unica visibile divergenza, oltre il termovalorizzatore a Roma sul quale non sembra far breccia la posizione di netta contrarietà dei pentastellati, è sulla politica estera sulla quale l’avvocato ha deciso di puntare tutte le carte, anche a costo di assumere decisioni forti.

Come quella di sottoscrivere il referendum abrogativo delle leggi che permettono l’invio di armi a Kyijv, promosso da no-vax e complottisti della Commissione DuPre. Quelli per intenderci che mettevano in dubbio il bombardamento dell’ospedale a Mariupol definendolo una “fiction”.

Quanto meno imbarazzante. In un colloquio ‘esclusivo’ ieri con Repubblica ha spiegato di averci pensato per settimane, ma alla fine ha deciso: “Il referendum è in linea con le nostre posizioni, quindi sì, lo firmerò”.

Aggiungendo pure, già che c’era, la retorica sulla Ue “che se non è protagonista perderà credibilità e voce in futuro” e la necessità di “coinvolgere la Cina, non facciamoci scavalcare da Macron”, tanto per rimarcare la distanza dalle posizioni della nuova dirigenza dem.

Ovviamente conta sul sostegno, sicuro, di Marco Travaglio e del ‘Fatto quotidiano’, oltre all’attivismo perlopiù mediatico di Michele Santoro fattosi novello guru del pacifismo internazionale. Sperando possa bastare. Cosa tutt’altro che scontata vista la compagnia di giro. Insomma, l’annuncio, sembra più una mossa disperata che una seria strategia volta a frenare l’emorragia di consensi.

Difficile, intanto, che la raccolta firme vada a buon fine e in tutti i casi prevede tempi lunghi. Mentre il Pd sembra marciare compatto e non è previsto, nel breve periodo, che si possa riaccendere la lotta interna che tanto è giovata in passato alle sorti del M5S.

Forse sarebbe il caso di rassegnarsi a quello che appare come un inesorabile destino all’oblio e godersi, finché dura, gli agi della “casta” un tempo nemica giurata, ma oggi condizione esistenziale da difendere a qualsiasi prezzo.

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