

L’ex ministro degli Esteri di Draghi nominato Rappresentante speciale della Ue nel Golfo Persico, “Fofò dj” (quasi) membro del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria dello Stato
di Peppe Papa
Volevano rivoltare l’Italia come un calzino al grido di “onestà, onestà”, sono finiti per diventare una delle rotelle che fa girare la grande macchina della giostra politica nazionale, il “sistema“, quello che volevano abbattere.
Il M5S ha chiuso da tempo la sua parabola e sembra destinato a ridursi a forza residuale, per questo tra loro i più svegli si stanno dando da fare per garantirsi un futuro.
Ha cominciato in anticipo, come sempre, Luigi Di Maio che si era assunto l’onere di sfasciare il Movimento, peraltro senza riuscirci, in ossequio alla fedeltà al governo di Mario Draghi di cui era affidabile ministro degli Esteri, guadagnandosi le buone parole del premier e le sue ‘entrature’, appena se ne fosse presentata l’occasione.
Puntualmente arrivata, qualche mese dopo le elezioni politiche dove lui e il suo improbabile partito ‘Insieme’ finirono tra i dispersi, con la necessità di nominare il nuovo Rappresentante speciale dell’Ue nel Golfo Persico.
Nome che di solito sceglie l’alto commissario per la politica Estera dell’Unione – i paesi membri danno praticamente l’assenso a prescindere – e Josep Borrell ha fatto quello di “Luigino”.
Infatti ieri, senza altra discussione, è arrivata la ratifica della nomina dai rappresentanti dei 27 stati del Comitato politico e di sicurezza Ue (Cops), naturalmente con il voto a favore italiano.
Cosa che ha fatto andare su tutte le furie la Lega la quale, ha annunciato, di voler convocare il Consiglio europeo in commissione all’Europarlamento per fare chiarezza su quanto accaduto. Insomma, Salvini l’ha presa male: sarà invidia? Intanto, non gli resta che rosicare.
L’altro che sta disperatamente provando a scalare la ‘vetta’ è l’ex ministro della Giustizia (sic), Alfonso Bonafede il quale aspetta anche lui di vedersi premiata la fedeltà, in questo caso, all’attuale leader dei Cinquestelle l’avvocato, Giuseppe Conte che gli deve, tra l’altro, la notorietà.
Nello specifico si tratta di un posto nel Consiglio di presidenza della giustizia tributaria che il suo partito vuole per sé e destinare al loro “Fofò Dj”, come si faceva chiamare dalle parti di Mazara del Vallo il suo paese natale. Conte non intende trattare, ha alzato un muro invalicabile, tanto da irritare anche il pur ben disposto Pd che ha annunciato il voto contrario.
Probabilmente si arriverà a un accordo, anche perché i dem stanno portando avanti una più vasta operazione di contrasto alla maggioranza di governo, impegnata a far man bassa di nomine ben oltre la prassi istituzionale consolidata a tutela delle opposizioni, e serve una mano.
Bonafede, in fondo, ha dimostrato lealtà e non ha grandi pretese, gli basta sbarcare il lunario alla grande finché dura, il premio lo merita, sicuro che i democratici non faranno storie proprio sul suo nome, ci mancherebbe. Quindi si farà, nei prossimi giorni arriverà la conferma, avanti il prossimo. E menomale che erano degli “scappati di casa”.