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Meloni si affida agli uomini di Draghi che vuole al Quirinale: l’ok di Mattarella

Figliuolo commissario alla ricostruzione della Romagna, Panetta a BankItalia, Cingolani ad di Leonardo. La premier vuole durare e apparecchia il tavolo per portare “Super Mario” al Colle più alto

di Peppe Papa

Da Draghi a Draghi per Meloni non ci sono alternative dopo essersi trovata inaspettatamente a Palazzo Chigi. Non se lo aspettava, o almeno non così precocemente, e ci è arrivata impreparata con un personale politico imbelle, alleati ostili e una montagna di problemi da risolvere al governo di uno dei Paesi del G7, perdipiù in una fase storica epocale del nuovo secolo.

Troppo per lei, si è resa conto che l’unico modo per cercare di non essere travolta dalle responsabilità di un fallimento era quella di ricorrere ai consigli di chi l’aveva preceduta. Con Mario Draghi, fin dall’inizio, i contatti sono stati frequenti, l’ex premier è stato prodigo di suggerimenti a partire dall’economia fino all’aplomb da tenere a livello internazionale.

E finora la presidente del Consiglio, tranne quando si è concessa qualche digressione utile a rinfrescare il suo piglio di capopopolo underdog, si è attenuta alle raccomandazioni. La legge di Bilancio perfettamente allineata alle indicazioni del governo precedente, sostegno senza condizioni all’Ucraina e convinto atlantismo, rapporti concilianti con Bruxelles.

Tutto bene dunque, anche grazie a un’opposizione praticamente inesistente, pur se in fondo non è che ci siano stati risultati esaltanti per quanto riguarda il resto dell’azione di governo. Il quotidiano incombe e, tranne qualche richiamo all’stinto animale dei vecchi camerati, non si sa che fare.

Tipo quando ti capita un’alluvione devastante in una delle regioni chiave dell’economia nazionale, l’Emilia Romagna, e devi nominare un commissario alla ricostruzione che, prassi vuole, sia il presidente stesso della Regione in questione, ma che il tuo alleato più indisciplinato non vuole. Chiami Draghi. Nel senso che fai quello che avrebbe fatto lui.

Così la nomina è andata al generale degli alpini, Francesco Paolo Figliuolo eroe del piano vaccinale di massa contro il Covid, all’epoca nel mirino degli ammiccamenti no-vax della stessa Meloni, cui è affidato il compito di tirare fuori il governo dai pasticci e dare una prospettiva si rinascita al territorio colpito dal devastante fenomeno naturale.

Avrà carta bianca, ci mancherebbe, e nessuno ha avuto più nulla da ridire, tutti d’accordo, anche se alcuni di loro come il leader leghista Matteo Salvini e il governatore emiliano-romagnolo, Stefano Bonaccini, hanno dovuto masticare amaro. Uno come Figliuolo è impossibile da mettere in discussione, serve adesso però, e non è un dettaglio, trovare i soldi per metterlo in condizioni di operare. Ma questo è un altro discorso.

Nel frattempo c’era pure da risolvere la questione della successione al governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco a fine mandato e anche in questo caso la premier si è ispirata all’ex capo della Bce dando via libera all’avvento di Fabio Panetta, un suo uomo proposto già come ministro delle Finanze e attualmente nel board della banca di Francoforte. Inutile dire: tutti d’accordo.

La competenza, insomma, paga specie se lo sponsor è speciale come nel caso di “Super Mario”, il quale ha piazzato nel cerchio dei meloniani che contano anche Roberto Cingolani, il fisico scelto al tempo del suo governo come ministro alla Transizione ecologica, finito dopo alcuni passaggi di avvicinamento, alla guida di Leonardo una delle principali aziende strategiche del Paese.

Una nomina in linea con le altre fatte in quelle società della stessa importanza, all’insegna della continuità senza troppi stravolgimenti, salvo qualche piccola cambiale da pagare ai soci di maggioranza. Serve ora solo l’ultimo atto per completare il disegno che potrebbe aiutare Meloni a restare al comando per tutti i cinque anni che si è prefissa, dotandosi dell’ombrello istituzionale più importante.

Fare in modo che a Draghi venga assegnata la carica più alta della Repubblica, quella che i giochi di palazzo gli hanno precluso l’ultima volta, il Quirinale con il favore di Sergio Mattarella che volentieri cederebbe il posto al suo ‘pupillo’. Probabilmente se ne riparlerà dopo le elezioni europee del prossimo anno e sarà difficile che nuovamente qualcuno abbia qualcosa da ridire mettendosi di traverso.

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