

di Peppe Papa
Alla sua prima uscita pubblica dopo aver lasciato Palazzo Chigi, Mario Draghi ha dato prova per l’ennesima volta di non essere il “freddo tecnocrate” come dipinto dai suoi odiatori, ma uno statista di levatura mondiale. Intervenuto al Mit di Cambridge per ricevere il Miriam Pozen dal Golup Center for Finance e Policy, ha dato la sua versione della problematica fase geopolitica attuale e fornito indicazioni precise su come superarla.
“Per gli Stati Uniti, l’Europa e i loro alleati, non c’è alternativa ad assicurare che l’Ucraina vinca questa guerra” ha chiarito perentorio, invitando ad accogliere Kiev nella Ue e nella Nato, avviando subito l’iter di adesione. E per quanto riguarda l’Unione Europea dovrà rafforzare la sua coesione e allargarsi fino ai confini orientali, “rafforzando le proprie capacità di difesa” sostenendo di essere questo l’unico antidoto all’instabilità globale, geopolitica e economica, emersa negli ultimi anni.
Dunque, per prima cosa bisogna vincere la guerra, dare una lezione a Putin e quelli come lui. “Negli anni Novanta – ha spiegato – molti credevano che la globalizzazione avrebbe diffuso i nostri valori, portando prosperità e democrazia per tutti. Ci aspettavamo una convergenza dei valori globali, che avrebbe modellato le generazioni future. Non è stato così”.
Ora non bisogna fare gli stessi errori del passato come “l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale dei commerci” pensando che questo l’avrebbe spinta verso l’economia di mercato, oppure credere alla “modernizzazione e democratizzazione della Russia accogliendola nel G7 e G20”.
Serve andare fino in fondo nella sfida lanciata contro l’Occidente liberale e vincerla, ridimensionando le autocrazie ristabilendo il diritto internazionale.
E’ chiaro che “le conseguenze di un conflitto prolungato al confine orientale dell’Europa sono molto significative”, ha riconosciuto, “dobbiamo prepararci ad un periodo in cui l’economia globale si comporterà in modo molto diverso rispetto al recente passato”. E qui è emerso il piglio del tecnico di assoluto prestigio, quello che se ne intende e il cui parere è considerato Cassazione.
Ci vuole coraggio. “Mi aspetto che i governi abbiano per sempre deficit più alti”, ha sostenuto, puntando il dito sulle criticità emerse nelle catene di approvvigionamento e nel clima che “richiederanno investimenti pubblici sostanziosi che non possono essere finanziate solo da aumenti di tasse”.
Più spesa pubblica, insomma, e attenzione alla protezione dei più bisognosi. La guerra è guerra, e in questi casi Keynes, ha sempre ragione.
Fa impressione che un leader così governava l’Italia fino a poco tempo fa, mentre adesso ci troviamo alle prese con un esecutivo di dilettanti allo sbaraglio, una opposizione ancora peggio combinata e l’imbarazzo di tutti di perdere probabilmente la faccia e i soldi stanziati per noi da Bruxelles, bruciando sul nascere la possibilità di un debito comune e una maggiore integrazione.
Forse è per questo che l’evento internazionale che ha avuto per protagonista l’ex premier è stato trattato un po’ in sordina dai media nazionali, soprattutto dalla televisione di Stato, che ha dedicato alla notizia qualche striminzito servizio degli inviati, e da quei giornali di destra e di sinistra particolarmente ‘allergici’ alla figura di Draghi. Il messaggio però è lanciato, resta agli atti della storia e prima o poi bisognerà farci i conti. Tutti.
1 Comment
L’intervento di Draghi e’ stato ascoltato con molta attenzione, malgrado l’incapacità dei media di riportarlo in maniera esaustiva. Considerate semplicemente il fatto che i media, se non hanno espliciti inviti ad occuparsi della questione, si guardano bene da intervenire.
E’ proprio la diffusa cortina fumogena che si evidenzia dall’assoluta assenza di favorevoli e/o contrari, ci fa capire come la figura di Draghi è, molto probabilmente, al centro del futuro del nuovo parlamento europeo e della nuova commissione europea. Osservate con attenzione i prossimi mesi.