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Schlein e la guerra ai cacicchi, De Luca attacca: “Ci ha ridotto alla fame elettorale”

Il governatore della Campania considera il Pd un covo di mammolette e perdigiorno, avvezzi al cazzeggio inconcludente, dopo l’avvento della nuova segretaria

di Peppe Papa

Magari sarà mosso da rancori personali, dal suo carattere bisbetico e sferzante, dal piglio decisionista, o dal gusto del comando senza discussioni indotto dalla grande considerazione che nutre di sé stesso, Vincenzo De Luca è uno che non le manda a dire, come si dice, ci mette la faccia ed è pronto alla rissa se necessario.

Soprattutto se si tratta del suo partito che considera un covo di mammolette e perdigiorno, avvezzi al cazzeggio inconcludente, in particolar modo dopo l’avvento alla segreteria di Elly Schlein che ritiene poco più di una marziana piovuta dal cielo a confondere le idee a una sinistra già di per sé in stato confusionale. Una iattura, dal suo punto di vista.

Il dialogo tra i due si è interrotto subito. Schlein, appena messo piede al Nazareno, ha dichiarato guerra ai cacicchi e De Luca si è sentito chiamato in causa essendo lui, senza farne mistero, uno dei più noti. Immediatamente dopo gli ha commissariato il partito in Campania e, infine, ha retrocesso il figlio Piero, vice capogruppo Pd alla Camera, a segretario, un evidente segnale di sfida.

Sgarbi alla quale il governatore della Campania ha risposto alla sua maniera, approfittando di ogni occasione pubblica e del consueto monologo in diretta del venerdì su Lira Tv, non risparmiando toni caustici e indispettite ironie cui ci hanno abituato le sue esternazioni. Particolarmente colorite quelle di questa settimana sulla solita televisione, dove ci è andato giù duro.

Dichiarazioni che nel vecchio Pci, dalla cui scuola proviene, avrebbero comportato come minimo l’interesse dei probiviri e il rischio di espulsione, ma che non ha prodotto conseguenze. La segretaria e il suo entourage hanno nicchiato, evitando lo scontro frontale probabilmente, al momento, dagli esiti disastrosi per i Dem campani. Anche se la provocazione è apparsa impossibile da ignorare.

Siamo ridotti alla fame elettorale” ha esordito col ghigno di chi la sa lunga. “Qualche giorno fa c’è stata una tornata elettorale in Molise che ha registrato un altro, ennesimo, travolgente successo del centrosinistra”, ha sottolineato ironico, poi è partito all’attacco.

Io direi ai dirigenti attuali del Pd di mettersi comodi – ha detto, parafrasando la battuta cha ama ripetere la segretaria a ogni occasione – perché c’è sempre un altro 10% di voti residui da perdere. D’altra parte – ha proseguito – la segretaria in carica ha avvertito che la rivoluzione non è un pranzo di gala, nessuno se lo aspettava per la verità, ma almeno un tramezzino elettorale, un mezzo spuntino”.

Mentre la fine appare inevitabile: “Non ho dubbi che con la genialità politica di questo gruppo dirigente consentirà di fare piazza pulita anche di quello che rimane”. E Meloni è “una donna fortunata” perché con questi avversari politici “ha praticamente un’assicurazione a vita”.

Parole dure che però nella Capitale hanno continuato a non scalfire la ferma decisione di impedirgli di aggiungere un terzo mandato, alla presidenza di Palazzo Santa Lucia, ai due previsti dalla legge elettorale regionale. Si deve rassegnare, insomma, a uscire di scena e le sue invettive lasciano il tempo che trovano, se ne faccia una ragione.

Difficile che l’arcigno presidente demordi, è convinto di potersi giocare la partita fino alla fine sostenuto da una fitta rete di relazioni e di consenso che gli hanno consentito di stravincere l’ultima volta la corsa alla rielezione. L’uomo è imprevedibile, sicuro non abbandonerà il campo senza alcuna contropartita, in caso contrario scatenerà tutta la sua potenza di fuoco. Schlein è avvertita, avrà voglia sfidarlo all’ultimo ‘sangue’?

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