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Conte ‘balla da solo’: il video che spiazza il Pd e ammicca a Meloni

L’ex premier ha lanciato in diretta social la manifestazione di piazza del M5S contro il governo il 17 giugno replicando, per distinguersi, quella insieme a dem e Avs di sabato prossimo: un segnale per Palazzo Chigi

di Peppe Papa

Senza pochette e cravatta, il piglio deciso del capo popolo, alle spalle la piazza dove dà appuntamento alla folla di italiani stanchi della precarietà, dei disastri ambientali, della sanità che non funziona, del lavoro sottopagato e di un governo che di tutto questo se ne frega preferendo finanziare la guerra.

Così Giuseppe Conte, con un video social, ha lanciato ieri la manifestazione del M5S il 17 giugno prossimo contro il governo Meloni. Il filmato inizia con l’immagine della premier, rigorosamente in bianco e nero, durante la performance del discorso del Primo maggio a Palazzo Chigi e l’avvocato a lato che la osserva scuotendo la testa in un sorriso beffardo. Finché, stanco di ascoltare altre chiacchiere, con un gesto plateale la fa uscire di scena e, finalmente solo, inizia la sua recita.

Niente di nuovo, i soliti temi. “Il Primo maggio Meloni ha introdotto maggiore precarietà – ha attaccato – ha tagliato la spesa sociale per le persone in difficoltà accusandole di essere divanisti. Sono riusciti in compenso a trovare soldi per maggiori pese militari. Sono queste le politiche che vogliamo? Evidentemente no, dobbiamo contrastare tutto questo”.

E ha aggiunto, sempre più eccitato guardando dritto in telecamera come un attore consumato: “Gli italiani non possono essere sottopagati. Non possiamo dimenticarci dei nostri eroi della pandemia, medici e sanitari. Dobbiamo investire maggiormente in sanità, nei nostri giovani che vanno a scuola. Contrastiamo tutto questo”.

Infine, l’invito a partecipare al corteo che sfilerà da piazza della Repubblica a Roma fino al largo Corradino Ricci che faceva da sfondo al set “per dire no alle vite sempre più precarie e insicure che vuole imporci questo governo”.

Che è, poi la stessa piattaforma della manifestazione di sabato, sempre nella Capitale, indetta insieme a Pd e Avs sul salario minimo. Ma un modo per ribadire che sì, su certe cose la possono pensare più o meno uguale, ma loro sono un’altra cosa e per ora ognuno va per la sua strada.

Al Nazareno, insomma, devono convincersi che non c’è trippa per gatti e che il Movimento non ha nessuna voglia di rinunciare al suo spazio di manovra. Che qualche frutto, almeno in termini di ‘sottopotere’, lo ha prodotto.

Sistemato l’ex Guardasigilli, Fofò Bonafede tra i laici della giustizia Tributaria, guadagnato o confermato qualche posto in Rai astenendosi strategicamente a ogni decisione dei nuovi padroni della destra e pronti eventualmente a correre in soccorso dell’esecutivo (non si può mai sapere come evolvono le cose in questi tempi tormentati), c’è bisogno di avere mani libere. Eh be’, l’anonimo avvocato di Volturara Appula, assaporata l’ebbrezza del potere, ci ha provato gusto e ha imparato in fretta.

La legislatura è lunga, Meloni è destinata a durare, specie se l’opposizione è quella di cui fa parte, frammentata e senza bussola. Il cospicuo pacchetto di parlamentari Cinquestelle può giocare con qualche chance e senza significative competenze, un ruolo non di secondo piano, a prescindere se nel frattempo gli elettori alle urne continuino a calare, nonostante i sondaggi per quel che contano, dicano il contrario.

Un’occasione forse irripetibile per lui e i suoi seguaci, finché dura. E poi chissà, la storia è costellata di incognite e il tartufismo è l’unico modo per sopravvivere. E su questo, non accetta lezioni da nessuno.

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