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Una ‘casa’ per artisti e creativi: ‘Le Caveau’ presenta la sua prima collettiva

Non è solo uno studio di architettura, non è solo una galleria d’arte, non è solo un salotto letterario. E’ tutto questo tanto altro ancora il centro culturale “Le Caveau” a Napoli, in Corso Vittorio Emanuele 89

di Serena Cirillo

Nato dallo studio di architettura e design Bellucci, dal nome della titolare, ha una vocazione più ampia: essere punto di riferimento per artisti e accogliere creativi multidisciplinari facendoli sentire “a casa”, liberi di esprimersi ed esporre, liberi di comunicare tramite i linguaggi della creatività. Non a caso il sottotitolo in evidenza sulla locandina dell’ultimo vernissage recita: “This gallery is different”.

Intento che si evince chiaramente dall’evento che ha avuto luogo il 9 giugno a cura di Melania Fusaro nello studio Bellucci, già centro e scuola di progettazione virtuale, che ha destinato tre sale a galleria d’arte. L’esposizione ha visto coinvolti gli artisti: Dario Caruso, Carlo Cordua, Michelangelo Della Morte, Costantino Di Rienzo, Mario Iaione, Ugo Levita, Cosimo Mannu, Claudio Martusciello, Pietro Mingione, Simona Oliviero, Carlo Alberto Palumbo, Walton Zed.

Per il genere “innovative” hanno esposto: Benito Angelini, Enio, Michela Frungillo, Maria Gagliardi, Rebecca Orlanducci, Mario Schiano, Valentino Silvestre, Alessandra Zuccaro. Tutti pittori ad eccezione dello scultore Mario Iaione. L’assenza di un filo conduttore o una tematica precisa è stata una scelta voluta dalla curatrice, che preferisce dare spazio all’arte di tipo figurativo che spazia dal caravaggista al surrealista, con elementi di iperrealismo ma quasi mai concettuale, con l’unica eccezione, in questo caso per l’opera di Pietro Mingione.

C’è anche una sezione dedicata alla fotografia in cui sono esposti i lavori di Rebecca Orlanducci. Eventi vari si tengono a cadenza mensile contribuendo a rendere lo studio/galleria un vivace polo culturale. L’obiettivo principale del team che lo gestisce è creare una sinergia tra varie forme di creatività, nella speranza che Le Caveau diventi un centro culturale permanente aperto ad artisti di ogni genere.

Proprio per questo la curatrice ha inserito nel vernissage la presentazione di un libro, il romanzo di Antonella Casaburi dal titolo “Mirari” (casa editrice Astaria). Il titolo richiama la sensazione di ammirato stupore che si prova al cospetto di un’opera d’arte. E’ un romanzo di formazione, a tratti autobiografico, che narra di un’avventura di una ragazza nella meravigliosa terra del Cilento con la sua storia, arte, cultura e tradizioni.

Il richiamo all’arte è continuo: la protagonista, nel riscoprire le proprie origini, scopre anche, in modo del tutto casuale, una villa del ‘700 abbandonata ricca di affreschi e opere d’arte. La villa suscita l’interesse di un critico d’arte e ciò dà luogo a uno scambio di informazioni, punti di vista e sensazioni tra lui e la protagonista.

L’arte è sempre presente, fuori di noi col suo potere evocativo e magnetico, dentro di noi con le suggestioni e le emozioni che trasmette. Le varie forme di creatività si intrecciano in uno scambio continuo, l’una ispira l’altra. Ciò è tangibile, per esempio, nell’opera scultorea in pietra del maestro Iaione, collocata al centro del salotto letterario allestito per l’occasione proprio perché trae ispirazione da un’opera letteraria.

Il titolo, “L’amante del vulcano”, parla chiaro: si ispira al celebre romanzo storico di Susan Sontag che descrive la figura di Lord Hamilton che, oltre ad essere un abile diplomatico e personaggio chiave del Regno delle Due Sicilie, era anche un appassionato vulcanologo che si recava quotidianamente sul Vesuvio per i suoi studi.

Una figura che ha colpito l’artista per il suo temperamento pacato ma al tempo stesso avventuroso, tranquillo solo apparentemente. L’opera è una rappresentazione del dualismo che risiede in ognuno di noi, del conflitto interiore che ci accompagna per tutta la nostra esistenza e della fatica che facciamo ad entrare nelle “forme” che la società ci impone.

Le tele alle pareti sono un caleidoscopio di immagini e sensazioni. Dall’atmosfera di sogno che ricorda il surrealismo di Magritte col Colosseo sospeso tra le nuvole di Carlo Cordua, alla struggente “Pietà” dai volti moderni di Michelangelo Della Morte. Dall’opera concettuale che spicca sotto l’insegna della galleria di Pietro Mingione, al volto marmoreo di Socrate dipinto su uno sfondo surreale di colori vivaci di Cosimo Mannu.

Dall’omaggio a Totò e Pasolini, evidentemente surrealista, di Ugo Levito, all’angelo sul pavimento in posizione fetale, disegnato con una tecnica mista di grafite, carboncino e colla di Enio, agli sguardi intensamente tristi dipinti in una sola seduta da Walton Zed a mani nude, usando tempere, caffè, tuorli d’uovo, sangue e sudore nell’impeto di un’estasi creativa che si consuma come un orgasmo. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal lunedì al venerdì, dalle 10,30 alle 18.30, fino al 29 giugno.

7 Comments

  1. melania fusaro ha detto:

    Grazie, Serena Mi sono emozionata nel leggerlo, sei riuscita ad esprimere perfettamente con le tue parole il mio progetto, e a sentire il nostro entusiasmo. Grazie per quest’articolo che da voce ai miei pensieri!

  2. Willy Santangelo ha detto:

    Complimenti alla dott. Cirillo.

  3. Carolina Tuozzi ha detto:

    Davvero molto interessante! Grazie!
    Passerò sicuramente al più presto

    • Rossana ha detto:

      Grazie Serena per la descrizione dettagliata e la ricchezza delle informazioni. Quanta arte e quanta passione vera! Pittura, scultura , fotografia e letteratura!!! L’ arte in tutte le sue sfaccettature, dentro e fuori di noi!

  4. Fabrizio ha detto:

    È importantissimo avere a Napoli spazi così belli dedicati all’arte.
    Ancora una volta L’autrice dell’articolo con le sue parole rende onore ad un’ iniziativa interessantissima.

  5. Antonio ha detto:

    Tutto molto bello!

  6. Antonella ha detto:

    Questo articolo è invitante. Visiterò lo spazio espositivo.

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