

di Peppe Papa
E’ stato un bagno di sangue per il centrosinistra l’ultima tornata delle amministrative, dove ha perso quasi ovunque, tranne che a Vicenza dove il neo sindaco Pd, Giacomo Possamai ha pregato caldamente la segreteria del suo partito e gli altri leader nazionali dello schieramento, di non farsi vedere in campagna elettorale.
Quella è una terra dove andare a parlare di salario minimo a gente che cerca lavoratori e non li trova, non sarebbe stato un grande aiuto, anzi. Pace, ambiente, diritti, temi apprezzabili per carità, ma che poco hanno a che fare con i problemi di chi deve mandare avanti aziende, attività commerciali e far girare l’economia. Meglio evitare e il risultato si è visto.
Per Elly Schlein è stato un brutto colpo, non si aspettava una débàcle di queste proporzioni, sperava di mantenere qualche roccaforte come Ancona, invece è andata male pure lì nonostante un’ottima gestione dell’amministrazione di centrosinistra uscente. Segno che c’è un sentimento nel Paese che spinge a destra. Un fenomeno tra l’altro condiviso con altri stati europei.
La sinistra, insomma, non attecchisce e intanto si divide, non riesce a fare sintesi delle sue anime, un vecchio vizio, o vezzo non è chiaro, che impedisce di mettere insieme le forze e contrastare il fronte opposto il quale, invece, sull’unità pur tra mille stilettate, ha costruito l’attuale predominio.
Anche se sulla carta i numeri dicono altro. La maggioranza degli italiani non è affatto di destra. Sommando i voti dal Pd a Più Europa, passando per i Cinquestelle, Azione e Italia Viva fino ai verdi e sinistra italiana, senza contare quelli che alle urne non ci vanno, e sono tanti, perché non trovano di nessun interesse l’offerta politica progressista, sarebbe tutta un’altra partita.
Ovviamente si tratta di numeri, la politica e un’altra cosa e non è da tutti saperla praticare. La Schlein, esaurito l’effetto pop delle primarie, sta mostrando tutti i suoi limiti, ancora non è chiaro quale indirizzo intende dare alla sua segreteria e non basta dire come ha fatto, commentando a caldo il risultato elettorale, che “c’è bisogno di tempo” e che “da soli non si vince”.
Parlare di massimi sistemi, evocare le ingiustizie sociali, il cambiamento climatico, la parità di genere, la pace nel mondo e compagnia cantando, inseguire il revanscismo massimalista di Giuseppe Conte e i suoi seguaci, non porta da nessuna parte, se non si affronta in maniera seria la questione della redistribuzione.
Che è il vero problema per tutte le sinistre del mondo, costrette a rimettere in discussione il welfare post-bellico degli anni cinquanta che tanto bene ha fatto, misurandosi con le nuove sfide proposte dalle economie capitalistiche e finanziarie moderne. Ripensare il mondo del lavoro e del fisco, la burocrazia, il sistema di sicurezza e quello dei contrappesi istituzionali.
Servono idee su queste cose e è proprio dal principale partito di opposizione che ci si aspetterebbe l’iniziativa, se solo al Nazareno uscissero dall’impaccio di non sapere cosa fare. Lei, la segretaria, ce la sta mettendo tutta è presente mediaticamente e non si risparmia, ha girato come una trottola per i Comuni al voto, ma niente, non tira.
Nessuna speranza, men che meno, che qualche contributo possa venire dall’avvocato grillino, convinto a giocare la sua partita populista puntando sul no alle armi all’Ucraina e cavalcando in ogni modo la rabbia dei disperati che dice di rappresentarne le ragioni. Con il Pd preferisce non mischiarsi, ognuno per sé, al massimo una convergenza quando è possibile.
Forse il Terzo Polo, Renzi, Calenda e il resto della compagnia liberaldemocratica potrebbero dare una mano, le idee non mancano e ci sono buone professionalità politiche. Solo che anche loro hanno un tasso di litigiosità significativo che stentano a contenere. Il problema in verità, inutile nasconderlo, riguarda soprattutto il rapporto tra i capi di Iv e di Azione.
Ex vice presidente del Consiglio il primo, suo Ministro il secondo che ne ha sempre sofferto la personalità non sentendosi un secondo. Qualche settimana fa ha mandato a monte il progetto di partito unico, scatenando la rappresaglia di Renzi che in poche settimane gli stava portando via mezzo partito, finché non è stato costretto a fare marcia indietro.
Stando così le cose Giorgia Meloni ha tutto il diritto di esultare e ridersela felice. “Il centrodestra vince queste elezioni – ha commentato in un video social – e conferma il suo consenso tra gli italiani, il suo radicamento, la sua forza”. Provate a dargli torto