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Rosato dice “no” a Renzi: in un tweet l’insofferenza dei colonnelli di Iv

Prima Marattin e Bonetti contro la nomina di Raffaella Paita a coordinatore nazionale del partito, poi il rifiuto del ‘vice’ del leader di entrare a far parte della cabina di regia per il congresso. E Calenda si frega le mani

di Peppe Papa

A Matteo si può dire anche di “no”, ci mancherebbe, ma diventa un caso se a farlo è Ettore Rosato uno dei suoi fedelissimi, in maniera netta e pubblica, con un tweet. Non era mai successo, anche se qualche avvisaglia di un certo clima di insofferenza, verso una conduzione troppo leaderistica del partito da parte di Renzi, era già emersa non più di un mese fa, in occasione dell’assemblea nazionale.

In quella occasione Luigi Marattin e Elena Bonetti, due pezzi da novanta di Italia Viva, contestarono la designazione di Raffaella Paita a coordinatore nazionale, decisa dal Capo, senza alcuna discussione, alzando un polverone e promettendo battaglia. Poi, via via la polemica è sfumata finendo nel dimenticatoio, se ne riparlerà al congresso in autunno, forse.

Il diniego di Rosato, l’altro ‘dissidente’ di peso, è destinato invece a fare rumore come un vero atto di insubordinazione. Ha rifiutato l’incarico di partito di entrare a far parte dei componenti della cabina di regia e del comitato per le regole della kermesse di settembre, impostogli dall’ex premier, prima esponendone i motivi faccia a faccia, poi in maniera plateale data l’insistenza di questi a volerlo dove era stato comandato.

Caro Matteo, ho appreso da una mail di essere membro del comitato delle regole del congresso – ha scritto nel suo post su twitter prendendo le distanze – Ti avevo detto, anche personalmente che non ero disponibile. Mi sembra inutile riepilogare qui i motivi. Poco male – ha proseguito – non ci siamo capiti, dopo tanti anni può succedere. Un abbraccio e buon lavoro a tutti gli amici, io sono qui a dar una mano come ho sempre fatto”.

Lapidario, non ha aggiunto altro e, soprattutto, non ha risposto ai commenti, in qualche caso non proprio benevoli, arrivati in calce al suo tweet. Una scelta evidentemente diretta a non alimentare polemiche, ma pur sempre determinata nel rivendicare una presa di posizione precisa in contrasto con quella del leader.

Cosa questo significhi è tutto da decifrare, non si sa cosa si sono detti i due in privato e se ci sono motivazioni politiche alla base dello strappo di Rosato, fatto sta che è un ulteriore segnale per il boss di Iv che qualcosa non funziona più nel rapporto con i suoi colonnelli. Gente, è vero, che a lui deve molto, ma che ora probabilmente si sente tarpare le ali e non è più disposta a sottostare ai diktat.

In special modo se, nell’aria del cosiddetto fronte liberal italiano, continua a tenere banco la querelle tra Iv e Azione che se ne contendono la leadership. Carlo Calenda, il capo azionista, pur se mosso da uguale e opposta narcisistica visione del comando a quella di Renzi, sta dimostrando di avere una maggiore propensione a concedere spazio alle aspirazioni dei suoi dirigenti più in vista.

Una tentazione per chi tra i renziani si sente mortificato nel ruolo di comparsa e vorrebbe provare a incidere, avere voce in capitolo anche se solo a titolo di immagine. Le elezioni europee della prossima primavera, dove si voterà con il proporzionale puro, sono un’occasione unica per far pesare il proprio piccolo, o grande ‘pacchetto’ di consensi.

Non è escluso, dunque, che qualcuno possa pensare di accasarsi alla corte dell’ex ministro pariolino all’Industria 4.0. E sarebbe clamoroso se a passare con lui fossero nomi di assoluto valore politico e mediatico. Forse è giunto il momento per Renzi, certamente il migliore di tutti, di smetterla di percepirsi ‘immortale’.

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