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Progetto Erasmus, tra carenza di servizi e caro affitti: ma c’è chi dà una mano

La Esn (Erasmus Students Network) è una rete di associazioni di volontariato che offre supporto a 360 gradi agli studenti italiani e stranieri che partecipano al programma

di Serena Cirillo

E’ sempre maggiore il numero di studenti universitari che richiede la borsa di studio Erasmus, programma a cui ormai aderiscono quasi tutte le Università d’Europa. Complice la maggiore mobilità dei ragazzi, dovuta anche all’apertura mentale delle famiglie, i viaggi low cost e la diffusione dell’inglese come lingua franca, partire per “l’Erasmus” ormai è diventata una consuetudine.

Il progetto Erasmus (acronimo di European region action scheme mobility univrsity students), sovvenzionato dalla Comunità Europea per favorire la mobilità degli studenti in Europa. L’obiettivo è quello di promuovere la capacità di comunicazione, l’apprendimento delle lingue e gli scambi interculturali mediante il confronto con sistemi di istruzione diversi; in sintesi, un arricchimento formativo in previsione del lavoro futuro.

L’idea nasce nel 1969 dall’intuizione di Sofia Corradi, pedagogista, che trovandosi in Usa grazie alla borsa di studio Fullbright di cui è entusiasta, pensa di creare un’iniziativa del genere in Europa quando, da docente Universitaria, diventa consigliera della Crui. La sua prima proposta di legge viene approvata nel 1976, ma tra vari ostacoli e rinvii, diventa “Progetto Erasmus” solo nel 1987, adottato per la prima volta in Francia e dopo alcuni mesi anche negli altri paesi d’Europa.

Ci si accede per merito e viene stilata una graduatoria. L’università eroga una borsa di studio fortettaria che dovrebbe coprire vitto e alloggio, mentre il pagamento delle tasse è valido anche per l’università straniera con cui si è stipulata la convenzione. Fondamentale è l’accordo, siglato da professori e studente, con cui l’università si impegna a convalidare gli esami sostenuti all’estero.

Le università italiane, tra cui la Federico II di Napoli, aderiscono al progetto Erasmus nel 1989. Uno dei primi studenti Erasmus italiani, Marcello D., ha raccontato di una esperienza assolutamente positiva, tanto da spingerlo a ripeterla una seconda volta andando in Germania, mentre la prima era stato per sei mesi in Inghilterra.

Si era trovato in un mondo totalmente nuovo, catapultato in Università organizzatissime, molto attente alle esigenze degli studenti e con una struttura didattica basata molto più sulla pratica che sulla teoria, diversamente da ciò che avveniva in Italia all’epoca. Insomma, ha affermato, solo grazie a questa iniziativa il suo bagaglio culturale si è potuto arricchire perché diversamente non avrebbe mai potuto approfittare di tante opportunità.

Nonostante siano tutti concordi nell’affermare che sia stata un’esperienza positiva, i pionieri dell’Erasmus riconoscono di aver affrontato non poche difficoltà, dovute principalmente alla situazione nuova e in fase di sperimentazione. Problemi di logistica, mancanza di infrastrutture e di servizi ad hoc (soprattutto in Italia) e difficoltà nei trasporti, hanno temprato, o scoraggiato i ragazzi partiti alla fine degli anni ’80.

Oggi molto è cambiato e i supporti per gli studenti sono tanti, si viaggia molto più facilmente e a prezzi bassi, l’accesso alle informazioni e il contatto tra studenti è estremamente facilitato dai social media, la mobilità è all’ordine del giorno. Sembrerebbe una strada tutta in discesa se non fosse per un problema degli ultimi tempi, molto sentito per gli studenti in generale: la crisi degli alloggi che affligge le maggiori città europee.

L’aumento della mobilità non riguarda solo gli scambi tra università, ma ha incrementato notevolmente il turismo. Le città si sono ritrovate senza strutture ricettive sufficienti ad accogliere il flusso turistico aumentato vertiginosamente e molti proprietari hanno convertito i loro appartamenti in B&B, intuendo una migliore possibilità di guadagno. In poco tempo il numero degli alloggi disponibili per gli studenti si è ridotto, e i pochi alloggi rimasti sono diventati molto più cari.

Non si sono ancora spente le proteste di questi giorni degli studenti italiani contro il caro alloggi, perché soprattutto in Italia mancano strutture come residenze universitarie, più frequenti all’estero e infatti le principali istanze da parte dei ragazzi riguardano proprio questo problema. Ce ne parla Francesca de Divitiis, presidentessa della Esn (Erasmus Students Network) di Napoli, associazione che offre supporto a 360 gradi agli studenti Erasmus.

L’associazione, riconosciuta dalla Commissione Europea, fa parte di una rete con sedi nelle principali città universitarie europee. Pagando una quota associativa di dieci euro, gli studenti entrano in un circuito che offre loro un’infinità di contatti che vanno dal semplice collega con cui studiare, o ricevere informazioni sull’università che si vuole frequentare, al supporto per la ricerca dell’alloggio e dei servizi nella città dove si vuole studiare.

L’Esn è nata per accogliere gli studenti stranieri e favorire la loro integrazione nella città dove trascorreranno un periodo che va da sei mesi a un anno, ma ne fanno parte anche studenti locali che traggono beneficio dagli scambi con gli stranieri. In vista di un futuro trasferimento, i ragazzi spesso contattano l’associazione ancora prima di arrivare nella città a loro destinata.

Di solito il primo passo è trovare il loro “Buddy” personale (compagno), sulla piattaforma dedicata, che vive sul posto e li aiuta a stabilirsi nella nuova località. Oltre ad organizzare incontri, o feste per fa conoscere e far socializzare gli studenti appena arrivati, L’Esn promuove iniziative molto importanti raggruppate in sei principali obiettivi: 1) Culture; 2) Environmental sustainability; 3)Social inclusion; 4) Skills employability; 5) Education &youth; 6) Helth and well being.

Alcune di queste iniziative, come la pulizia delle aree urbane, o le visite guidate alla scoperta del patrimonio artistico-culturale delle città hanno anche un forte impatto sulla società e la vita della comunità. Altre sono fondamentali per lo sviluppo della carriera futura degli studenti, come quella definita “skills employability”, che consiste in un workshop per mostrare agli associati come impiegare al meglio le loro capacità sfruttando le esperienze che hanno maturato.

L’associazione fornisce supporto anche per l’assistenza sanitaria, sia dal punto di vista fisico che psicologico, a cui molti ragazzi hanno fatto ricorso. In sintesi, l’Esn, creata da un gruppo di studenti universitari volontari nel 2006 a Pisa, sopperisce alle carenze delle università italiane che, a differenza di quelle del resto d’Europa, non offrono grande supporto agli studenti fuori sede. Una iniziativa veramente meritevole al quale lo Stato italiano farebbe bene a dedicare attenzione

6 Comments

  1. Salvatore ha detto:

    Bello !

  2. Antonio ha detto:

    Precisa e fluida….

  3. Enrico ha detto:

    Fotografia perfetta di una grande opportunità che ormai è diventata fondamentale x molti giovani.
    Il tutto espresso con grande professionalità e conoscenza.

  4. Fabrizio ha detto:

    Articolo interessante su un progetto meraviglioso, l’ Erasmus.
    Purtroppo, anche in questo caso, l’Italia sembra sempre avere due, tre marce in meno del resto d’Europa. Peccato davvero.
    Complimenti all’autrice: la lettura è stata fluida e piacevole .

  5. Riccardo ha detto:

    Articolo scritto bene che si fa leggere con piacere

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