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Renew Europe sbarca a Roma, Calenda si arrende e Renzi si placa

Oggi al Teatro Eliseo di Roma i leader di Azione e Italia Viva saranno insieme sul palco con il presidente del gruppo macroniano, Stéphane Séjourné. Lista unica alle elezioni europee del 2024

di Peppe Papa

Alle europee si corre insieme, come insieme si resta nei gruppi alla Camera e, soprattutto, al Senato, figuraccia evitata con gli ‘amici’ di Renew Europe che faranno tappa oggi Roma al Teatro Eliseo con il presidente Stéphane Séjourné, per partecipare al dibattito su “La necessità di una politica riformista in Europa”.

Pace fatta, dunque, tra Azione e Italia Viva che hanno firmato un accordo, ieri in Senato, al termine di un chiarimento voluto fortemente dai parlamentari dei due partiti, al quale hanno partecipato i rispettivi leader, Carlo Calenda e Matteo Renzi che saranno presenti entrambi sul palco dell’Eliseo.

Il Terzo Polo è salvo, forse, almeno per quel che riguarda la possibilità di presentare una lista comune, aperta a tutti i partiti che si riconoscono nella macroniana formazione politica, in vista delle prossime elezioni del parlamento europeo del 2024. Fino ad allora, sarà meglio per tutti evitare ostilità.

Ed è stato il più riottoso dei due, Calenda, a tendere la mano per primo, non proprio un gesto nelle sue corde, ma necessario per ammorbidire la tigna di Renzi deciso a chiudere i conti con lui una volta per tutte. La minaccia di spaccare i gruppi condannandolo a trasmigrare con i suoi nel Misto a Palazzo Madama riducendolo praticamente al silenzio in Aula, è servito a fargli fare marcia indietro.

Mai più con Renzi, aveva detto, alle europee ognuno per conto suo e vediamo chi la spunta. Un proposito che ha mandato nel panico la base del partito e i suoi stessi dirigenti, dando il via a un ‘fuggi-fuggi’ generale che in pochi giorni ha visto passare a Iv l’intera federazione provinciale di Modena, alcuni parlamentari e importanti figure dirigenziali e di rappresentanza sul territorio.

Un esodo che lo ha convinto in ultimo a desistere dai suoi proposti bellicisti anche in considerazione della prospettiva di potersi ritrovare isolato, visti i migliori rapporti intessuti dall’ex premier con il segretario di Più Europa, Riccardo Magi e con il gruppo dei liberaldemocratici europei costruito dall’europarlamentare, Sandro Gozi, dall’ex Pd, Andrea Marcucci e dal presidente della fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto.

La soglia di sbarramento al 4% per approdare a Strasburgo gli deve essere sembrata improvvisamente una montagna quasi impossibile da scalare in solitudine fidando solo sulle proprie forze che, alla prova dei fatti, hanno mostrato subito tutti i limiti che solo lui, ostinatamente, non voleva vedere. Alla fine, ha ceduto.

Dal canto suo Renzi, conscio di non potere rompere un fronte già fragile di per sé, ha pensato bene di non tirare ulteriormente la corda, accontentandosi del passo indietro del rivale pur non rinunciando a un’ultima stoccata, “hanno cambiato idea in una settimana”, ma assicurando che se “al netto delle simpatie personali, vogliamo stare tutti insieme noi ci siamo”.

Durerà? E, soprattutto, basterà una tregua armata a tenere in vita il progetto e conquistarsi la fiducia di potenziali elettori? Sembra molto difficile, ma conta provarci, non si intravedono alternative per ora. Salvo qualche altro colpo di testa, è questa la strada.

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